Viterbo CRONACA Cui prodest? A chi giova? O gioverebbe, mettere in piedi una crisi politica?

Maurizio Lupi
L’ennesimo scandalo all’italiana ha dato la stura per un processo politico.
Ed il sospetto è forte, se è vero come è vero, che giorni or sono un quotidiano di rilevanza nazionale si chiedeva se all’attuale Ministro per le Infrastrutture Lupi non fosse stato ad arte confezionato un abitino da parte della Magistratura.
E’ assai grave del resto che un esponente dell’Associazione Nazionale Magistrati faccia delle dichiarazioni pubbliche sul modello soviet della Giustizia, rimproverando il Governo Renzi di prendere a schiaffi i magistrati e di accarezzare i corrotti, soltanto perché – e giustamente aggiungo io - il Governo ha pensato di rendere responsabili i giudici per atti del proprio ufficio compiuti in violazione della legge.
Ma tant’è. Ecco che il soliti Movimenti populisti, pentastellati in prima fila ed i loro degni fratelli d’Italia, leggi Sel, hanno già presentato la loro mozione di sfiducia al Ministro Lupi con l’intento ovvio ed evidente di sfiduciare il Governo Renzi e di andare ad elezioni politiche anticipate o quanto meno provocare un rimpasto di Governo
Cui prodest? A chi giova? O gioverebbe, mettere in piedi una crisi politica? A nessuno. Ma la voglia di dimostrarsi forcaioli nati e senza cervello, prevale sempre su tutto e su tutti, e soprattutto sulle ragioni di una politica più serena e più ragionata. Che è poi (o dovrebbe essere, il condizionale è d’obbligo) l’immagine di una politica autentica, distante anni luce da quella luciferina, machiavellica, dominante oggi nelle file di alcuni sedicenti partiti o partitini nazionali, ovvero l’immagine di una politica come arte del dominio.
Ed il sospetto è forte, come ricordavo in apertura. Di quali reati penalmente rilevanti è accusato, almeno fino ad oggi, il Ministro Lupi? Nessuno. E allora sorge spontanea una domanda: perché la magistratura inquirente ha permesso, fatto tipicamente tutto italiano, che alcuni giornali pubblicassero intercettazioni o notizie senza alcun valore penalmente o politicamente o socialmente rilevanti riguardanti il Ministro Lupi? Ecco l’abitino confezionato!
Tu governo hai dato uno schiaffo alla Magistratura e la Magistratura da uno schiaffo a Renzi. E mentre loro si divertono a prendersi a schiaffi o si scambiano segnali che dire inquietanti è poca cosa, questa italietta, come direbbe Bettino Craxi, diventa sempre più confusa e caotica.
Confusa e caotica, soprattutto perché c’è molta confusione di ruoli tra poteri dello Stato. O meglio: a me pare, che il potere (ma, meglio e più corretto sarebbe definirlo Ordine) giudiziario, voglia e continui a voler tenere in mano, dopo Tangentopoli, le redini del Paese, influenzandone o dirigendone le sorti politiche e di governo. Il duello verbale a distanza fra Renzi ed il rappresentante dell’Associazione Nazionale Magistrati e la stessa vicenda Lupi ne sono, a mio giudizio, un chiaro segnale. Grave ed inquietante, aggiungo io!
E probatio probata di quanto sopra pensato e scritto, è stata la presenza in una trasmissione televisiva del collega Barbacetto, giornalista del Fatto quotidiano, organo ufficiale, assai vicino alle varie procure d’Italia, durante la quale, il giornalista in questione, secondo il loro noto eskimo di redazione, avrebbe già sentenziato le dimissioni del Ministro Lupi, perché non poteva non sapere (toh… chi si rivede, la nota definizione comunista e Roberspierrana!) che in casa sua, ovvero nel suo Ministero, ci fosse un ladro (Peraltro mi chiedo su quali basi di civiltà giuridica e deontologica, un Barbaceto qualsiasi possa permettersi di dare pubblicamente del ladro ad una persona, che sebbene ristretta in carcere, non abbia ancora subito processi nei tre gradi di giudizio previsti dalla legge).
Che poi certi… (mis)Fatti quotidiani usino due pesi e due misure, in barba all’art. 27 della Costituzione, è un fatto, questo, altrettanto risaputo. Ovvero, se un responsabile politico è di rosso dipinto, allora poteva non sapere, altrimenti si è subito condannati alla gogna mediatica, prima di ogni processo e di ogni sentenza definitiva.
Per me, rebus sic stantibus, il Ministro Lupi non dovrebbe assolutamente dimettersi, né il Presidente Renzi subire i ricatti di una parte della Magistratura. Unitamente ad un consiglio: faccia presto il Renzi con questa benedetta legge anticorruzione. Le parole ormai non bastano più. E venuto il momento dei fatti, il redde rationem. Prima se ne renderà conto, il Presidente del Consiglio e meglio sarà per tutti.
Giuseppe Bracchi
