Viterbo RICORDI DA SCORDARE Si presentò il problema della scelta d'indirizzo scolastico per Mauretto

Bruno Matteacci nel 1962, in una foto di Goliardo Gabbianelli
Era l'anno 1964, davanti ai me c'era soltanto soddisfazione per tutto quello che mi roteava intorno, avevo due genitori modello, il babbo era un maestro artigiano della scarpa, la mamma gestiva con soddisfazione un negozio di frutta e verdura in via della Vittoria n.8.
Alla mia famiglia doveva essere aggiunta quella con la quale abbiamo convissuto per vari anni, la famiglia di Vinicio Galeotti e Bruna Matteacci con i loro due figli, Mauro, chiamato sempre "Mauretto" e Carlo.
Io avevo soddisfatto gli obblighi militari, avevo iniziato, da tempo, a lavorare in Comune all'Ufficio Tributi, tutto filava per il giusto verso. Si presentò il problema della scelta d'indirizzo scolastico per Mauretto. Varie erano le soluzioni suggerite da ognuno dei componenti i due nuclei familiari, ma negli intenti e nelle prove sempre unica famiglia.
Poiché si era giunti verso la fine dell'anno scolastico delle Medie, la scuola, con l'intento di collaborare con le famiglie, invitò i genitori degli alunni a un incontro per definire un programma scolastico per ciascun alunno, secondo le proprie attitudini.
In famiglia fu deciso che ad andare a parlare con gli insegnanti dovevo andare io, cosa che decisi di fare con piacere per l'affetto che mi univa e mi unisce ancora con Mauretto, quale suo zio e padrino.
Venne il giorno fissato per l'incontro, verso l'ora stabilita, dopo aver chiesto il permesso all'Amministrazione comunale, per assentarmi, mi avviai lungo via Cavour per raggiungere la Scuola Media, che era in Via Tommaso Carletti.
Lungo il mio andare mi stavo preparando il discorso da fare al mio interlocutore. Tra me e me dicevo: "Buon giorno! sono lo zio di Mauro Galeotti, le porto i saluti dei genitori, siamo a sua disposizione per recepire la segnalazione o il consiglio che lei ci vorrà dare, per il quale la ringraziamo sin d'ora".
Mi convinsi che altre parole non potevo trovare per presentarmi all'insegnante di mio nipote, feci un buon respiro e salii le scale.
Giunto al cospetto della professoressa esordii con questa frase. "Sono il zio di Mauro... ebbi una esitazione alla quale la professoressa aggiunse"... il zio?... lo zio".
Avrei voluto sprofondare nei sotterranei della scuola, avevo fatto una brutta figura, anche se penso che quell’insegnante non sia stata tanto educata nel fare quel richiamo, dall'alto del suo sapere della lingua italiana.
Bruno Matteacci
