Viterbo RICORDI INDIMENTICABILI A questo punto capii che nell'aria c'era qualcosa di strano; mio padre, aveva sulle sue ginocchia un pacco
di Bruno Matteacci

Spesso sento la necessità di restare solo per rimembrare la storia della mia famiglia e le birbonate da me compiute. Ho frequentato la scuola di Avviamento professionale commerciale "Francesco Orioli" in Viterbo.
Per i primi tre anni i risultati furono buoni, anzi il primo anno fui assegnatario di una borsa di studio arrivando primo nella competizione scolastica, il secondo anno arrivai secondo e presi il secondo premio in monete, il terzo anno arrivai terzo e fui l'assegnatario di un modesto premio.
Come si può bene vedere, con l'andare del tempo i risultati peggioravano e il motivo io lo individuai al fatto che le mie attenzioni erano rivolte tutte verso le rappresentanti del gentil sesso e il problema "scuola veniva in secondo se non in terzo piano.
Il fatto non sfuggì all’attenta sorveglianza dei miei genitori. In particolare mio padre volle prendere, come si suol dire: "Il toro per le corna" e volle parlare con i miei insegnanti i quali gli dissero che ero un buon elemento per lo studio, ma c'erano le "gonne" delle compagne di scuola che distoglievano l'attenzione di Bruno.
Alla sera tutto appariva normale, mangiammo, come sempre, con appetito e, al termine della cena aspettavo che il babbo si alzasse, per poi prendere la strada della porta per uscire ed andare con gli amici a fare quattro chiacchiere lungo il Corso Italia, luogo d'incontro della gioventù viterbese.
A questo punto capii che nell'aria c'era qualcosa di strano; mio padre, aveva sulle sue ginocchia un pacco che nascondeva il contenuto, la cosa mi incuriosì. Ebbi pochi attimi per rimanere all'oscuro sul contenuto del pacco, perché il babbo prese la parola e con tono cupo e molto espressivo disse: "Questa mattina ho parlato con il preside della scuola e con un professore, Orazio Puletti, mio compaesano, al quale ho chiesto notizie sul tuo andamento scolastico.
La risposta del preside è stata positiva, con la solita frase: "Potrebbe fare di più, ma c'è un ma".
A questo punto il professore Puletti aggiunse, si c'è il "ma delle donne. Bruno è distratto dal fascino femminile, da un poco di tempo si applica di meno".
A quel punto il babbo, che era un ottimo calzolaio, iniziò ad aprire il pacco che aveva tenuto sulle sue ginocchia durante la cena e disse: "Non abbiamo voluto rovinare la cena, tua madre ed io siamo stati zitti, ma ora parlo io per tutti e due. Vedi questa è una pelle di vitello, ci posso fare una borsa per andare a scuola o un paio di scarponi per mandarti a fare il manovale con i muratori, scegli tu, domani mattina voglio una risposta".
Trascorsi una nottata tremenda, dovevo, decidere l'alba era avanzata, sentii aprire la porta della camera mentre un tremore mi attraversò la vita, era il babbo che disse: "Allora, cosa ci devo fare con quella pelle?".
Io con un filo di voce risposi: "La borsa". Mio padre mi raccontò poi che non seppe quale strada aveva percorso per andare, contentissimo, nella sua bottega artigiana per confezionarmi la borsa di vitello marrone per andare a scuola. Grazie babbo, grazie mamma, maestri di vita.
Bruno Matteacci
