Viterbo CRONACA L’Arcivescovo di Bologna, card. Carlo Caffarra, che non ha esitato a definire l’esibizione blasfema
di Giuseppe Bracchi

La notizia arriva dai colleghi del Giornale.
Tre uomini travestiti da Gesù mimano pratiche sessuali con una croce. E’ accaduto al Cassero, locale della Comunità omosessuale di Bologna.
Le gesta blasfeme sono state immortalate (sic!) in fotografie che da giorni fanno il giro dei social network, suscitando una marcata indignazione.
In primis quella dell’Arcivescovo di Bologna, card. Carlo Caffarra, che non ha esitato a definire l’esibizione blasfema “un insulto di inarrivata bassezza e di diabolica perfidia a Cristo in Croce. Non si era mai giunti ad un tale disprezzo della religione cristiana e di chi la professi, da irridere, tramite l’abominevole volgarità dell’immagine, perfino la morte di Gesù sulla croce”, osservando, poi, “il tempismo che vede in contemporanea il teatrino del Cassero profanare il dramma del Calvario e sulle sponde del Mediterraneo la demolizione delle croci, delle chiese e di ogni simbolo cristiano da parte dell’Isis”.
Peraltro, l’iniziativa blasfema dell’Arcigay è stata finanziata con i soldi pubblici del Comune di Bologna, fatto ancor più grave, suscitando reazioni indignate e polemiche anche sul versante politico.
I consiglieri comunali di Forza Italia, Facci e Lisei, unitamente ai consiglieri regionali Bignami e Castaldini hanno preannunciato iniziative legali presso la Procura della Repubblica, mentre il Procuratore aggiunto di Bologna, Giovannini, ha subito fatto sapere che se verranno presentate denunce, queste saranno valutate con la massima attenzione.
Ora mi chiedo e chiedo: era proprio necessario sollevare da parte dell’Arcigay di Bologna tanta indignazione? Non sarebbe stato meglio da parte loro spendere quei soldi pubblici, quindi anche dei cattolici, per dar vita a dibattiti, tavole rotonde o quant’altro, discutendo, dialogando e confrontandosi anche con chi non la pensa come loro?
Chi rivendica diritti, ha anche il dovere di farlo all’insegna della buona educazione, della civiltà e del buon gusto. Ma tant’è.
Chi non ha cattiva coscienza, possiede innata quella raffinata sensibilità culturale, aliena da ogni volgare mistificazione della realtà, che arrivi ad irridere qualunque simbolo religioso e men che mai la croce di Cristo.
Del resto gli stessi cristiani, nei periodi più bui della storia, hanno sempre dimostrato di saper attendere pazientemente, proprio all’ombra o fra le braccia spalancate di quella croce, consapevoli che in hoc signo vinces!!
Oppure è proprio questo significato di vittoria che racchiude la croce di Cristo a dar tanto fastidio all’Arcigay di Bologna o di altre parti d’Italia, tanto da arrivare ad identificarlo come uno simbolo di chiusura o di oppressione?
Oppressivo di chi e di cosa?
Peccato! Ancora una volta è stata persa una buona occasione, soprattutto da parte di chi, sulla sponda sinistra, crede di saperla sempre più lunga in fatto di cultura. Se proprio non potevano farne a meno, quei soldi avrebbero potuto utilizzarli per asili nido, sanità, immigrazione, invece di dar sfoggio a manifestazioni di inaudita bassezza umana e culturale.
Ma credo che avesse ragione Pier Paolo Pasolini, quando nelle Lettere Corsare, definiva i dimostranti di Villa Giulia, vigliacchi e figli di papà, mentre si divertivano a lanciare pietre contro giovani in divisa, proletari e figli di proletari.
Giuseppe Bracchi
