Viterbo RACCONTO Ma cara, non c’era mica bisogno del servizio meteo. Bastava guardare che nuvoloni neri venivano dal mare...
di Agostino G. Pasquali

 

Sabato pomeriggio ore 17, precoce buio invernale con vento e pioggia.

A casa mia, a far due chiacchiere tra amici: Tommaso con la moglie Lisa, Paolo ed io.

Siamo in taverna: caminetto acceso, marsala d.o.c. e tozzetti viterbesi non d.o.c. ma fatti in casa da Lisa.   

     Di che cosa parliamo? Ma del tempo naturalmente, cercando di capire se è pazzo o imprevedibile, se è cambiato, oppure se è oggi, 15 novembre, come è sempre stato a novembre.

     Tommaso, che è per natura uno scettico scientifico, dice che il “tempo meteorologico” è un concetto astratto, una convenzione  inventata dagli uomini, in particolare dagli inglesi, per  chiacchierare e lasciar trascorrere quell’altro “tempo”, quello dell’orologio, oziando piacevolmente, come stiamo facendo noi ora.

     Ci spiega Tommaso: “Noi dovremmo parlare di umidità, pressione, temperatura, rotazione della terra, interazione delle energie fisiche e poi, sulla base delle leggi della termodinamica, studiare gli eventi meteo e trarne delle conclusioni, e anche, perché no? delle previsioni. Previsioni che purtroppo sono poco attendibili. Sono appena un po’ più attendibili di quelle che si basano sulle uscite ritardate dei numeri del lotto per scommettere “scientificamente”... e perdere… però scientificamente, il che è una bella consolazione”.

     Lisa non è d’accordo con il marito. E quando mai una moglie normale è d’accordo con il marito? e gli fa notare che le previsioni meteo sono oggi piuttosto precise, che la meteorologia ha acquistato credibilità: “Infatti questa mattina era prevista pioggia in arrivo. Ed è arrivata puntualmente nel pomeriggio”.

     Ribatte Tommaso: “Ma cara, non c’era mica bisogno del servizio meteo. Bastava guardare che nuvoloni neri venivano dal mare verso Viterbo! Anzi ti dico che i meteorologi si sono fatti furbi : aggiustano le previsioni ora per ora. E grazie che così ci azzeccano! E’ come se io faccio la schedina del Totocalcio partendo con tutti pareggi e la modifico ad ogni gol che viene segnato. Vedi un po’ se così non faccio tredici”.

     Paolo invece crede nella meteorologia, segue tutti i servizi in TV e ci regola la sua vita. Ma non ne fa una questione di principio, anzi esce sempre con l’ombrelletto pieghevole e ride pure lui delle previsioni sbagliate.

     Infatti racconta che l’estate scorsa ha passato una settimana di vacanze sulle Dolomiti. E’ partito il sabato con un tempo splendido e previsioni di sereno stabile. E’ stato bello il primo giorno, con un sole che squagliava l’asfalto dell’autostrada. Invece c’è stata spesso pioggia nei giorni successivi.        

     Ci racconta ridendo:

 “Pioveva? Poco male! Perché voi non avete idea di come si sta bene in una baita di montagna quando il tempo è brutto. Intanto ci si va comodamente con la funivia, senza ammazzarsi di fatica scarpinando su per i sentieri. Si entra in un ambiente da favola che sembra un cartone animato di Walt Disney (avete presente Biancaneve e i sette nani?);  si mangia polenta e salsicce; si beve vino o birra, come vi pare, e poi il vin brulé e la grappa di pere, una vera delizia! 

    In un angolo c’è uno che suona e canta le musiche tirolesi e fa lo jodel; la gente familiarizza subito, ci si prende sottobraccio e si dondola ritmicamente a destra e sinistra, e, si vi va, si balla pure alla bavarese, cioè battendo le mani e dando schiaffi su cosce e ginocchia… ovviamente le proprie. Chi se ne frega del maltempo!”

     Raccolgo l’involontaria provocazione di Paolo, che forse non è proprio del tutto involontaria, dato che Paolo conosce un certo debole che ho per le Dolomiti. Infatti nel mio piccolo, nella taverna dove siamo, ho creato un’atmosfera vagamente tirolese. La tavola, la panca e le sedie sono di pino chiaro. Il camino è incorniciato da listoni di abete e sul ripiano troneggiano due boccali da birra col coperchio di alpacca. Alla finestra ci sono tendine di pizzo con le silhouettes stilizzate di omini e damine in costume tirolese.

     Dunque tolgo via il marsala e tiro fuori dal frigorifero un paio di bottiglie di birra, una di vino Gewürztraminer e una di Birnenschnapps (grappa di pere); metto tutto in tavola con quattro Krüge, i bicchieroni bavaresi decorati con losanghe celesti.

     “Prosit!” e giù una bella bevuta. “Prosit!” e un’altra bevuta. Al terzo “Prosit!” l’atmosfera diviene piuttosto esuberante. Inserisco nello stereo un CD con valzer viennesi. A Lisa vengono gli occhi lucidi e dondola dolcemente sulle onde sonore “..der schönen blauen Donau”. Lisa si alza e invita : “Chi vuole danzare?”

     Paolo le si accosta e fa un inchino stile ottocento, che è insieme ironico ed elegante. Io mi prenoto per il valzer successivo. Certo i jeans e le sneakers di Lisa non suggeriscono un’atmosfera da “principessa Sissi”, ma Lisa e Paolo non se ne curano e volteggiano romanticamente. A me viene un po’ da ridere.

    Tommaso invece ci guarda di traverso: forse perché i tedeschi (e assimilati) gli sono da sempre  antipatici.

Agostino G. Pasquali