Viterbo CRONACA La Tuscia che amo e fuori dai circuiti pubblicizzati
di Luciano Pasquini

 

Il fiume Mignone
(Foto di Luciano Pasquini)

La Tuscia che Amo è isolata, quasi inaccessibile.

Ultimo baluardo in un epoca dove l’uomo ha stravolto il suo modo di vivere allontanandosi dalla natura.

Scambiando la comodità, la velocità per qualcosa di irrinunciabile.

Dimenticando il piacere di camminare in una natura rimasta incontaminata, dove puoi ascoltare il rumori dei tuoi passi e i richiami degli uccelli del bosco, o fermati ad osservare un piccolo fiore.

La Tuscia che amo e fuori dai circuiti pubblicizzati, non è fatta per gente che non sa faticare, non ci sono menestrelli che la decantano, perché il lavoro che devi fare è su te stesso, tu solo puoi riappropriarti di qualcosa che geneticamente ti appartiene che è stato soltanto messo in disparte e si è arrugginito.

Perché non riesci più ad apprezzare i colori che ti circondano? gli odori? i profumi? Anni di televisione, di traffico caotico, megastore e Internet, ti hanno atrofizzato i sensi e la mente.

La Tuscia che amo mi fa sentire ancora parte di quelle popolazioni che nel corso dei secoli ci hanno preceduto, vivendo a contatto con gli elementi naturali, talvolta temendoli perché non ne conoscevano l’origine, le  cui tracce lasciate sul territorio ancora vibrano.

La Tuscia che amo è  un modo di sentire, di essere, rassomiglia ai suoi vecchi abitanti, il più delle volte restii ad aprirsi, che nessuna globalizzazione potrà mai inglobare e omologare, quindi destinati a scomparire.

Luciano Pasquini