Vetralla CRONACA POPOLARE Ci gira le spalle e se ne va, impettita sui tacchi vertiginosi, lasciando cadere un ultimo, significativo punto esclamativo: - Vecchie ZOC…LE!
di Emma, la casalinga di Vetralla

 

Vetralla, il Paese di Emma, nel 1900
(Archivio Mauro Galeotti)

- Emma! Emmaaa! T’affacci per piacereee?!?-

Era la voce di Nena, l’amichetta mia di sempre. Avevo appena finito di preparare un po’ di tozzetti  e quindi, ripulite un po’ le mani sul grembiule, ho aperto le persiane e mi sono affacciata.

- Oh! Allora sei viva? Da quando t’hanno dato Internet, non ti si vede più! Sarà pure più istruito de me, ma sicuramente te vole meno bene. Perché non scendi giù co’ la sediola, a prende un po’ de sole e a fa’ du’ chiacchere?-

La solita Nena! Diretta, senza complimenti e con quel suo parlare misto di italiano e romanesco di provincia, anche se è una vita che abita qui. Io e mio marito ci siamo sempre sforzati di parlare in italiano, anche in casa, per abituare i figli ad usare il dialetto solo per dare effetto alle frasi scherzose o per non mettere a disagio chi è capace di esprimersi solo con quello.

Dico a Nena che avrei infornato i biscotti e sarei scesa a salutarla.

Dopo i saluti e l’informazione di rito sui vari parenti stretti, ci mettiamo sedute davanti ai portoncini affiancati delle nostre case e ci godiamo un attimo la carezza tiepida del sole d’autunno, mentre qualche sbuffo di vento sparge, in giro per la piazzetta, le prime foglie cadute.

Nena comincia a parlare del più e del meno, cercando di avvicinarsi, quasi per caso, al rospo che non riesce a digerire: l’averle sottratto un po’ della mia attenzione e del mio tempo libero, per dedicarlo alla navigazione sul web.

Capisco di averle fatto, senza volere, un torto. Se l’avessi coinvolta nella cosa, non starebbe lì a pensare che io la consideri sorpassata e sempliciotta. Mentre mi chiedo come riparare alla mia indelicatezza, lei, evidentemente decisa a dimostrare d’essere all’altezza di discutere dei fatti del mondo, abbandona le tattiche, mi afferra un polso ed esordisce di botto:

- Hai sentito di De Falco? …Come chi è? Quell’ufficiale della Capitaneria di Porto che cercava de rispedi’ Schettino sulla Concordia a sbarca’ i passeggeri. La registrazione della telefonata l’abbiamo risentita mille volte. Stavo a guarda’ il telegiornale, mentre lavavo i piatti, (anche se, ormai, me sembra più ‘na serie de recensioni del cinema dell’orrore) e sembra che lo vogliono silurare. Finirà in qualche ufficio a scartoffiare, così la gente si dimentica e non associa più la divisa a quella parolaccia che gli è scappata alla fine della rampogna. Come nun te ricordi? Pressappoco ha detto <<Schettino, vada immediatamente a bordo, C….ZO!!!>> -

M’è presa una risatella incontenibile, a vedere ‘sta signora di mezza età, con la vestaglietta da casa, le ciabatte e i bigodini in testa che balza dalla sedia, con un telefono immaginario in una mano mentre con l’altra si strizza le narici, per imitare la voce della registrazione sentita in TV.

Nena, prima mi guarda con una smorfia che presuppone una reazione offesa, poi, evidentemente si vede riflessa nei miei occhi e la prende bene, scoppiando a ridere e scacciando, con un gesto delle mani, la figuraccia che pensa d’aver fatto.

Ancora ridacchiando, cominciamo a dire, con quell’alternanza di rapide botte e risposte, propria dei vivaci dialoghi tra donne, che  quella parola ormai la dicono tutti, molto più a sproposito di De Falco, che a Roma e a Milano, anche le persone chic intercalano tutte le frasi con  quella parola, che i ragazzini, quando escono da scuola, non dicono altro che quella e altre parole ancora peggiori…

Ora, descrivendo la scena, uso delle parafrasi, ma, in quel momento, nella foga del discorso, le abbiamo recitate tutte, le parolacce che dimostravano il peccato veniale di De Falco, ognuna parlando sopra all’altra, in una istintiva gara a chi trovava l’epiteto più disgustoso che avesse mai sentito. E, si sa, le donne, quando parlano, gesticolano! In più, il volume delle voci sale senza che ci si accorga, l’attenzione è interamente rivolta all’interlocutrice e, quindi, con molto ritardo si fa caso a quei quattro avventori del bar di fronte, a quella coppietta seduta sul bordo della fontana e alla signora elegante, appena uscita dal parrucchiere lì di fianco, tutti immobili a fissarci disgustati.

E’ proprio la distinta signora a dar voce al pensiero di tutti: - Ma guarda che bell’esempio di educazione e di confronto civile! Due madri di famiglia che litigano selvaggiamente e si insultano come scaricatori di porto! E’ questo che insegnate ai vostri figli?-

Ci gira le spalle e se ne va, impettita sui tacchi vertiginosi, lasciando cadere un ultimo, significativo punto esclamativo: - Vecchie ZOC…LE!

Mentre stiamo frettolosamente aprendo i portoncini, per infilarci dentro le sedie e sparire agli occhi del mondo, Nena mi sussurra: - Lo vedi che ha ragione De Falco!

Emma, la casalinga di Vetralla