Viterbo CRONACA La Macchina di Santa Rosa, la più grande struttura processionale a spalla, è sotto la tutela dell'UNESCO
di Emanuela Dei

Luca Signorelli, Cappella di san Brizio, dannati all'inferno
Si dice che l'erba del vicino sia sempre più verde e curata. T
utto quello che ci sta davanti agli occhi, spesso, lo diamo per scontato e lasciamo che l'incuria si preoccupi di ridurlo a una rovina. L'Italia è un paese d'arte.
È la nazione che detiene il maggior numero di siti inclusi nella lista dei patrimoni dell'umanità (50 siti), davanti alla Cina (47 siti) e dalla Spagna (44 siti).
La Convenzione sul patrimonio dell'umanità fu istituita nel 1972, con lo scopo di creare un movimento internazionale per identificare e proteggere il patrimonio culturale e naturale considerato d'importanza per tutta l'umanità.
Per quanto riguarda la nostra provincia la Macchina di Santa Rosa, la più grande struttura processionale a spalla, è sotto la tutela dell'UNESCO, ma anche la Necropoli etrusca dei Monterozzi a Tarquinia. Questa città dei morti raccoglie più di 6000 sepolture, le più antiche datate al VII secolo a. C.
Circa 200 tombe contengono una serie di affreschi che rappresentano il più ampio documento di tutta la pittura antica prima dell'età imperiale romana.
E non è finita qui. Pochi giorni fa il Wall Street Journal afferma che in Umbria c'è una città che è il paradiso per ogni amante dell'arte. Uno dei più importanti quotidiani economico finanziario del mondo punta i riflettori sulla città di Orvieto, in provincia di Terni, e in particolare sulle opere pittoriche del pittore Luca Signorelli.
La giornalista e docente d'arte presso il Trinity College di Hartford negli Stati Uniti,Mary Tompkins Lewis, non ha dubbi: la magnifica cattedrale di Santa Maria Assunta del XIV secolo, caratterizzata da pareti di travertino chiaro, alternato al basalto verde-nero non può non essere uno dei luoghi di maggior attrazione per i turisti americani.
La facciata della struttura adorna dei mosaici raffiguranti la vita della Vergine Maria con pannelli riccamente intagliati, in cui sono catturate scene della Bibbia e del Giudizo Universale, lasciano i visitatori a bocca aperta per la cura e la dovizia di ogni particolare.
All'interno, sottolinea la docente del Trinity College, una lunga ed elegante navata, circondata da colonne cilindriche a strisce, ci conduce verso l'unica vetrata antica dell'abside realizzata agli inizi del 1300. Alle due estremità si aprono le importanti cappelle di San Brizio e del Corporale.
La più antica, quella del Corporale custodisce la preziosa reliquia per cui il Duomo di Orvieto è nato, il lino insanguinato, o corporale, utilizzato nella miracoloso Messa di Bolsena (1263) e macchiatosi di sangue sprizzante dall'Ostia al momento delle celebrazione eucaristica da parte del sacerdote boemo Pietro da Praga.
Più recente la Cappella Nuova o di San Brizio è ricca di affreschi brillanti, completati nel 1504 dall’artista Luca Signorelli. Anche se in precedenza i pellegrini accorrevano alla cattedrale per pregare sulla tomba del santo locale, Pietro Parenzo, ricordato per la sua lotta valorosa contro gli eretici che risiedevano nella città, è ora il ciclo monumentale di Signorelli, che ha raffigurato questa lotta storica in un modo particolarmente originale, a portare i visitatori a Orvieto.
Quando è stato commissionato a Signorelli di completare le decorazioni della cappella nel 1499, afferma la professoressa, i suoi affreschi furono messi in ombra da quelli della Cappella Sistina di Michelangelo (1508-1512), che chiaramente si ispiravano all’opera dell’artista umbro.
Emanuela Dei
