Viterbo RACCONTO DEL WEEKEND La vecchia SS2 Cassia è una strada abbastanza tranquilla con un traffico moderato, ma purtroppo piena di curve
di Agostino G. Pasquali

Monterosi visto dalla Cassia, negli anni '50 (Archivio Mauro Galeotti)

Tornavamo in macchina a Viterbo provenendo da Roma. Eravamo io e il mio amico Tommaso con sua moglie Lisa. Guidava Tommaso.

Chi conosce la strada, intendo la via Cassia, sa che, giunti a Monterosi, finisce il tratto veloce a quattro corsie e si torna sulla via Cassia, quella tracciata dagli antichi Romani.

     La vecchia SS2 Cassia è una strada abbastanza tranquilla con un traffico moderato, ma purtroppo piena di curve e soprattutto di limiti di velocità che, a rispettarli,  non si arriverebbe mai.

     Tommaso guidava bene, prudente ma svelto; raramente scendeva sotto gli 80 Km/h, eppure eravamo sorpassati di tanto in tanto da auto che correvano molto più veloci di noi, e ci sorpassavano brutalmente  con  ruggenti accelerate in stile “formula 1”. Ci sorpassavano anche dove c’era la striscia continua nella mezzeria della strada.

     Del resto nella vecchia Cassia c’è quasi sempre la striscia continua; spesso è quasi invisibile perché scolorita, ma c’è, e quindi in teoria non si potrebbe sorpassare praticamente mai, anche perché, non so se capita anche a voi, ma a me succede che in quei pochi tratti dove la striscia è tratteggiata, ogni volta che intendo superare, c’è sempre un’auto che viene in senso contrario. Come Fantozzi aveva una nuvoletta che lo seguiva, così io ho sempre un’auto appostata in fondo al rettilineo che sbuca fuori dalla curva appena metto il lampeggiante per superare.

      “Stai prudente, tranquillo, vai piano e soprattutto non fare sorpassi azzardati! Non abbiamo nessuna fretta”.  Ho dato questo consiglio a Tommaso che cominciava a innervosirsi per i sorpassi che doveva subire. Naturalmente il mio suggerimento ha innervosito ancora di più Tommaso.

      Lisa, la moglie, ha aggiunto: “Tommasì, le conosci le virtù cardinali? ricordati che la prudenza è la prima virtù cardinale!”

      Non finirò mai di stupirmi per la capacità che ha Lisa di seguire i discorsi pur restandone fuori.

In quel momento Lisa stava seduta dietro, cuffiette dello smartphone alle orecchie, e ascoltava beatamente un concerto rock . Eppure era riuscita a sentire la mia osservazione.

      Ci tengo a precisare che io non ho niente contro chi ama il rock, basta solo che se lo ascolti in cuffia, come appunto faceva Lisa.

      “Aoh! de socera ce n’evo una e m’è basta e, pace all’anima sua mo’ che nun c’è più. Maprò, addè che sto ‘n pace pur’io, senza socera, mo’ nun ve ce mettete voe a rompe!” Così ha replicato Tommaso, con parole dure, ma tono scherzoso: infatti so per certo che Tommaso voleva molto bene alla suocera. Che stesse  scherzando è dimostrato dall’uso del dialetto viterbese, uso che Tommaso riserva a quando scherza.

       Comunque Tommaso ha rallentato un po’ e dietro a noi si è formata subito una fila di auto. Ci sorpassavano appena potevano, anche dove non avrebbero dovuto; sorpassavano in dispregio di ogni prudenza e regola, e nel sorpassarci i guidatori strombazzavano e facevano gestacci.

       “Lo vedi? – ha osservato Tommaso – Appena rallento un po’ si forma una fila e costringo la gente ad essere  imprudente. Che succederebbe se rispettassi tutti i limiti di velocità?”

*    *    *

       Che idea! Rispettare sempre e comunque tutti i limiti di velocità!

Andare a 50 o 70 Km/h dove ci sono questi limiti, cioè quasi sempre.

Andare a 30 o a 10 Km/h dove ci sono questi limiti. Ci sono? Certo che ci sono anche questi cartelli, ma per fortuna solo di rado e non si capisce proprio per quale motivo. Forse c’è stato un cantiere, una frana o un qualche intoppo,che poi sono stati rimossi, però qualcuno che doveva togliere il cartello se ne è dimenticato.

       Qualche volta un diavoletto mi suggerisce certe idee assurde, come l’idea di rispettare disciplinatamente tutti e sempre i limiti di velocità. Ma si può essere più diabolici di così?

       Ne ho accennato a Tommaso che si è dichiarato entusiasta dell’idea di fare un esperimento di rispetto dei limiti e ha canticchiato, sull’aria della nota canzoncina di Jannacci : “Ci sto anch’io. Si,si si! … per vedere l’effetto che fa.”

       E Lisa? Niente! Strano che non abbia sentito.

       Superata Vetralla, Tommaso ha cominciato a rispettare i limiti, anzi si è anche tenuto un po’ sotto.  70? 50 40 30? E lui andava a 65 45 35 25.

       Si è formata presto una coda sempre più lunga. Qualcuno sorpassava, ma non tutti, perché quella strada, e chi la conosce lo sa bene, è tutta curve e sembra che sia stata disegnata da un serpente ubriaco, perciò sorpassare è pericoloso e comunque vietato. Nonostante i sorpassi la fila aumentava per i nuovi accodamenti. Quelli che non sorpassavano protestavano, e come se protestavano strombazzando!  sembrava un corteo di auto dopo un matrimonio, come si usava una volta, quando gli sposi venivano accompagnati in carovana dalla chiesa al ristorante, con adeguato concerto di clacson.

        “Tommasì - ha detto Lisa – non fare la carogna. O acceleri, o ti fermi e li fai passare. Così mi disturbano il concerto rock!”

        Tommaso si è fermato in uno slargo della strada e ha fatto scorrere la fila. Non vi dico le corna che spuntavano dai finestrini delle auto che ci superavano. Un ragazzo ci ha pure mostrato un cartone con un disegno sconcio, irriferibile, ma immaginabile.

         Abbiamo considerato l’esperimento concluso. In fondo non avevamo dimostrato niente e l’unico effetto era stato quello di far in..zzare un po’ di gente. Eravamo delusi perché siamo persone serie e gli scherzi ci piace farli, ma di rado e solo in qualche occasione tipo carnevale e comunque a persone che conosciamo.

         Tommaso è quindi ripartito a velocità normale.  Però ci siamo accorti di una cosa strana: una delle auto che prima stavano dietro, la seconda o la terza della fila, non ci aveva superati mentre eravamo in sosta, ma si era fermata  anche lei proprio dietro a noi e ora ci seguiva.

         Ci siamo detti: “Sarà un caso? Forse il guidatore faceva lo stesso esperimento nostro? Vediamo che succede.”

         Abbiamo proseguito. E quello stava dietro. Siamo entrati i città. E quello sempre dietro. Guidava strettamente accostato a noi come se volesse impedire ad altre auto di inserirsi. Abbiamo cominciato a preoccuparci. E se quello aveva brutte intenzioni? Tommaso ha provato a sganciarlo, girando all’improvviso in una traversa a destra, senza segnalare l’intenzione. Macché, inutile, ci ha seguiti ancora.

         Che fare? Chiamare il 113? Ci avrebbero presi per matti perché non avevamo alcun comportamento illegale da segnalare, avevamo solo sospetti per un comportamento inspiegabile, ma non fuori legge. Andare a casa? Poteva essere pericoloso perché avremmo dato a “quello” il nostro indirizzo. Se era un malintenzionato e ci perseguitava nei giorni successivi?

         Ho proposto: “Parcheggiamo davanti ad un supermercato. Lì c’è sempre gente e non credo che ci vorrà assalire. E poi noi siamo in due, senza contare Lisa, mentre lui è solo…”

         Ormai eravamo entrati in una atmosfera da incubo, come nel film “Duel”, e la cosa migliore era cercare di concludere quella che stava diventando un brutta avventura.

         Arrivati al supermercato, abbiamo parcheggiato e quello si è fermato proprio di fronte a noi senza scendere dall’auto.

         Tommaso ha proposto di uscire dall’auto con noncuranza e di avviarci verso i negozi… e stare a vedere. Ma qualsiasi cosa potesse succedere dovevamo essere decisi, pronti a reagire (eravamo due, anzi tre contro uno!), ma dovevamo comportarci comunque con prudenza. Come aveva detto Lisa, la prudenza è la prima virtù cardinale. 

          Siamo usciti dall’auto e immediatamente è uscito anche quello. La nostra sicurezza, più apparente che reale, è scomparso nel vederlo. Era un tipico bullo, alto e grosso, muscoloso ed elastico. Testa rasata, tatuaggi in abbondanza, abbigliamento militare. Con quell’energumeno la superiorità numerica non sarebbe servita a granché.

          Siamo rimasti fermi, come impietriti. Si è avvicinato con calma, la sua calma, e con tono e sguardo minacciosi ha detto:

          “In prìmise volevo vedé che faccia da stronzo c’ha ‘sto stronzo che guida come ‘na lumaca. [Pausa] Secondo poi, vojo fa li conti perché vojo soddisfazzione! E nun me riccontate stronzate,  nun me pijate pel culo. Sinnò ve meno!”

          Ha incrociato le braccia nell’atteggiamento di chi aspetta, e intanto con il piede destro tamburellava l’asfalto come fa un musicista che batte il tempo.

          Io ho pensato (e credo che Tommaso avesse lo stesso pensiero) che voleva delle scuse con abbondante dose di umiliazione da parte nostra.

          Potevamo trovare qualche giustificazione? Per esempio: il motore aveva dei problemi? (no, la scusa non avrebbe funzionato perché dopo la sosta l’auto andava a velocità normale), il nostro guidatore era un novellino? (no, Tommaso non aveva l’età del novellino, e poi in città aveva guidato con bravura pure eccessiva quando aveva cercato di seminare l’inseguitore), oppure…

         L’uomo dava i primi segni di impazienza. Il piede stava aumentando la frequenza delle percussioni, così come il nostro cuore la frequenza dei battiti.

         Ci ha salvati Lisa. Si è fatta avanti e ha mostrato lo smartphone dicendo:

“Noi abbiamo fatto un lavoro di controllo per conto della sicurezza stradale. Siamo un’auto civetta e abbiamo registrato tutte le scorrettezze e le violazioni del codice della strada. Mi meraviglia che lei, che è stato disciplinato, venga ora a far minacce. Senta lei! Qui c’è registrato tutto, anche quello che ha appena detto, in particolare la minaccia di “menare”. E non pensi di toglierci il telefonino e di distruggerlo perché tutti i dati sono già stati trasmessi alla centrale, compresa la sua foto. Quindi ogni reazione le peggiora la situazione. Mo’ che fa? Chiede scusa?”

         Non ho mai visto un volto cambiare più rapidamente espressione. Da sicuro e sfottente a sorpreso, a incerto, a preoccupato :

“Nun lo sapevo. Come lo potevo sapé? Scusateme… nun me create probblemi co’ la stradale, che c’ho ggià ‘n impiccetto… ve posso offrì ‘n caffe?”

*    *    *

      La prudenza sarà pure la prima virtù cardinale, ma la furbizia, specialmente quella femminile, in certe occasioni è anche più virtuosa della prudenza.

Agostino G. Pasquali