Viterbo CRONACA Dopo la liberazione di Viterbo ad opera degli alleati, 9 giugno del 1944, uscì il primo numero de“Il Bulicame”

Mariano Buratti
Nella primavera del 1944 un gruppo di universitari costituiva il primo nucleo viterbese dell'Unione Studenti Italiani.
Accomunati dall'amore verso la libertà e il disprezzo per gli oppressori si organizzarono in una resistenza attiva e disciplinata.
Da queste menti fervide nacque il foglio clandestino”La Riscossa”.
Furono stampati solamente due numeri a causa dell'intensificarsi dei bombardamenti e dei successivi sviluppi della guerra.
Dopo la liberazione di Viterbo ad opera degli alleati, 9 giugno del 1944, uscì il primo numero de“Il Bulicame”. “Sorga vivo e palpitante dal cuore di quegli stessi, giovani, con le stesse esigenza di battaglia, a portare la sua parola franca, decisa, spregiudicata che non consce compromessi, né rimproveri.” così il direttore Corrado Buzzi concludeva il suo primo editoriale. Si scelse una cadenza quindicinale e per 2 lire potevi usufruire di ben quattro pagine di notizie, approfondimenti e pubblicità.
Nel primo numero, del 15 novembre 1944, venne pubblicato un documento inedito: Il testamento politico di Mariano Buratti. Per chi non lo sapesse ancora, Mariano Buratti oltre a dare il nome all' ex Liceo Classico Umberto I di Viterbo dove aveva insegnato, fu un partigiano, che dopo l'8 settembre, organizzò la Banda del Cimino o Banda Buratti. La Banda effettuò numerosi atti di sabotaggio contro i nazisti, tra cui il deragliamento di un treno. Inoltre, diede asilo a molti militari sbandati dopo l'armistizio. L'azione militare più fortunata fu l'abbattimento, a fucilate, di un aereo tedesco, un Fokker.
Mariano Buratti fu ucciso al Forte Bravetta, il 31 gennaio 1944 a Roma, dopo atroci torture insieme a otto patrioti oppositori del nazifascismo. Il testamento politico di quest'uomo appare sulla prima pagina del Bulicame come “un devoto e reverente omaggio alla memoria del martire”. Il suo pensiero è fortemente influenzato dal filosofo liberale Giudo De Ruggiero che osteggiava il fascismo e le sue forme di repressione. Buratti nel suo documento auspica la caduta della monarchia, complice di aver portato l'Italia alla distruzione, e l'istituzione di una repubblica italiana socail-democratica dove il popolo sovrano elegga direttamente il suo governo e, se ce ne sia il bisogno, sia in grado di rovesciarlo con mezzi rivoluzionari qualora venisse meno al proprio compito.
Il lavoro, nel pensiero del professore, è al centro dell'economia dello stato perché permette di soddisfare i bisogni dei cittadini. Il lavoro è un diritto e tutti hanno il dovere sociale del lavoro. I risparmi accumulati sono una potenza sociale e non devono essere usati come un mezzo di assicurazione alla vita senza bisogno di lavorare. Le condizioni dell'Italia non permettono di non lavorare, di non darsi da fare. Bisogna risolvere la crisi economica attraverso una soluzione rivoluzionaria del problema agrario.
Chi ha consegnato i suoi risparmi al fascismo non deve essere risarcito, non si devono addossare miliardi di debiti sulle spalle dei lavoratori. Le terre vanno ai contadini, così come le grandi proprietà immobiliari dello stato devono essere vendute per costituire la necessaria copertura alla circolazione di moneta cartacea. Buratti anelava l'abolizione dell'ordinamento giuridico di tutte le scuole private pareggiate e confessionali in modo da dare a tutti i cittadini l'accesso gratuito all'istruzione in modo che, una volta selezionati gli elementi più capaci, si arrivasse ad una classe intellettuale di lavoratori del pensiero.
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Lo Stato è creazione degli individui. Gli uomini con una mutua convenzione si sono dati un governo comune, che sia presidio della pace e del diritto comune. Lo stato quindi è creato per il bene dei cittadini. La personalità dell'individuo, il suo diritto ai frutti del proprio lavoro e perciò anche la proprietà individuale sono valori che essenzialmente non dipendono dallo stato ma che hanno un proprio titolo antecedente alla costituzione politica che lo stato deve limitarsi a riconoscere e difendere. La funzione dello stato è la tutela e la difesa dei diritti dei cittadini. La sovranità del popolo è giudice del governo, potendogli resistere e persino rovesciarlo con mezzi rivoluzionari qualora venisse meno al proprio compito.
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La monarchia ha mancato alla sua funzione precipua che era quella di custode e garante della costituzione. Essa si è dimostrata non solo una anacronistica istituzione incapace di difendere gli interessi del popolo e della nazione, ma ha tradito il paese giorno per giorno consegnandolo inerme ed indifeso all'arbitrio di uno spudorato gruppo di disonesti avventurieri, sfruttatori privi di ogni scrupolo che ancora oggi difendono i loro sporchi interessi e le loro vite indegne dietro la salvaguardia dell'autorità del governo regio. Il popolo provvederà periodicamente ad eleggere direttamente i propri rappresentanti ed il
capo dello stato, attuando così l'istituzione di una “repubblica italiana social-democratica”.
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Il lavoro è espressione di energie e di moto applicate alla elevazione dell'uomo attraverso la formazione di quanto occorre. Tutti hanno diritto al lavoro. I risparmi accumulati con il lavoro divengono una potenza sociale, ma parecchi di coloro che li posseggono hanno finito con il ritenerli non più come mezzo di esplicazione e di operosità diretta alla produzione ma come un mezzo di assicurazione alla vita senza bisogno di lavorare. Tutti invece hanno il dovere sociale del lavoro. Le attuali disastrose condizioni dell'economia italiana non sono suscettibili di restaurazione mediante il risparmio, ma è necessario risolvere radicalmente la crisi economica attraverso una soluzione rivoluzionaria del problema agrario, se non si vuole condannare alla miseria il popolo italiano per parecchie generazioni. Quindi
a)chi ha consegnato i suoi risparmi al fascismo ha collaborato alla rovina d'Italia, perciò nessun riconoscimento dei titoli del debito pubblico può essere consentito, ciò che costituirebbe un gravame ed una passività tremenda ai danni del popolo che lavora. Sarà sempre vantaggioso cominciare la ricostruzione da zero, piuttosto che addossare centinaia di miliardi di debiti.
b) Devoluzione provvisoria e temporanea delle grandi proprietà terriere dello Stato.
c) Indemaniazione delle grandi proprietà immobiliari che potranno costituire la copertura necessaria della circolazione cartacea che sarà emessa dalla Banca di Italia.
d) Successivo e razionale frazionamento delle proprietà terriere mediante la distribuzione di esse ai lavoratori in modo da creare tante piccole proprietà a conduzione diretta, arrivando così ad un regime economico che obblighi tutti i cittadini a lavorare e a produrre. Ciò oltre a ridurre notevolmente e forse ad eliminare la disoccupazione immancabile del dopo-guerra incrementerà la produzione tanto da permettere al popolo italiano di liberarsi al più presto delle gravi conseguenze economiche derivanti dalla sconfitta militare epilogo inevitabile e logico della guerra fascista. Quindi niente più capitalismo privato e conseguente parassitismo sul lavoro del popolo.
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Incremento della produzione artigiana.
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La produzione industriale sarà devoluta alla libera iniziativa delle nostre geniali maestranze.
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L'armamento deve essere ridotto al minimo indispensabile richiesto dalla nuova situazione
internazionale e dalle esigenze di ordine pubblico interno.
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Soppressione immediata di tutte le sterili organizzazioni e di tutti gli organismi burocratici che gravano sul bilancio pubblico e che non hanno altro scopo che quello di far rivivere migliaia di parassiti.
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Libertà di pensiero, di stampa di parola e di associazione.
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Riforma immediata e radicale della scuola restituendo a tutti gli istituti di istruzione la funzione di educare l'uomo ed il cittadino al senso di responsabilità e della dignità umana da cui scaturiscono la dignità e la responsabilità della nazione. Abolizione del riconoscimento giuridico di tutte le scuole private pareggiate e confessionali.
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Immediato allontanamento di tutti gli elementi immessi nella scuola del fascismo, o da questo elevati ai fasti direttivi e di tutte le persone che nella scuola hanno portato il loro spirito settario, che tanti cattivi semi hanno gettato nell'animo dei giovani, o che il loro passato comunque denunzi come incapaci di assolvere con serena onestà la loro delicata missione sociale.
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Libero accesso gratuito ad ogni ordine di scuola da parte di tutti i cittadini. La scuola stessa provvederà ad una severa selezione degli elementi più capaci e più adatti allo studio. Attraverso tale scelta rigorosa si avrà una classe intellettuale di lavoratori del pensiero da ogni categoria sociale veramente degna dei compiti direttivi ed organizzativi a cui sarà destinata.
Emanuela Dei
