Viterbo CRONACA Un’amministrazione becera e lassista che ha fatto della città Eterna una cloaca massima
di Giuseppe Bracchi

Disgustoso, oltraggioso, esibizionista. Non trovo parole migliori e più efficaci per stigmatizzare l’inaccettabile comportamento del Sindaco (sic!) di Roma, che pur di atteggiarsi a prima donna arriva perfino a disattendere la legge (lui, primo cittadino di quella che fu la culla della civiltà e del diritto).
Ho già avuto modo di scrivere su questo giornale, che da quando è Sindaco, il sig. Marino non ne ha azzeccata una ed i problemi della Capitale li pone in alternativa.
Un’amministrazione becera e lassista che ha fatto della città Eterna una cloaca massima, in tutti i sensi. Si vergogni Sindaco! E se ha ancora un briciolo di dignità si dimetta. Lo faccia per Roma e per i romani e per gli stessi italiani che si sentono indegnamente rappresentati a livello europeo e mondiale da un Sindaco della Capitale, che sa solo mettere in scena indecorosi ed indegni spettacoli circensi o operette da avanspettacolo. Capitolo chiuso.
Parliamo ora delle unioni civili che, a dire dello stesso Presidente del Consiglio Matteo Renzi, dovrebbero essere istituite e regolamentate sul modello di quelle operanti in Germania. Con molta attenzione e precauzioni, aggiungo io. La Germania, infatti, ha ben poco di originale, nel senso etimologico del termine, considerando che la Patria di frau Merkel, di cui Renzi sembra essere molto innamorato, ha tratto ispirazione nel febbraio 2001 dalle leggi Scandinave sulla convivenza.
La legge tedesca infatti crea un modello di convivenza tra persone dello stesso sesso che, senza rimandare alla legislazione matrimoniale, ne riproduce però tutti gli elementi: uso dei cognomi, successioni, divisione delle spese comuni, diritto degli alimenti, scioglimento.
Una equiparazione, questa, che a mio modesto avviso, va a tutti i costi evitata. Primo perché una tale equiparazione creerebbe problemi a livello di diritto costituzionale (art. 30), in secondo luogo, perché entrerebbe in insanabile contrasto con l’intero impianto del nostro Diritto di famiglia, tutto basato checché se ne dica, checché se ne pensi, sulla differenziazione sessuale degli sposi sia nei rapporti interpersonali (civili e patrimoniali) sia nei rapporti con i figli.
Non solo, ma una simile azzardata equiparazione, aprirebbe, in presenza di un’indefinibilità materiale della natura di queste unioni civili tra persone dello stesso sesso, ad improbabili, ma tuttavia possibili pericolose strade, come quella stabilita dalla legge dei Paesi Bassi (Legge n. 9- 2000), la quale per l’appunto statuisce la possibilità di convertire in matrimonio la convivenza registrata anche fra due persone dello stesso sesso.
Stessa indefinibilità materiale che vizia peraltro anche i cosiddetti PACS o patti di mutua assistenza di cui agli art. 515 e ss del Codice civile francese, i quali pur essendo un’unione assistenziale, nelle sue linee generali i PACS conservano la forma di un modello matrimoniale alleggerito, basti considerare che come previsto per il matrimonio, non è possibile fondare PACS tra affini fino al terzo grado, nonché tra persone che siano legate da un precedente PACS.
E questo perché, nonostante la chiarezza terminologica del Legislatore francese, i PACS conservano il loro contenuto sessuale di fondo: “un pacte civil est un contrat conclu par deux personne physiques majeures, de sexe différent ou de meme sexe…” (arte 515 -1). Molto più chiara, a mio avviso, anche se assai riduttiva, è la legislazione belga che prevede la possibilità per due persone, indifferentemente dal sesso, di dar vita a coabitazioni di cui all’art 1475 §1 sulla base di una dichiarazione che non altera lo stato civile delle persone, limitando i suoi effetti alla responsabilità solidale per le obbligazioni assunte da ogni convivente e all’obbligo di condividere le spese comuni.
Detto questo, non è da dimenticare, come ho già avuto modo di sottolineare in articoli precedenti, che quella parlamentare dovrà essere la sede naturale e privilegiata di ogni dialogo e di ogni legislazione che si rispetti. Nessun tentativo, per abbreviare strade o prendere scorciatoie, dovrà essere messo in cantiere o in opera da qualsivoglia forza politica o movimento. Così come nessun tentativo di chiusura o di ideologizzazione dovrà essere messa in atto per escludere dalla discussione ciò che invece può e deve aiutare una sana cooperazione ed una buona legislazione.
Giuseppe Bracchi
