
Viterbo, Palazzo della GIL: si tratta della stessa foto. La prima è del 1941, la seconda del 1948; la scritta è stata cancellata dal fotografo perché il fascismo non c'era più e non ha voluto o potuto scattare un'altra foto. Fototeca Mauro Galeotti.
Il 28 luglio 2026 ho scritto su questa pagina quello che puoi leggere qui sotto in merito alla discussa scritta sul palazzo a Viterbo conosciuto come la GIL (Gioventù Italiana del Littorio), e suggerivo che la soluzione per mettere d'accordo chi voleva lasciare la scritta e chi no fosse quella di lasciarla, ma di ricoprirla.
Ebbene, oggi, 7 ottobre, leggo che il Consiglio provinciale ha approvato quello che avevo proposto. Avevo scritto tale proposta su Facebook alla Soprintendente della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l'Etruria Meridionale, l'architetto Margherita Eichberg, ma non ho ricevuto alcuna risposta.
La prima presenza documentata dell'Opera Nazionale Balilla (ONB) a Viterbo risale alla metà degli anni Venti.
In una guida turistica, commerciale, industriale e agricola del 1929 edita da Armando Sorbini, si legge a pagina 45 che l'ente aveva i suoi uffici in vicolo Romanelli n° 2, raggiungibile al numero telefonico 215.
Successivamente, in un'altra guida dello stesso editore, nel 1931, il Comitato si trasferisce e la guida riporta: "Opera Nazionale "Balilla". Comitato provinciale di Viterbo, vicolo del Meone n° 2 - Casa del Balilla, telefono 215. Presidente Comitato Provinciale Volpe prof. Giuseppe. Segretario Lelli prof. Arnaldo."
Mentre gli uffici operavano provvisoriamente in questa sede, l'edificio monumentale di via Tommaso Carletti venne progettato e costruito a partire dal 1930 su iniziativa diretta dell'ONB.
Lo scopo originario, comune a tutte le Case del Balilla d'Italia, era quello di creare un centro polifunzionale per la gioventù locale, dove svolgere attività fisiche, ricreative e di indottrinamento fascista.
Dal punto di vista architettonico, la struttura riflette i canoni dell'epoca, accogliendo elementi razionalisti declinati secondo le funzioni educative e sportive della gioventù del tempo.
La solenne inaugurazione della nuova struttura avvenne diversi anni dopo l'avvio del cantiere, il 5 maggio 1937, in coincidenza con il primo anniversario della conclusione della Campagna in Africa Orientale.
La cerimonia si tenne alla presenza di Renato Ricci, all'epoca sottosegretario all'Educazione Nazionale (e non presidente dell'O.N.D.).
Sulla facciata principale venne apposta in caratteri monumentali la scritta identitaria dell'ente proprietario: "CASA DEL BALILLA".
Questo il testo che scrissi il 28 luglio 2026.
Viterbo: Liceo Buratti e la scritta ritrovata, la lezione del passato per risolvere il dilemma di oggi e nascondere la scritta “Casa del Balilla” perché si può fare nel rispetto di tutti
Mauro Galeotti
Come un'ingegnosa astuzia fotografica del 1948 e le rigorose regole della deontologia del restauro moderno ci indicano la via per gestire i simboli del Ventennio.
La complessa e spesso dibattuta questione riguardante la riemersione della scritta «Casa del Balilla» sulla facciata dell’edificio che oggi ospita il Liceo Buratti trova una risposta lucida, pragmatica e storicamente impeccabile in un episodio avvenuto nel secondo dopoguerra. La soluzione al dilemma contemporaneo ce la fornisce, a ben guardare, un ingegnoso fotografo dell’epoca.
Nel 1941, in pieno periodo bellico, l’edificio, allora sede della Gioventù Italiana del Littorio (G.I.L.), venne fotografato mostrando nitidamente sulla facciata la dicitura «P.N.F. A. XVI Gioventù italiana del Littorio». Nel dopoguerra, dovendo riutilizzare quel materiale visivo ma desiderando risparmiare sulla pellicola (bene all'epoca raro e costoso), il fotografo ricorse a un'astuzia manuale e visiva: intervenne direttamente sul negativo del 1941, cancellando la scritta ideologica dall'immagine e riutilizzando il negativo modificato per le nuove esigenze.
La fotografia così stampata, ormai priva di qualsiasi motto fascista, venne ufficialmente spedita nel 1948. Un gesto dettato dalla necessità economica e dal clima di transizione istituzionale, che tuttavia tracciò un solco operativo formidabile per i decenni a venire.
«In ambito metodologico e deontologico, la regola d’oro del restauro moderno è la reversibilità: qualsiasi intervento applicato oggi deve potersi rimuovere in futuro.»
Traslando questa lezione al contesto odierno, la strada da seguire appare chiara.
Per un restauratore professionista non è eticamente né legalmente ammissibile distruggere o cancellare definitivamente un ritrovato storico, qualunque esso sia.
Per attuare questo intervento di “occultamento controllato”, la metodologia del restauro scientifico impone il rispetto assoluto del principio di reversibilità.
Qualsiasi velatura o copertura non deve mai intaccare lo strato pittorico originale.
Ogni passaggio richiede inoltre la compilazione di una rigorosa Scheda di Restauro e Mappatura. Vengono archiviate le fotografie prima, durante e dopo la scopritura, la mappatura geometrica quotata e l'elenco dei materiali impiegati con relative schede dei solventi idonei alla futura ri-scoperta.
LA PROCEDURA TECNICA DI COPERTURA
L'intervento si articola in fasi rigorose:
Consolidamento e pulizia:
Si stabilizza lo strato pittorico emerso con consolidanti idonei e reversibili.
Strato protettivo di interfaccia:
Si stende una vernice da restauro per creare una barriera chimico-fisica isolante.
Pareggiamento:
Eventuali dislivelli si colmano con uno stucco leggero a base di calce o gesso e colletta, facilmente rimovibile ad umido.
Tinteggiatura e finitura per l’occultamento della scritta:
Si stende la pittura superficiale con leganti reversibili, pareggiando il colore della parete ed occultando la scritta.
