Cellere POESIA Metrica: ottave di endecasillabi

Sua Maestà, l'Olivo
In questo periodo avviene la coglitura delle olive: questa poesia vuol essere un omaggio all’ulivo, che nelle nostre zone cresce rigoglioso e carico dei suoi preziosi frutti.
Gli ulivi a colloquio
Seduto all’ombra d’un frondoso ulivo
per riposare le mie stanche membra,
udii vociar laggiù lungo il declivio
alcune piante (almen così mi sembra).
Il più giovane ulivo, a tono vivo,
come chi d’un gran torto si rimembra,
deciso lamentava la sua sorte,
perfin peggiore della stessa morte.
Diceva: “L’uomo con azione forte
strapazza tutti gli anni queste fronde
e, amiche piante, vi sarete accorte,
al nostro lamentar nemmen risponde;
con le giornate, inoltre, molto corte
lavora ancor di più, non si confonde.
Capite voi che questa non è vita,
la linfa pure sento ch’è avvilita.
E quel che più alla collera m’invita
è di saper le olive, poi, schiacciate,
e dopo che la madre fu colpita,
le figlie stesse sono martoriate”.
“Ma non sai che da morte nasce vita?”
gli gridò un vecchio ulivo “Orsù ascoltate!
Soltanto quando i chicchi morte avranno,
il grano nascerà, tutti lo sanno,
e così, per avere l’olio ogni anno,
è necessario che le olive nere
subiscano quel duro e grave danno
per, quindi, un vanto splendido ottenere.
Vi dico questo non per darvi inganno,
ma con sincerità, son cose vere!
Scusate se vi parlo con ardore,
però di consolarvi ho già sentore.
Della fredda stagion l’olio è il migliore
fra tutti i doni, e fa il villan felice,
ai cibi più diversi dà sapore,
delle vivande è vergine cornice
e al bimbo ed all’anziano dà vigore;
credete a chi è più vecchio e ciò vi dice.
Inoltre l’olio è molto ricercato,
l’ulivo in tante zone coltivato.
In tutto il Viterbese (e ne son grato)
la gente si rivela laboriosa,
l’ulivo viene sempre ben curato
ed è pianta che cresce rigogliosa;
l’olio è gustoso e da tutti apprezzato
e questa cosa è inver meravigliosa!
Io ciò vi dico con forte passione
perché sento una vera convinzione”.
Capirono gli ulivi la lezione
che proveniva da tanta esperienza
e non perdettero quell’occasione
per far, com’era giusta convenienza,
tesoro della retta ammonizione.
Volendo palesar con evidenza
d’aver compreso bene l’argomento,
le fronde mossero, e… non c’era vento!
Rimasi per un po’ come sgomento,
impressionato dal lungo sermone,
bloccato quasi nel mio movimento.
Con titubanza, poi, e commozione,
e procedendo con un passo lento,
raggiunsi la vicina abitazione.
L’avvenimento fu sì sconvolgente
che sempre m’è rimasto nella mente.
Mario Olimpieri
