Viterbo CRONACA Un po' di chiarezza sulla Xylella fastidiosa che devasta interi uliveti
di Luciano Pasquini

Renato Serra Vice – Presidente del Collegio Professionale dei Periti Agrari Laureati della Provincia di Viterbo

Per saperne di più abbiamo chiesto un parere al dott. Renato Serra Vice – Presidente del Collegio Professionale dei Periti Agrari Laureati della Provincia di Viterbo. Può spiegarci come nasce il problema? come si propaga? e se attualmente gli oliveti della Tuscia sono interessati? quali sono i mezzi necessari per prevenire il contagio?.

Dott. Renato Serra : La Xylella fastidiosa è un batterio in grado di colonizzare lo xilema della pianta ospite. Per i non addetti ai lavori, lo xilema è quel complesso sistema di  vasi della pianta, trasportatori dell’acqua e sali minerali, dalla radice al tronco, ai rami sin dentro le foglie, dove per effetto di quel miracoloso fenomeno della “fotosintesi clorofilliana” il mondo inorganico presente nel terreno, si trasforma in sostanza organica perpetuando il ciclo della vita sulla terra.

Questo batterio proveniente dal Costa Rica, si trasmette all’interno della pianta attraverso insetti vettori, per es. Cicaline che pungendo e succhiando con il loro apparato boccale trasmettono la Xylella fastidiosa dalle piante infette a quelle sane.

La difficoltà nella lotta al parassita è legata al fatto che il suo agente trasmettitore ha un’elevata polifagia (cioè, organismi che possono cibarsi di varie sostanze, in particolare dei parassiti che sono in grado di vivere su ospiti diversi) e per questo motivo è presente in molte parti del mondo.

Annovero tre specie di questo Cicadellide: Cicadella Lasiocarpa, Cicadella Viridis, Cicadella Grafocefala Fennatri vettori della diffusione in Italia del batterio. Ad aggravare il problema olivo c’è il  fatto che le piante ospiti della Xylella sono anche agrumi, vite, pesco, mandorlo, oleandro, Echinochloe che costituiscono una fonte di inoculo per i vettori. Il disseccamento operato sulle branche dell’olivo è ormai noto.

Fortunatamente al momento, nella nostra provincia  non si ravvisano attacchi. Il vecchio detto che dice meglio prevenire che curare è di estrema attualità. Diamoci da fare con una  prevenzione che passa attraverso la pianificazione degli interventi di lotta antiparassitaria dove ai consueti trattamenti anticrittogrammici, sono regolarmente applicati insetticidi per contatto e ingestione che frenano ogni possibile insediamento vascolare del batterio parassita.

Non possiamo permettere che il patrimonio olivicolo importante come quello della Tuscia vada distrutto. Pertanto invitiamo gli olivicoltori a segnalare tempestivamente ogni eventuale anomalo disseccamento nei propri oliveti agli organi preposti.  

Ringraziamo il dott. Renato Serra per la disponibilità fornita. Invitandolo fin da adesso a collaborare sugli argomenti che di volta in volta ci saranno segnalati dai nostri lettori.

Luciano Pasquini