Viterbo CRONACA Il linguaggio può lasciare perplessi e all’oscuro lettori non dotati di preparazione filosofica specialistica

Gentile Direttore, ho letto proprio poco fa (ore 18 di domenica 15 marzo) l’articolo “Presentazione del libro “Filosofare nel frammento” di Aurelio Rizzacasa” e mi sono reso conto con rammarico di non essere più in tempo per partecipare a quella presentazione.
Poiché sono una persona curiosa (in senso buono) e mi interesso di tutto, vorrei saperne di più e quindi La prego di invitare il professor Rizzacasa e i signori Katia Maurelli e Luciano Dottarelli a pubblicare su questo giornale un estratto delle relazioni e della probabile discussione che ne seguirà.
Mi auguro però anche che i citati signori usino un linguaggio accessibile a tutti, non il linguaggio da iniziati utilizzato nell’articolo.
Quel linguaggio può soddisfare la loro erudizione, ma lasciare perplessi e all’oscuro lettori tutt’altro che ignoranti, ma non dotati della loro preparazione filosofica specialistica.
Altrimenti viene il dubbio che nel libro e nella presentazione si intenda coinvolgere solo un ristretto numero di iniziati. Se è così, mi chiedo, perché mandare a lei la comunicazione?
E, Le chiedo, perché Lei l’ha pubblicata?
Mi permetto di riportare uno stralcio dell’articolo di cui si tratta:
Domenica 15 marzo alle ore 17,30 alla libr’osteria “Le Sorgenti” di Bolsena, nell’ambito della rassegna “Domenica, libri”organizzata in collaborazione con il Club UNESCO Viterbo Tuscia sarà presentato il libro di Aurelio Rizzacasa, “Filosofare nel frammento”, pubblicato da Aracne Editrice.
Nel libro – come recita la presentazione editoriale - «si compie il tentativo di delineare alcune possibilità metodologiche orientate alla valorizzazione del post–metafisico, inteso come la conquista dell’uomo delle sue possibilità di filosofare approfondendo il momento interrogativo del pensiero ed evitando il dogmatismo degli assoluti terrestri»...
«La filosofia contemporanea privilegia il linguaggio tanto nelle analisi formali quanto nella puntualizzazione contenutistica dei problemi. Le filosofie analitiche, da un lato, e l’ermeneutica, dall’altro, affrontano i vari temi che dall’intersoggettività alla comunicazione puntualizzano le istanze dell’esistenza, in modo tale da dare spazio alla semantica del dicibile e del non dicibile in tutte le varie angolazioni prospettiche.
Ne deriva nell’orizzonte del post–moderno una filosofia a partire dal frammento che a volte implica la caduta nel nichilismo e nel relativismo scettico del pensiero debole, ma spesso, in un’ermeneutica positiva del post–metafisico, individua un filosofare nel frammento in cui emerge la presa di coscienza dell’esistenzialità di ogni questione filosofica, nella quale si rapporta il singolo a una visione prospettica di ogni domanda, per cui la finitezza finisce per rappresentare l’ineludibile apertura al mondo di ogni essere umano».
Nel caso che quei signori non soddisfino la mia richiesta, mi permetto, signor Direttore, di proporre ai lettori un ‘quiz’ (mi pare che i quiz siano di moda):
“Esporre in un massimo di cinquanta parole il significato del testo riportato sopra, in modo chiaro e comprensibile, così da soddisfare la legittima curiosità di qualcuno che potrebbe chiedere: “Ma che Kazzenger significa?”
Agostino G. Pasquali
Gentile Agostino G. Pasquali,
in realtà sono talmente rimasto intrigato tra le parole di quell'articolo, che non ne sono uscito fuori e l'ho pubblicato, così com'è, da semplice lettore della strada, non avendo studiato filosofia.
Ma mi viene in soccorso Wikipedia e leggo:
«Chi pensa sia necessario filosofare deve filosofare e chi pensa non si debba filosofare deve filosofare per dimostrare che non si deve filosofare; dunque si deve filosofare in ogni caso o andarsene di qui, dando l'addio alla vita, poiché tutte le altre cose sembrano essere solo chiacchiere e vaniloqui. » (Aristotele, Protreptico o Esortazione alla filosofia)
Un pensiero chiaro, ma quello che stupisce è che la filosofia è un campo di studi che si pone domande sul mondo, sull'uomo, indaga sull'essere dell'esistenza umana, arriva ai limiti della conoscenza, ma che in realtà perde, a mio giudizio, la praticità, il contatto puro e semplice con l'altro essere umano che gli sta dinanzi e che deve intendere ciò che il filosofo vuole esprimere.
Il vero filosofo è quello che quando parla fa capire a tutti i suoi pensieri, i suoi studi, le sue considerazioni.
Quindi parole che si intrecciano, che giocano l'una con l'altra ad acchiapparella, non aiutano nessuno, ed infine, mi consolo, credevo di essere solo io a non averci capito, ma vedo, per mio sollievo, che almeno siamo in due.
Mauro Galeotti
