Viterbo RICORDI Ci spostammo nel vicino Campoboio dove lo gonfiai di botte

 

Via Campoboio

Può sembrare strano quanto sto per raccontare, ma è un episodio accaduto tanti, ma tanti anni ormai passati.

Era l'anno 1947 a casa mia come in tante altre famiglie ci si apprestava a far fare la Cresima e la Prima Comunione ai propri figli.

C'erano preparativi per la Cresima e la Prima Comunione del sottoscritto, avevamo ritardato la cerimonia in quanto si era in attesa, dal servizio militare, dello zio Giuseppe fratello di mamma che ancora prima di partire per il militare, aveva espresso il desiderio di accompagnarmi all'altare il giorno della Cresima. 

Ricordo che si faceva "il ritiro spirituale" nella Chiesa di san Leonardo dove era parroco monsignor Alceste Grandori.

Ricordo che la mattina del terzo giorno di ritiro, i miei genitori mi dettero, sul tardi, per colazione uno sfilatino con la marmellata. 

Eravamo reduci da una guerra infame e le sofferenze non mancavano.

Giunto il momento in cui si poteva mangiare andai per prendere il mio sfilatino, ma mi accorsi che un certo Mario, che per delicatezza non cito il cognome, me lo aveva sottratto e se lo era mangiato. 

La mia reazione fu molto limitata perché si era sotto il vigile ed amorevole sguardo di  don Alceste e di don Serafino Pierotti.

Gli anni trascorsero veloci, Mario non lo vidi più, seppi che con tutta la famiglia era emigrato in Germania.

Nel 1962 frequentavo il bar Petroselli denominato "La Kasbah ed un giorno, tra noi coetanei si faceva una gara a "braccio di ferro" ed io me la cavavo bene per la mia mole che all'epoca sfoggiavo con entusiasmo.

Ad un certo punto uno dei presenti, che conoscevo, invitò un signore alto e biondo a fare braccio di ferro con me. Quel signore rispose: "Io con il ragioniere ci faccio a sganassoni, se lui vuole".

Rimasi per un attimo interdetto non capivo il motivo della risposta tanto più che non conoscevo chi l'aveva fatta. Ci volle poco a sapere che quel gigante biondo era quel Mario che mi sottrasse la colazione alla vigilia della mia Prima Comunione.

Fu un attimo, mi ribollì nella testa la sua proposta, accettai di fare a sganassoni.

Attorniati da un folto gruppo di persone, amici che frequentavano di solito i bar, ci spostammo nel vicino Campoboio dove lo gonfiai di botte dandogli l'ultimo pugno, prima che cadesse in terra, mentre io gli ricordavo che lui mi sottrasse il mio sfilatino tanti anni ormai passati.

Bruno Matteacci