Viterbo CRONACA L’attacco dell’Isis contro delle persone inermi con l’unica colpa di essere occidentali, costituisce un segnale inquietante e da non sottovalutare

 

Una gita di piacere, un viaggio d’istruzione, una visita culturale ad un museo, nello specifico il museo Bardo di Tunisi, si sono trasformati per centinaia di turisti in una giornata di orrore e di terrore.

L’attacco dell’Isis contro delle persone inermi con l’unica colpa di essere occidentali, costituisce un segnale inquietante e da non sottovalutare.

Innanzitutto l’obiettivo scelto dai terroristi, dopo il fallito attacco all’Istituzione parlamentare, fulcro e centro della sovranità del popolo tunisino: il Museo nazionale, luogo dove è racchiusa una secolare cultura ancora viva ed ancora a disposizione dell’ammirazione e degli sguardi di studiosi e di curiosi e di tutti coloro che fanno dell’antichità un ponte ideale col presente e col futuro, nel segno della civiltà, del dialogo e dello studio fra popoli e culture diverse.

Ci sono gruppi, associazioni e – diciamolo francamente anche Stati – che hanno fatto e fanno della religione la loro bandiera di guerra, di sottomissione e di conquista, costi quel che costi. Hanno nel loro DNA il sangue e la violenza come segno distintivo di distruzione e di catarsi della storia, che intendono trarre a loro vantaggio perché, come recitava uno motto assai noto agli occidentali, Dio è con loro.

Non commettiamo lo stesso errore commesso con la Germania nazista e con il suo Furher. Furono l’inerzia dell’Occidente e la complicità di insani dittatori come Stalin, attraverso il patto sancito tra Molotov e Ribbentropp, a spalancare le porte al secondo conflitto mondiale della storia, dopo che un primo conflitto aveva già sugellato tragedie e lutti.

Evitiamo il buonismo da talk show, non nascondiamo la testa sotto la sabbia come fa lo struzzo davanti al pericolo, non nascondiamoci dietro ad un dito bollando come atti isolati o insana follia, ciò che invece è lucida, consapevole e mirata strategia criminale e di conquista.

E poi il fuoco della armi aperto contro turisti inermi, la cui unica colpa è stata il loro essere occidentali, simbolo di quell’occidente cristiano, libero, laico, in cui fede e ragione hanno saputo e sanno ben amalgamarsi e convivere per un unico progetto di civiltà e di progresso, nonostante tutte le incertezze, le luci e le ombre dell’attuale crisi dei valori, che ci sollecitano, ci interrogano e ci interpellano.

Il Giubileo straordinario fortemente voluto da Papa Francesco è ancora di più un segno dei tempi.  E per tutta la cristianità e per l’Occidente, in particolare, l’occasione di rafforzare e cementare la propria identità cristiana, un percorso necessario, sebbene faticoso, per ricercare – come ci rammenta Piero Vassallo in una delle sue ultime fatiche: Ragione e Fede: dopo le mitologie intorno al progresso,  “una scala di valori in cui religione e morale, politica ed economia, scienza ed arte, siano presenti in un ordine equilibrato ed aderente alle necessità profonde e complesse dell’anima e della città”.

All’Italia e soprattutto a coloro che hanno responsabilità politiche, di governo e di sicurezza, il compito di non dimenticare il sacrificio dei nostri connazionali e di tutti coloro che hanno perso la vita o sono rimasti feriti nell’attentato di Tunisi.

Expo 2015 è alle porte, così come il Giubilo straordinario. Due banchi di prova difficili e che interpellano non solo l’Italia, ma anche la Comunità europea, in una sorta di sinergia intellettuale, morale e strategica, tante volte sbandierata quanto ancora assai poco realizzata ed attuata. Evitiamo che giornate di svago, di gioia e di preghiera si trasformino in giornate di lutti, di morte e di orrore.

Giuseppe Bracchi