Viterbo PENSIERI IN LIBERTA Nel mio caso specifico, a dire il vero, ho sempre avuto una spiccata preferenza a passare ogni momento libero con i miei cari
di Barbara Pasqualini

Miei carissimi lettori, siamo già arrivati a celebrare una delle feste religiose più solenni dell’anno: la Pasqua.
Tantissime volte, in quest’occasione, ho sentito ripetere il motto: “Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi”.
Sembra che in questo proverbio siano racchiuse le due festività religiose più importanti e anche la filosofia con cui gli italiani le vivono.
Il Natale va trascorso rigorosamente in famiglia, la Pasqua, al contrario, cade sempre all’inizio della primavera e invoglia a uscire e a viaggiare.
Nel mio caso specifico, a dire il vero, ho sempre avuto una spiccata preferenza a passare ogni momento libero con i miei cari… rispettando, in realtà, la massima di cui sopra, perché la mia famiglia è, per me… “…chi vuoi”!
Da buona curiosona, comunque, (ormai mi conoscete), ho interrogato i miei potenti mezzi internettiani per allargare il bagaglio di conoscenze concernenti questa ricorrenza e alle sue tradizioni…
Qualche fonte “preziosa” è reperibile ai link seguenti:
http://guide.supereva.it/angeli/interventi/2005/03/203564.shtml
http://it.wikipedia.org/wiki/Pasqua
Ma perché “Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi”?
Probabilmente una delle motivazioni è che la Pasqua si configura come la principale festività del cristianesimo.Essa celebra, secondo tutte le confessioni cristiane, la risurrezione di Gesù, che avvenne nel terzo giorno dalla sua morte in croce, come riportato dalle Scritture.
In quanto festa religiosa cristiana celebrante la Resurrezione di Cristo, la Pasqua è, quindi, un inno alla vita e alla sconfitta della morte. È preceduta, secondo il calendario liturgico, da un periodo di digiuno e di penitenza (la Quaresima) ed è perciò festeggiata con ogni abbondanza.
La data della Pasqua, variabile di anno in anno secondo i cicli lunari, determina anche la cadenza delle altre celebrazioni e tempi liturgici, come la Quaresima e la Pentecoste.
E ora una piccola confessione: mi è sempre risultato difficile capire come calcolare tale data!
A questo indirizzo (http://it.wikipedia.org/wiki/Calcolo_della_Pasqua) ho soddisfatto le mie curiosità.
La Pasqua è definita una festività mobile: la sua data varia di anno in anno perché, come menzionavo poc’anzi, è correlata con il ciclo lunare. 
La Pasqua ebraica e la Pasqua cristiana seguono regole di calcolo differenti e quindi non cadono sempre nello stesso periodo. All'interno del cristianesimo poi vi sono due norme differenti a seconda che si usi il calendario gregoriano (cattolici e protestanti) [il calendario ufficiale nella maggior parte del mondo. Prende il nome da Papa Gregorio XIII, che lo introdusse nel 1582 con la bolla papale Inter gravissimas promulgata a Villa Mondragone (presso Monte Porzio Catone, Roma).
È una modifica del calendario giuliano, precedentemente in vigore, in accordo con la proposta di Luigi Lilio (1510 –1574), un medico, astronomo e matematico italiano, nonché ideatore della riforma del calendario gregoriano] o quello giuliano (ortodossi) [un calendario solare, cioè basato sul ciclo delle stagioni, elaborato dall'astronomo greco Sosigene di Alessandria (I secolo a.C.) e promulgato da Giulio Cesare (da cui prende il nome), nella sua qualità di pontefice massimo, nell'anno 46 a.C.].
Queste due regole in alcuni anni danno la stessa data (e quindi tutti i cristiani festeggiano la Pasqua nello stesso giorno), in altri anni date differenti.
Nello specifico, la festa della Pasqua cristiana è mobile, poiché cade la domenica successiva al primo plenilunio dopo l'equinozio di primavera (quest'ultimo per la Chiesa cade sempre convenzionalmente il 21 marzo, sebbene l'equinozio astronomico oscilli tra il 20 e il 21). Questo sistema venne fissato definitivamente nel IV secolo dal Concilio di Nicea I(tenutosi nel 325, è stato il primo concilio ecumenicodel mondo cristiano).
Nei secoli precedenti potevano esistere diversi usi locali sulla data da seguire, tutti comunque legati al calcolo della Pasqua ebraica. In particolare alcune chiese dell'Asia seguivano la tradizione di celebrare la Pasqua nello stesso giorno degli ebrei, senza tenere conto della domenica, e furono pertanto detti quartodecimani. Ciò diede luogo a una disputa, detta Pasqua quartodecimana, fra la chiesa di Roma e le chiese asiatiche.
Dionigi il Piccolo (un dotto monaco originario della Scizia, che visse a Roma tra la fine del V e l'inizio del VI secolo) ha calcolato che la data della Pasqua è sempre compresa tra il 22 marzo e il 25 aprile. Infatti, se proprio il 21 marzo è giorno di luna piena e cade di sabato, sarà Pasqua il giorno dopo (22 marzo); se invece è domenica il 21, il giorno di Pasqua sarà la domenica successiva (28 marzo). D'altro canto, se il plenilunio cade il 20 marzo, il successivo si verificherà il 18 aprile, e se questo giorno è una domenica occorrerà aspettare la domenica successiva, cioè il 25 aprile. È Pasqua bassa dal 22 marzo al 2 aprile, media dal 3 al 13 aprile, alta dal 14 al 25 aprile.
La tradizione della Chiesa cattolica vuole che la data della Pasqua sia annunciata ai fedeli dal sacerdote celebrante durante i riti della festività dell'Epifania (6 gennaio).
Nella festa pasquale si sovrappongono e s’intrecciano tradizioni ebraiche (la Pasqua ebraica ricorda, infatti, la liberazione del popolo d’Israele dalla schiavitù d’Egitto) e antichi riti pagani, fra cui la celebrazione dell’arrivo della primavera e della prima luna piena dopo l’equinozio di primavera, il ritorno alla vita, in tutte le sue manifestazioni: la natura si riveste di verde e di fiori, gli animali vivono la stagione degli amori e anche noi sentiamo una nuova voglia di ricominciare, di stare all’aria aperta (le giornate si allungano e il sole comincia a scaldare), di spogliarci delle ansie e delle paure invernali.
La Pasqua cristiana presenta importanti legami ma anche significative differenze con la Pasqua ebraica.
La Pasqua ebraica, chiamata Pesach(pasa’, in aramaico), celebra la liberazione degli Ebrei dall'Egitto grazie a Mosè e riunisce due riti: l'immolazione dell'agnello e il pane azzimo.
La parola ebraica Pesach significa “passare oltre”, “tralasciare”, e deriva dal racconto della decima piaga, nella quale il Signore vide il sangue dell'agnello sulle porte delle case di Israele e “passò oltre”, colpendo solo i primogeniti maschi degli egiziani, compreso il figlio del faraone (Esodo, 12,21-34). La Pesach indica quindi la liberazione di Israele dalla schiavitù sotto gli egiziani e l'inizio di una nuova libertà con Dio verso la terra promessa. Gli ebrei che vivono entro i confini dell'antica Palestina celebrano la Pasqua in sette giorni. Durante la festa un ebreo ortodosso deve astenersi dal consumare pane lievitato e sostituirlo con il pane azzimo, come quello che consumò il popolo ebraico durante la fuga dall'Egitto; per questo motivo la Pasqua ebraica è detta anche ‘festa degli azzimi’. La tradizione ebraica ortodossa prescrive inoltre che, durante la Pasqua, i pasti siano preparati e serviti usando stoviglie riservate strettamente a questa ricorrenza.

Con il cristianesimo la Pasqua ha acquisito un nuovo significato, indicando il passaggio da morte a vita per Gesù Cristo e il passaggio a vita nuova per i cristiani, liberati dal peccato con il sacrificio sulla croce e chiamati a risorgere con Gesù. La Pasqua cristiana è quindi la chiave interpretativa della nuova alleanza, concentrando in sé il significato del mistero messianico di Gesù e collegandolo alla Pesach dell'Esodo.
Perciò, la Pasqua cristiana è detta Pasqua di risurrezione, mentre quella ebraica è Pasqua di liberazione dalla schiavitù d'Egitto. Quest'ultimo significato si ricava leggendo uno dei più importanti pensatori ebraici: Filone d'Alessandria (20 a.C. – 45 d.C., filosofo ellenistico di cultura ebraica) scrive che la Pasqua è il ricordo e il ringraziamento a Dio per il passaggio del Mar Rosso, ma che ha anche il significato allegorico di purificazione dell'anima. La Pasqua ebraica può essere intesa anche come attesa per il Messia, come ad esempio attesta il Targum Exodi, che descrive la notte di Pasqua come il ricordo delle quattro notti iscritte nel libro delle memorie: la creazione, il sacrificio di Isacco, il Passaggio del Mar Rosso e infine la venuta del Messia e la fine del mondo.
La Pasqua celebra l'instaurazione della Nuova alleanza e l'avvento del Regno di Dio.
Dal punto di vista teologico, la Pasqua odierna (dal greco antico patein, παθείν, pàthos) racchiude quindi in sé tutto il mistero cristiano: con la passione, Cristo si è immolato per l'uomo, liberandolo dal peccato originale e riscattando la sua natura ormai corrotta, permettendogli quindi di passare dai vizi alla virtù; con la risurrezione ha vinto sul mondo e sulla morte, mostrando all'uomo il proprio destino, cioè la risurrezione nel giorno finale, ma anche il risveglio alla vera vita. La Pasqua si completa con l'attesa della Parusia, la seconda venuta, che porterà a compimento le Scritture.
I cristiani hanno trasferito i significati della Pasqua ebraica nella nuova Pasqua cristiana, seppur con indicativi cambiamenti, che le hanno dato un volto nuovo. Le sacre scritture hanno infatti un ruolo centrale negli eventi pasquali: Gesù, secondo quanto è stato tramandato nei Vangeli, è morto in croce nei giorni in cui ricorreva la festa ebraica; inoltre, questo evento venne visto dai primi cristiani come la realizzazione di quanto era stato profetizzato sul Messia. Questo concetto viene ribadito più volte sia nella narrazione della Passione, nella quale i quattro evangelisti fanno continui riferimenti all'Antico Testamento, sia negli altri libri del Nuovo Testamento, come nella prima lettera ai Corinzi, dove Paolo scrive: « Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è resuscitato il terzo giorno secondo le Scritture.» (Prima lettera ai Corinzi, 15,3-4)
L'accento si pone dunque sull'adempimento delle sacre scritture, per cui i giudeo-cristiani, pur continuando a festeggiare la Pasqua ebraica, dovettero immediatamente spogliarla del significato di attesa messianica, per poi superare anche il ricordo dell'Esodo, per rivestirla di nuovo significato, cioè la seconda venuta di Cristo e il ricordo della Passione e risurrezione.
Il passaggio sembra essere chiaramente avvertito già da Paolo, quando, nella prima lettera ai Corinzi, scrive: «Togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova, poiché siete azzimi. E, infatti, Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato! Celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio, ma con azzimi di sincerità e verità » (Prima lettera ai Corinzi, 5,7-8)
Alla Pasqua settimanale, la domenica, si aggiunse quindi anche la Pasqua annuale, il giorno più importante dell'anno, celebrato dai discepoli con la consapevolezza sempre più forte di aver istituito una festa nuova con nuovi significati: è un evento straordinario, dove il bene trionfa sul male grazie a Gesù che, morto crocifisso, risorge infine dai morti.
Spero mi perdonerete se mi soffermo a riportare questi aspetti peculiari inerenti al parallelismo tra Pasqua ebraica e cristiana ma… mi hanno affascinato e fatto rispolverare conoscenze acquisite in età scolastica e ormai, ahimè, perdute…!
Il significato della Pasqua arrivò molto lentamente a riempirsi dell'intero mistero cristiano, ma sin dall'inizio ebbe più accezioni. Tale pluralità inizia già nei Vangeli, anzi, «la diversificazione più originaria della Pasqua nasce proprio qui: nel grado e nel modo diversi con cui essi “pasqualizzano” la vicenda di Gesù, presentandola come antica Pasqua». Infatti, i tre sinottici pasqualizzano l'eucarestia, cioè vedono nella cena il momento in cui la Pasqua di Cristo sostituisce la Pasqua dei Giudei e il ricordo della morte del Figlio sostituisce il ricordo del Passaggio, evidenziando l'immolazione mistica del cenacolo.
Giovanni invece pasqualizza tutta la vita di Gesù, trovando continue corrispondenze tra questa e l'esodo del popolo d'Israele, ma alla fine pone l'accento sulla Passione, cioè sull'immolazione reale dell'Agnello di Dio che muore in croce e torna al Padre. Nel Nuovo Testamento non troviamo però l'identità fra il mysterium paschale e il mysterium Christi, nonostante questo sia inscindibile dalla Passione. La Pasqua antica non comprendeva tutto il mistero cristiano, ma abbracciava solo i punti fondamentali: «Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è resuscitato il terzo giorno secondo le Scritture».
Nel primo periodo, fino almeno agli inizi del III secolo, la Pasqua è prevalentemente cristologia e ha un unico protagonista: non l'uomo e neppure il Dio dell'Antico Testamento, ma il Cristo Salvatore. La Pasqua assume quindi un doppio significato commemorativo ed escatologico, ricordando tutto il mistero di Cristo, che culmina nell'evento salvifico della croce e ridesta l'attesa.
La Pasqua di risurrezione cristiana è anche l’evento centrale della narrazione dei Vangeli e degli altri testi del Nuovo Testamento: il terzo giorno dopo la sua morte in croce Gesù risorge lasciando il sepolcro vuoto e apparendo inizialmente ad alcune discepole, per poi presentarsi anche agli apostoli e ad altri discepoli.
Tutti gli evangelisti raccontano l'episodio del sepolcro vuoto. Riporto i passi precisi, così come li ho trovati indicati nelle mie fonti, perché l’ho trovato un assai interessante arricchimento di conoscenze personali:
Giovanni, 20:1: Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand'era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro.
Matteo, 28:1: Passato il sabato, all'alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l'altra Maria andarono a visitare il sepolcro.
Marco, 16:1: Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a imbalsamare Gesù.
Luca, 24:10: Erano Maria di Màgdala, Giovanna e Maria di Giacomo. Anche le altre che erano insieme lo raccontarono agli apostoli.
Le quattro versioni concordano sulla presenza di Maria di Magdala e forniscono informazioni diverse sulle altre donne che erano con lei. Gli evangelisti descrivono quindi la presenza di una o due figure angeliche:
Luca, 24:4: Mentre erano ancora incerte, ecco due uomini apparire vicino a loro in vesti sfolgoranti.
Matteo, 28:2: Ed ecco che vi fu un gran terremoto: un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa.
Giovanni, 20:11,12: Maria invece stava all'esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l'uno dalla parte del capo e l'altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù.
Marco, 16:5: Entrando nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d'una veste bianca, ed ebbero paura.

La narrazione dei vangeli prosegue quindi con la descrizione degli incontri dei discepoli con Gesù risorto nei quaranta giorni successivi alla risurrezione per poi culminare con l'ascensione al cielo in attesa della Seconda venuta.
La Pasqua è preceduta da un periodo preparatorio di astinenza e digiuno della durata all'incirca di quaranta giorni, chiamato generalmente Quaresima, che nel rito romano ha inizio il Mercoledì delle Ceneri. Nella forma ordinaria del rito romano, l'ultima settimana del tempo di quaresima è detta Settimana santa, periodo ricco di celebrazioni e dedicato al silenzio e alla contemplazione. Comincia con la Domenica delle Palme, che ricorda l'ingresso di Gesù in Gerusalemme, dove fu accolto trionfalmente dalla folla che agitava in segno di saluto delle foglie di palma. Per questo motivo nelle chiese cattoliche, durante questa domenica, vengono distribuiti ai fedeli dei rametti di olivo benedetto (segno della passione di Cristo).
Nella forma ordinaria del rito romano, gli ultimi giorni della Settimana santa segnano la fine del tempo di Quaresima e la parte iniziale e centrale del Triduo Pasquale.
Durante il Giovedì Santo, di mattina, nella cattedrale si celebra la messa crismale, durante la quale il Vescovo consacra gli oli santi (crisma, olio dei catecumeni e olio degli infermi), i quali serviranno durante tutto il corso dell'anno rispettivamente per celebrare le cresime e i battesimi, ordinare i sacerdoti e celebrare il sacramento dell'unzione degli infermi. L'Ora Nona del Giovedì Santo è l'ultima celebrazione liturgica del tempo di Quaresima che si conclude prima dell'inizio della Messa Vespertina in Coena Domini. I paramenti seguono le regole dei colori liturgici.

In Italia il rito pasquale vero e proprio inizia il Venerdì Santo (il venerdì prima di Pasqua, che cade sempre di domenica), giorno in cui si ricorda l’Ultima Cena e la morte sulla croce di Gesù Cristo. In questa occasione, si può assistere a delle processioni per le strade delle città che rappresentano, attraverso 14 stazioni o fermate, la Via Crucis (= la via della croce), cioè il percorso di Cristo lungo il colle del Calvario. Dopo il Sabato Santo, giorno di attesa, la gioia pasquale esplode la Domenica di Pasqua, quando si celebra la Resurrezione. La festa continua anche il Lunedì dell’Angelo, la cosiddetta Pasquetta: in quest’occasione è tradizione fare una piccola gita in campagna, magari con un bel picnic.

Come è successo per il Natale, anche per Pasqua la golosità e il consumismo hanno preso il sopravvento sulle motivazioni più profondamente religiose, e allora diamo uno sguardo alle tradizioni gastronomiche della nostra penisola.
La festa della Pasqua nasce, dal punto di vista gastronomico, come una festa semplice e frugale, i cui elementi fondamentali sono da sempre l’agnello e le uova.
Già Mosè aveva indicato l’agnello maschio, di età inferiore a un anno, come il cibo preferito per ricordare la liberazione del suo popolo e questa tradizione continua anche in epoca cristiana.
Ancora oggi, l’agnello si trova su molte tavole italiane, insieme a uova sode, verdure e primizie di stagione.
La tradizione gastronomica si è specializzata soprattutto nei dessert: accanto a dolci e torte tipiche regionali (il presnitz a Trieste, la fugazza in Veneto, il salame del Papa in Piemonte, la schiacciata di Pasqua in Toscana, la pastiera napoletana e l’agnello di zucchero in Sicilia), non possono mancare l’uovo di cioccolata e la Colomba.
L’uovo di cioccolata è il sogno e la sorpresa di tutti i bambini; ce ne sono per tutti i gusti e tutte le tasche: cioccolato al latte, fondente, con le nocciole, grandi, piccoli, decorati
e tutti nascondono un piccolo regalo!!! La Colomba, invece, è un dolce che ha la forma di questo uccello (simbolo di pace): la pasta è simile a quella del Panettone natalizio ed è ricoperta di glassa, mandorle e granelli di zucchero. Per i più golosi ci sono anche colombe speciali farcite di crema e coperte di cioccolata.
Le tradizioni legate alla Pasqua sono molteplici: peculiare è il dono delle suddette uova. L’abitudine di regalare uova di cioccolato è nata con il tempo, ma all'inizio si regalavano uova vere, con il guscio colorato, col significato di rinascita e che la vita ricomincia.
Non posso esimermi dal ricordare le uova di cioccolato che ho ricevuto in dono dai miei cari per tanti anni…
I miei genitori mi regalavano sovente un uovo di delizioso cioccolato fondente, il mio preferito, acquistato, di anno in anno, dove si sentivano… ispirati!
I miei nonni, invece, seguivano un preciso e tradizionale rituale. I nonni materni si rifornivano sempre dallo stesso pasticciere, e mi portavano un uovo gigantesco, decorato e confezionato ad arte, con sorprese simpaticissime che ancor oggi fanno bella mostra nella mia stanza: era un dispiacere aprirlo, i giorni precedenti alla Pasqua me lo guardavo e mi faceva allegria, con la sua carta colorata che rifletteva tutto l’affetto racchiuso in quel dono dolcissimo! I nonni paterni, invece, avendo anche altri due nipoti oltre me, sceglievano, o facevano confezionare dal loro pasticcere di fiducia, tre uova uguali che ci consegnavano il giorno di Pasqua, dopo il tradizionale pranzo consumato tutti insieme a casa loro.
Mentre vi scrivo, sono proprio a casa della nonna paterna, è una domenica che precede la Pasqua e mi sembra di vedere scorrere davanti agli occhi quei momenti: vedo i volti cari di chi non è più qui con noi, dei nonni, e del mio papà… quando penso a quei piccoli gesti di affetto che costellano la nostra vita, che sembrano così semplici, quasi scontati, e invece riempiono l’esistenza, il cuore mi sussulta e mi sembra strizzato da un’emozione violenta e vorrei… quel passato ancora vivo e presente, non solo nel ricordo ma nella mia quotidianità…
Scusate, ora torno al 2015!
Infine… sapevate che la parola “Pasqua” ha anche altri significati?
In spagnolo e anche in catalano la parola “Pasqua” viene a volte usata in maniera non corretta per indicare altre festività religiose; per esempio in Cile indica il giorno della nascita di Gesù (Natale), quindi il giorno di Pasqua è indicato come “Domingo de Resurrección” ovvero “Domenica di risurrezione”, mentre la festività viene comunemente chiamata “Semana santa” ossia Settimana santa.
Un “capitolo a parte” merita, poi, il lunedì dell'Angelo (detto anche lunedì di Pasqua o Pasquetta), che è il giorno dopo la Pasqua.
Prende il nome dal fatto che in questo giorno si ricorda l'incontro dell'angelo con le donne giunte al sepolcro. Popolarmente si usa maggiormente il termine Pasquetta.
Nel rammentare la festa religiosa, va citato il racconto evangelico. Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e Giuseppe, e Salomè andarono al sepolcro, dove Gesù era stato sepolto, con degli olii aromatici per imbalsamare il corpo di Gesù. Vi trovarono il grande masso che chiudeva l'accesso alla tomba spostato; le tre donne erano smarrite e preoccupate e cercavano di capire cosa fosse successo, quando apparve loro un angelo che disse: “Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui! È risorto come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto” (Mc 16,1-7). E aggiunse: “Ora andate ad annunciare questa notizia agli Apostoli”, ed esse si precipitarono a raccontare l'accaduto agli altri.
La tradizione ha spostato questi fatti dalla mattina di Pasqua al giorno successivo (lunedì), forse perché i Vangeli indicano “il giorno dopo la Pasqua”, anche se evidentemente quella cui si allude è la Pasqua ebraica, che cadeva di sabato.
Il lunedì dell'Angelo è giorno dell'ottava di Pasqua, ma non è giorno di precetto per i cattolici.
Civilmente il lunedì di Pasqua è un giorno festivo, introdotto dallo Stato italiano nel dopoguerra, e che è stato creato per allungare la festa della Pasqua, così come è avvenuto per il 26 dicembre, indomani di Natale o il Lunedì di Pentecoste (giorno festivo in Alto Adige e quasi in tutta Europa).
Il lunedì dell'Angelo, in Italia, è un giorno di festa che generalmente si trascorre insieme con parenti o amici con una tradizionale gita o scampagnata, pic-nic sull'erba e attività all'aperto. Un’interpretazione di questa tradizione potrebbe essere che si voglia ricordare i discepoli diretti a Emmaus. Infatti, lo stesso giorno della Resurrezione, Gesù appare a due discepoli in cammino verso Emmaus a pochi chilometri da Gerusalemme: per ricordare quel viaggio dei due discepoli si trascorrerebbe, dunque, il giorno di Pasquetta facendo una passeggiata o una scampagnata “fuori le mura” o “fuori porta”.
Con un pochino di stupore, ho poi scoperto che esistono delle celebrazioni nel giorno di martedì… chissà se voi lo sapevate!
In alcune località, come ad esempio Nicosia (Enna), Castrovillari (Cosenza), Pallagorio (Crotone) e Venafro (Isernia), Noicattaro (Bari) la Pasquetta viene festeggiata il martedì successivo alla Pasqua.
Infine, per gli extra curiosi come me, ecco alcune feste celebrate nel lunedì dell'Angelo
- A Maiori viene celebrata la festa della Madonna della Libera;
- A Santa Venerina vengono celebrate, in orari diversi nelle rispettive chiese del paese, solenni celebrazioni eucaristiche con l'apertura delle cappelle di Santa Venera (Chiesa Madre), Madonna delle Grazie (Chiesa del Sacro Cuore) e di Maria santissima del Carmelo (Bongiardo).
- A Busto Arsizio, presso la chiesa della Madonna in Veroncora, ha luogo la sagra dell'insalata e ciapi durante la quale vengono benedetti i trattori degli agricoltori della zona.
- A Piteglio (PT) si celebra la Merendina, Festa religiosa e civile in cui la mattina viene celebrata la Messa alla Vecchia Pieve e nel pomeriggio vengono distribuiti cibi preparati con la farina di castagne (farina dolce).
E ora, miei pazientissimi e carissimi lettori, dopo questa “scorpacciata” virtuale della Pasqua, e di tutte le sue tradizioni, anche culinarie, a me non resta che AUGURARVI TANTA TANTA SERENITA’… CON CHI VOLETE (che, se coinciderà con le persone amate, sarà il non plus ultra!)

Fonte delle immagini:
Risurrezione di Raffaello: 1
http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/e/ef/Rafael_-_ressureicaocristo01.jpg
Foster_Bible_Pictures_0062-1_The_Angel_of_Death_and_the_First_Passover: 2
(L'Angelo della Morte e il primo Pesach, illustrazione da un libro di Charles Foster del 1897)
Giotto_-_Scrovegni_-_-37-_-_Resurrection_(Noli_me_tangere): 3
[La locuzione noli me tangere è attribuita a Gesù, che l'avrebbe rivolta a Maria Maddalena subito dopo la resurrezione; la circostanza è dedotta nel Vangelo secondo Giovanni 20, 17, ma ha sollevato qualche dubbio l'eventuale ragione di questa presa di distanza e pertanto più d'uno fra gli esegeti ha mostrato perplessità.]
Giotto_di_Bondone_-_No__26_Scenes_from_the_Life_of_Christ_-_10__Entry_into_Jerusalem_-_WGA09206: 4
via-crucis: 5
http://www.prolocorevigliasco.it/wp-content/uploads/2015/03/via-crucis.jpg
20130309_114647: 6
http://www.ilpontemict.it/wp-content/uploads/2013/03/20130309_114647.jpg
Pasqua_02:
http://www.jndyos.com/Wallpaper/Pasqua/Pasqua_02.jpg
