Viterbo PENSIERI E che cosa c’è di più importante dell’aldilà? della “vita dopo la morte”?
di Agostino G. Pasquali

Negli incontri tra amici si chiacchiera liberamente saltando da un argomento all’altro, dal più serio al più futile; per esempio: dai problemi esistenziali alle barzellette sui carabinieri, dalla crisi politica alle corna di un conoscente, dall’etica kantiana all’edonismo tecnologico dell’iphone6.
Dunque è tutto chiacchiericcio da perditempo. Ma può capitare talvolta che ci si soffermi a discutere su qualcosa di serio e importante.
E che cosa c’è di più importante dell’aldilà? della “vita dopo la morte”?
Di questo parlavamo qualche sera fa, tre amici a casa di Tommaso, tre anziani pensionati e la padrona di casa, Lisa, moglie di Tommaso, la quale però evita di partecipare ai nostri discorsi che considera noiosi; se ne sta in disparte a seguire una telenovela in televisione, pronta però a intervenire di tanto in tanto con commenti pungenti e azzeccatissimi. Come fa a seguire contemporaneamente la telenovela e i nostri discorsi, dei quali sembra non perdere neppure una virgola? E’ un mistero che si spiega solo con la superiore capacità intuitiva delle donne. A loro basta una parola e capiscono tutto il discorso.
Tommaso, il padrone di casa, ha origini toscane delle quali è orgoglioso, e ci ha offerto perciò cantuccini e vin santo. Sarà stato l’effetto del vin santo? ma siamo diventati serissimi.
Già! “Santo” è un aggettivo che richiama, per associazione di idee, la spiritualità. La conversazione si è allora orientata su argomenti spirituali e si è fermata ad un certo punto sull’esistenza dell’anima immortale e sulla vita dopo la morte. Eravamo più o meno tutti d’accordo su questo: che l’immortalità dell’anima è pura questione di fede. La scienza non dice niente, perché non può dire niente dato che non le è possibile indagare al di fuori dei fenomeni fisici, visibili, toccabili, manipolabili. L’anima è puro spirito quindi…
“… però, indipendentemente dalla scienza, ci sono le prove testimoniali - ha detto Paolo - ci sono le esperienze di quelli che essendo morti sono andati nell’aldilà, e poi, per effetto di tempestive cure mediche, sono tornati in vita e hanno raccontato il loro viaggio. Sono tanti e tutti hanno riferito più o meno le stesse cose: hanno visto una gran luce, hanno iniziato a volare verso l’alto e, consapevoli di essere morti, hanno capito di andare in paradiso e hanno provato una grandissima gioia. Di questi casi si legge spesso sui giornali e si vedono interviste in televisione. Se fate una ricerca con Google annegherete in un mare di testimonianze, la maggior parte sono evidentemente fantasiose, ma alcune sono descritte molte seriamente.”
Replica di Tommaso, che fa onore al suo nome e perciò si atteggia sempre a scettico : “E tu ne conosci qualcuno di questi redivivi miracolati? O è tutta roba da bla-bla televisivo tipo “Voyager”, o come dice Maurizio Crozza, tipo “Kazzenger?”
“Io ne conosco uno!” ho esclamato proprio io, provocando un silenzio immediato e sguardi interrogativi. Poi, sfruttando la pausa ad effetto, ho aggiunto : “Posso testimoniare.”
“Cioè tu ne conosci uno e ci hai parlato?” hanno chiesto insieme Paolo e Tommaso.
“ Di più che conoscerne uno. E’ proprio capitato a me di fare quell’esperienza. E ora ve la racconto”.
* * *
“Il fatto risale a parecchi anni fa. Mi ero pestato malamente l’unghia del dito medio della mano destra. L’unghia era diventata nera, ma non si staccava come avviene di solito dopo un po’ di tempo, e mi pareva che il dito si gonfiasse. Lo feci vedere ad un medico che diagnosticò un “granuloma subungueale” e me ne prescrisse l’asportazione chirurgica.
Potete immaginare la paura, anzi il terrore, che la parola “granuloma” mi fece: le malattie che hanno un nome che finisce in “oma” non sono forse tumori?
“Mi tagli il dito, subito!” dissi al medico, che si mise a ridere e mi consigliò di occuparmi del mio lavoro e di lasciare ai medici la diagnosi e la cura delle malattie. Mi spiegò comunque che si trattava di una eccessiva crescita dei “tessuti di granulazione”, cioè un eccesso di riparazione del danno, una specie di cicatrice, che però bisognava asportare per consentire alla nuova unghia di ricrescere normalmente.
La notte dormii male. Sognai molto. Ricordo che sognai un incendio che distruggeva la mia casa, ma non me ne importava granché della casa, però ero angosciato perché una persona sconosciuta mi aveva appena detto: “Vedi? questo incendio è un simbolo. E’ il simbolo della malattia che sta distruggendo il tuo corpo.”
Dunque, la faccio breve. Alcuni giorni di ansia e poi ricovero in ospedale, esami di routine, preparazione dell’intervento.
Mi portarono in sala operatoria ultimo della mattina, perché il mio caso era considerato banale. Ero già un po’ intorpidito dalla “premedicazione”. Come si usa scrivere sulla cartella clinica: ero sedato, ma cosciente.
Mentre mi preparavano per l’intervento sentii una voce (l’anestesista?) che diceva: “ Mi è rimasto poco anestetico. Basterà al massimo per 15 minuti?” Risposta (del chirurgo?) : “ Ma si! è una cosa da niente”.
La prima voce mi disse: “Lei adesso deve contare da 100 all’indietro”. “Fino a quanto?” chiesi. Risposta: “Non si preoccupi, lei conti e basta”.
Non ricordo se arrivai a 90,credo di no. Poi più nulla…
… ora sentivo un ronzio e vedevo una forte luce. La luce, prima indistinta, prese poi forma di nuvole, non proprio nuvole, ma forme incerte tondeggianti che ruotavano. In mezzo si formò un tunnel luminosissimo nel quale venivo risucchiato. E volavo su nel tunnel. Volavo verso l’alto con una sensazione bellissima, come si prova da bimbi quando si va sull’altalena, oppure sull’otto volante, ma senza paura né alcuna sensazione sgradevole, anzi con grande piacere.
Cominciai a pensare: dunque sono morto. Sto andando in cielo. Ora saprò com’è il paradiso. Conoscerò Dio e mi saranno chiariti i grandi interrogativi che hanno tormentato la mia vita. Se questo è morire, morire è molto bello. Perché ho avuto paura della fine della vita? Bello! Bello! Bello…
… mi sentii strattonare e trasportare, la luce scomparve, ma la sensazione piacevole continuava…
…ora vedevo un soffitto. Pensai: questo non può essere il paradiso, questo è un soffitto terrestre. Poi venni trasportato attraverso una porta aperta, un corridoio, un’altra porta, un altro corridoio. Vidi una faccia. Si, era confusa, ma era proprio una faccia, quella di mia moglie. Chiesi, oppure mi sembrò di chiedere: “Sei tu?” La faccia sorrise, ma non sentii la risposta.
Adesso ero a letto. Attorno a me c’erano persone che vedevo confusamente. Sentii una voce che diceva: “Ora dormirà, sarà un sonno agitato, dirà cose strane, potrebbe anche dire cose riservate per cui non mettetevi ad ascolt…”
* * *
Il mio racconto è finito. Tommaso e Paolo mi hanno guardato perplessi. Hanno preso i loro bicchieri e sorseggiato un po’ di vin santo. Io li guardavo per vedere le loro reazioni.
Il primo a parlare è stato Tommaso, il solito incredulo: “Ma tu ci pigli per il c… [Tommaso ha detto la parolaccia, tonda tonda]. Tu sei il solito contastorie. Lo sappiamo che ti piace raccontare fantasie, e che ti diverti a scrivere caz… [anche qui la parolaccia è stata detta esplicitamente]. Dillo che ti sei inventato tutto!”
“No, no! Nient’affatto! Quello che ho raccontato è tutto vero.”
“Dunque tu affermi di essere morto, andato in paradiso o almeno su quella strada e di essere risuscitato. Manco fossi Gesù Cristo il terzo giorno!”
“Non ho detto questo. Ho solo raccontato un’esperienza e le sensazioni che, grosso modo, corrispondono ai racconti di tanta gente, quella gente che Paolo ha citato…”
“… ma allora non confermi la cosa più importante. Non sei sicuro di essere stato nell’aldilà.”
“E’ ovvio che non sono sicuro! Io vi ho detto, lo ricordo benissimo, che ho fatto “quell’esperienza” che alcuni, o magari tanti raccontano. Magari, quelli, sono sicuri di essere stati nell’aldilà.”
E’ intervenuto Paolo, che era restato in silenzio e aveva ora un’aria un po’ delusa: “Ma allora che spiegazione ci dai? Hai chiesto a qualcuno? ad un medico per la parte scientifica? ad un sacerdote per la parte spirituale?”
“Vedi, Paolo? Capisco che tu, con il nome che porti, ami la grande luce soprannaturale e ti piacerebbe credere da illuminato, mentre Tommaso, dato il suo nome, tende invece ad essere incredulo. Si, ho chiesto, e prima ancora ho riflettuto per conto mio. Anch’io ho un nome che significa qualcosa: il grande Agostino, sant’Agostino, prima di credere è stato a lungo un incredulo e solo dopo studi e meditazioni è diventato “dottore della Chiesa”…
“Oh, basta! - è sbottato Tommaso, con tono arrabbiato tra il vero e il finto - stai menando il can per l’aia. Scusami il paragone e la frase fatta. Però deciditi a dire come la pensi.”
“Ma ve lo ha detto già chiaro e tondo che non crede al viaggio oltre la morte!” è intervenuta all’improvviso Lisa, che come sempre aveva seguito tutto e con più acume degli uomini.
“E’ vero! - ho ammesso io - so bene di non essere morto e risorto, e di non aver viaggiato nell’aldilà. La spiegazione è in fondo piuttosto semplice.
La scarsità dell’anestetico ha ridotto il suo effetto quando l’intervento non era ancora terminato. Ho cominciato a vedere, ma le mie pupille erano dilatate e i cristallini rilassati, per cui la luce, alta sopra il tavolo operatorio, mi appariva molto luminosa, quasi accecante, ma fuori fuoco, non nitida anzi molto confusa. L’ho interpretata come un tunnel luminosissimo e contornato di nuvole. La sensazione di volare è stata un effetto di vertigine conseguenza dell’anestetico. Il pensare di stare andando in paradiso e di poter conoscere Dio è stato ovviamente un sogno, un’autosuggestione. Così pure è stato l’anestetico a darmi il senso di grande piacere”.
“E quindi pensi pure che tutti quelli che raccontano di essere morti e tornati in vita hanno in realtà fatto un’esperienza analoga alla tua.” Così ha detto Elisa, che è arrivata subito al cuore del problema.
“Si, lo penso. E’ solo una mia opinione, ma è un’opinione razionale e ragionevole basata sulla somiglianza delle esperienze raccontate. Anche nei casi in cui non ci sia stata anestesia, c’è stato comunque un coma con perdita di coscienza e un risveglio progressivo. Del resto la sensazione di volare e di provarne una piacevole ebbrezza è frequente anche nel normale sonno REM quando si sogna. Molti hanno sognato di volare. A me è successo diverse volte e la sensazione era analoga a quella provata in anestesia, solo meno intensa.”
“Va bbè! - ha concluso Tommaso - beviamoci su un altro po’ di vin santo. In fondo anche l’alcool è una droga. Chissà che stanotte ci faccia sognare di volare e provare la piacevole illusione di andare nell’aldilà. Ma torniamo indietro, eh! non facciamo scherzi!”
Agostino G. Pasquali
