Viterbo CRONACA DI IERI Erano altri tempi, sicuramente migliori di quelli di oggi

Viterbo 1953, Prato Giardino, ultimo giorno di scuola degli studenti dell'Istituto tecnico Paolo Savi.
Da sinistra: Eugenia Fiorucci, Carla Collettini, Massimo Natili, Anna Bentivoglio, Lucia Valeri, Marisa Costantini.
L'uomo sul fondo era un bravissimo lanciatore di giavellotto di Ronciglione. (g.c. Bruno Matteacci)

Fra i tanti ricordi che tornano alla mente, della mia gioventù, ce ne sono alcuni che, valutati oggi fanno sorridere per la loro banalità o per la loro originalità.

Importante, all'epoca, di oltre sessanta anni ormai passati nel dimenticatoio, era stare tra amici, mangiare un supplì o una pizzetta napoletana che acquistavamo in una rosticceria all'inizio di via Giuseppe Mazzini, angolo Corso Italia con una modica cifra, donataci dai nostri genitori.

Nessuno di noi aveva un lavoro, eravamo tutti studenti della Scuola Tecnica Commerciale "Francesco Orioli", con sede in via delle Monachelle.

Dopo aver fatto il tanto desiderato "spuntino" ci dedicavamo al "rimorchiaggio" di qualche bella ragazza.

Nel gruppo, che era composto di dodici ragazzi, c'era sempre qualcuno che non riusciva "a dare il resto", perché attirava le signorinette come api al miele, con ampia soddisfazione dello stesso.
Non faccio nomi, ma narro qualche episodio.

C'era chi sapeva ballare veramente bene e lì le donne affluivano in abbondanza; c'era chi era un bel ragazzo e anche lì le ragazze erano come farfalle sui fiori, c'era qualche timorato da Dio che prima di toccare una mano a una signorina ci pensava dieci volte, poi quando azzardava il contatto, diventava rosso in volto e balbettava.

C'era come controparte qualcuno con la faccia tosta che osava, a tutto spiano, ma senza ottenere risultati positivi, perché la delicatezza e la gentilezza erano all'ordine del giorno di quelle ragazze, tutte di buona famiglia che, erano meritevoli di rispetto e di corteggiamento galante.

Una volta consolidata l'amicizia o la nascita di una simpatia o di un amore, si organizzavano feste da ballo da tenersi, a turno, nelle abitazioni idonee, con l'obbligo, per i maschietti, di acquistare dolci e bevande atte a soddisfare le persone convenute al ballo.

Mai è capitato che qualcuno si appartasse in altre stanze, al massimo ogni tanto mancava, volutamente, la luce elettrica mentre il grammofono, a manovella, continuava a suonare consentendo, ai più audaci, anche lo scambio di un bacio che significava "toccare le stelle".

Erano altri tempi, sicuramente migliori di quelli di oggi.


Bruno Matteacci