Viterbo CRONACA Guardandola rivela precisione nel tratto ed una particolare forza drammatica

Il Museo civico di Viterbo
Sebastiano Luciani detto del Piombo realizzò nel biennio 1515-1516 un'opera destinata ad impreziosire l'altare, commissionato da Giovanni Botonti, nella Chiesa di San Francesco a Viterbo: La Pietà.
Non poteva certamente immaginare che questa pala, fosse oggetto di un'intensa diatriba tra Comune, Soprintendenza, Vittorio Sgarbi, Expo 2015.
Guardandola rivela precisione nel tratto ed una particolare forza drammatica.
In primo piano, adagiata sul sudario di lino candido, è raffigurata la salma del Cristo, ma il punto focale è una Madonna dai tratti alquanto mascolini che disperata con gli occhi tragici ed intensamente dignitosi, si rivolge al cielo.
Sullo sfondo, un paesaggio crepuscolare senza traccia di vita, con un sole offuscato in un cielo buio e un bagliore d'incendio all'orizzonte: a ricordare il passo del Vangelo in cui si parla di un'eclissi solare e di un terremoto che terrorizzò la città di Gerusalemme alla morte del Cristo.
Il paesaggio esprime il sentimento di profonda religiosità, attraverso un cromatismo dai toni cupi, con bagliori crepuscolari.
Secondo la critica la grande pala (2 x 3 metri) è stata dipinta secondo precisi rapporti matematici tra le figure: Gesù - Maria si inseriscono perfettamente in un triangolo equilatero, e un secondo triangolo si ottiene collegando idealmente il sole, con il viso e le mani di Maria a destra e le rovine sulla sinistra.
Nella Pietà c'è l'adesione di Sebastiano alla scuola di Michelangelo, di cui si ipotizzò un probabile intervento nell'opera.
Il Vasari, (autore delle famose "Vite dei più eccellenti pittori, scultori et architetti" edita nel 1566) ricorda che: «Un Messer non so chi da Viterbo, molto riputato appresso al Papa, fece fare a Sebastiano per una cappella che aveva fatta fare in S. Francesco di Viterbo, un Cristo Morto con una nostra Donna che lo piange.
Ma perché, sebbene fu con molta diligenza finito da Sebastiano, che vi fece un Paese tenebroso molto lodato, l'invenzione però ed il cartone fu di Michelangelo, fu quell'opera tenuta da chiunque la vide veramente bellissima, onde acquistò Sebastiano grandissimo credito».
La tavola dove fu dipinta l'opera contiene nel suo retro alcuni schizzi, di pregevole qualità realizzati con carboncino, attribuiti tradizionalmente allo stesso Michelangelo.
Attualmente è esposta nel Museo civico di Viterbo, essendovi ritornata in occasione della riapertura con una cerimonia cui ha partecipato il critico storico dell'arte Vittorio Sgarbi.
Laura Ciulli
