Viterbo RICORDI DI CACCIA Sopra di noi volteggiavano vari uccelli liberi, come dovrebbe essere
di Bruno Matteacci

 

Premesso che l'uomo, sin dalla sua apparizione sulla terra, ha avuto necessità di alimentarsi e, forte del fatto, che il Creatore disse che l'uomo doveva dominare il mondo degli animali.

Queste creature sono state e sono per molti oggetto di divertimento abbattendoli a colpi di fucile, sia ben chiaro il buon Dio nel dire quella frase, senza dubbio, voleva sicuramente mettere in condizione l'uomo di nutrirsi e procreare e non fare sport.

Per secoli l'uomo è stato "cacciatore" e si è alimentato con le carni degli animali abbattuti, ma con l'evolversi dei tempi certe necessità sono venute meno e la scienza e la tecnica hanno fatto una rivoluzione delle abitudini e delle usanze sino al punto che l'uomo cacciatore ha cambiato, in buona parte, il soggetto passivo della caccia trasformandolo in un tiro al bersaglio.

Mio padre Giuseppe, era un provetto cacciatore.

Il primo "schioppo", così veniva chiamato, ai primi del ‘900, il fucile, poi lo chiamarono "retrocarica" e, per ultimo "carabina" lo costruì, con le proprie mani, mio padre, ma la felicità gli durò solo dopo averci sparato un colpo contro un secchio, perché una pattuglia di Carabinieri, trovandosi sul luogo, gli ritirò l'arma assicurando che non ne avrebbero fatto menzione con il nonno, che era molto severo ed il babbo e non l'avrebbe passata "liscia", come si sul dire in Umbria, mia terra d'origine.

Mio padre andò a caccia fino a quando vide una allodola fare molti sforzi per aiutare una seconda allodola ferita ad un'ala. 

Da quel giorno Giuseppe non provò più il piacere della caccia, se non per fare lunghe camminate, in campagna, in mia compagnia, con sostanziose colazioni preparate dalla mamma.

Sparare ad una bottiglia o ad una pietra diventò per noi uno svago domenicale, avevamo fatto, con la fedele Lambretta, una bella passeggiata, avevamo mangiato un buon panino seduti vicino ad una sorgente d'acqua fresca e buona, mentre nel cielo, sopra di noi volteggiavano vari uccelli liberi, come dovrebbe essere. 

Bruno Matteacci