Viterbo CRITICA Leopardi sente incombere su di sé la fine, poiché in lui si è manifestata una grave forma di cifosi
di Emanuela Dei

 

Il giovane favoloso è il nuovo film di Mario Martone presentato, in concorso, alla 71Mostra internazionale d'arte del cinema di Venezia. Questa è la storia della vita del poeta Giacomo Leopardi.

Martone si rifà, senza dubbio, al film di Nelo Risi Idilio, prodotto dalla Rai nel 1980: stesse inquadrature e persino stesse scene per presentarci il disappunto di Leopardi verso questa natura maligna che lo condanna alla sofferenza.  Martone ci racconta di Recanati, di uno lo studio “matto e disperatissimo” e del rapporto tra Giacomo e i genitori. Il padre Monaldo, di idee conservatrici lo voleva avviare alla carriera ecclesiastica.

Giacomo farà del tutto per allontanarsi da questa mentalità e dal genitore che lo tiene prigioniero. Il poeta proverà a fuggire, ma il suo progetto verrà immediatamente smantellato dallo stesso padre. Solo l'affetto dei fratelli mitiga questa vita da recluso. Commovente è la genesi, ricreata dal registra, dell' Infinito: sulla cima del colle, che era meta delle sue abituali passeggiare, Leopardi  trova una siepe che gli impedisce  di guardare l'orizzonte.

Da questa costatazione, nasce uno dei più dei canti della nostra letteratura:  Leopardi trasforma il suo sguardo in una sorta di “visione interiore”  che gli permette di spaziare nelle dimensioni sconfinate dello spazio e del tempo, grazie all'immaginazione. Durante il suo soggiorno a Recanati  incontriamo  anche la misteriosa Silvia, identificata dagli studiosi come  Teresa Fattorino, la figlia del cocchiere di casa Leopardi.

Proprio davanti al piccolo scrittoio, dove il poeta passa le giornate curvo sui libri, una splendida adolescente infonde nel poeta fiducia e speranza per una vita migliore. Questi sono solo attimi di gioia, perché presto la ragazza morirà senza  poter raggiungere l'età adulta. A Silvia è un canto funebre sullo svanire delle illusioni e delle speranze.

Leopardi sente incombere su di sé la fine, poiché in lui si è manifestata una grave forma di cifosi, una deviazione della colonna vertebrale, che lo renderà, a poco a poco, deforme. Il poeta morirà  trentanovenne  proprio per l'aggravarsi della sua malattia. Solo nel 1829, grazie all'intervento dell'amico Pietro Colletta che gli procura vitto e alloggio gratis a Firenze per un anno, Leopardi riuscirà ad allontanarsi da Recanati.

Qui il poeta inizia una nuova vita: si interessa alle questioni politiche e all'attività culturale militante, conosce il valore dell'amicizia e la bellezza annichilente all'amore. Antonio Ranieri, un bel giovane esuberante di Napoli, offre assistenza e conforto al poeta, questo legame, che durerà per tutta la vita, fu offuscato solo dall'innamorammo di Leopardi per una signora fiorentina di nome  Fanny Targioni Tozzetti, assidua frequentatrice di circoli letterari. 

Per un qualche tempo la donna  sembrò incoraggiare le attenzioni del poeta. Leopardi per la prima volta, concepisce una violenta passione per una donna reale. Questa esperienza sconvolgente, sebbene non ricambiata, la signora in questione preferirà di gran lunga l'amore dell'amico Ranieri, riempì Giacomo Leopardi di un energia nuova.

In Il pensiero dominante, scritto tra il 1831-33, il pensiero d'amore domina su  ogni altra occupazione giornaliera. L'amore, che potrà anche essere un inganno, un'illusione, accompagna l'uomo fino alla morte e fornisce un senso all'esistenza.

Ecco, questo sarebbe bastato a Martone per fare un ottimo film. Giacomo Leopradi non è un eroe e non incarna le caratteristiche dell'eroe romantico. Leopradi non è bello, non è agile, non è un combattente, non è un don Giovanni. La sua vita è la vita di un poeta che ha passato la maggior pare del suo tempo curvo su uno scrittoio.

È difficile costruire una buona sceneggiatura quando l'azione non è negli accadimenti ma in considerazioni, pensieri e poesie. Il film qua si poteva fermare, poiché già tutti temi e considerazioni erano stati analizzati. Persino l'ottimo Elio Germani, che interpreta il poeta in maniera egregia, dopo un' ora e quarantacinque di dura recitazione, non sa più come risolvere le scene seguenti.

Il registra decide di indugiare, ancora per un'altra mezzora, sulla vita del poeta: il trasferimento a Napoli, l'esplosione del colera e il ritiro frettoloso a Torre del Greco non danno altri elementi di riflessione. Fare un film su un poeta o uno scrittore è da sempre un'impresa difficile e Martone è stato l'unico a cimentarsi sulla vita e il pensiero di questo spinoso colosso. Possiamo dire che ll giovane favoloso è una coraggiosa biografia su uno dei nostri padri della lingua e letteratura italiana.

Emanuela Dei