Viterbo CRONACA Ancora una volta, abbiamo visto sfilare con facce ipocritamente contrite
di Giuseppe Bracchi

 

Alluvione a Genova

Desolante, semplicemente desolante. Non riesco a trovare parole diverse per stigmatizzare quanto è avvenuto e sta avvenendo a Genova ed in tutta la Liguria.

Sembrano immagini fotocopia. Esattamente come due anni fa, esattamente come fu negli sventurati anni sessanta e settanta, il capoluogo ligure è stato al centro di un alluvione con vittime e danni.

Ancora una volta, abbiamo visto sfilare con facce ipocritamente contrite, politici e sindaci, le cui facce l’hanno messe e l’hanno perse contemporaneamente nei meandri di un’Italia sempre più bistrattata, lacerata e venduta da una burocrazia al limite del codice penale.

Altro che società liquida!

Tutto in Italia si è liquefatto, a cominciare da quelle Istituzioni che dovrebbero essere vicini ai propri cittadini ed amministrati ed all’occorrenza tutelarli e che invece, oltre alla faccia, hanno perso finanche la propria dignità politica e rappresentativa.

Abbiamo sentito i nostri compatrioti liguri urlare tutta la loro rabbia e la loro disperazione, immersi nel fango ed in futuro che si fa sempre più nero ed oscuro.

Non un poliziotto abbiamo visto per le strade nelle fasi immediatamente successive all’alluvione; non un reparto di quell’esercito che pure dovrebbe essere all’avanguardia, non solo quando deve prestare la sua opera in missioni internazionali, per compiacere le missioni a stelle strisce ed assecondare i piani di una globalizzazione che dimentica i più poveri e spiana la strada a faccendieri, banchieri e mercanti di morte.

Un assenza pericolosa, questa dei giorni scorsi, che ha fatto a gridare a Beppe Grillo: vogliamo l’esercito in mezzo alla gente! Un messaggio subliminale? Un’invocazione per dar corpo a quei fantasmi della storia che credevamo superati, morti e sepolti?

Non lo so. Ma a giudicare dalla leggerezza con cui vengono trattate certe miserie della storia patria, verrebbe voglia di fare la valigia e fuggire il più lontano possibile. Ridateci Bertolaso, gridava ai quattro venti il titolo di un quotidiano.

No, ridateci innanzitutto la nostra dignità di uomini, di persone, di cittadini, di elettori, che una politica stracciona ha messo sotto i piedi per farne carne di porco. Mandate a casa una burocrazia omicida, bugiarda, che si arricchisce sulla nostra pelle e fa dire a Gabrielli non posso curare un alluvione con l’aspirina.

La sfiducia è ormai generale. La speranza sembra una chimera. Le cosiddette “Istituzioni” repubblicane sono diventate soltanto una macchina mangiasoldi, per arricchire burocrati, fannulloni e faccendieri vari. Sono loro, gli angeli del fango che lo hanno testimoniato, rimboccandosi le maniche senza aspettare direttive ed ordini che suonano come rintocchi di campane a morto.

Si cambi rotta, prima che siano gli eventi a cambiare una democrazia che appare ogni giorno di più un vuoto esercizio retorico, buono solo per tromboni e violini stonati e fuori moda. Genova e l’Italia reclamano politici di razza e non arraffa tutto e mezze seghe.

Giuseppe Bracchi