Viterbo LACCONTO AI LETTOLI Non sto facendo un'elegia della potenza cinese e del suo odioso regime totalitario, ma sto rosicando amaramente, pensando ai nostri tesori sperperati
di Zampa Zapping n.2

Come cambiano i tempi! Una volta questa esclamazione rappresentava un espediente per insultare qualcuno senza essere esplicitamente volgare, oggi è un augurio di successo imprenditoriale.

Se ci siamo limitati a valutare la pacifica invasione gialla osservando la miriade di negozi, ristoranti etnici e fabbrichette sorti come funghi nel nostro Paese e in tutte le altre nazioni del mondo, abbiamo immaginato che l'esodo di massa, causato dalla crisi economica di una Cina popolata da oltre un miliardo di persone e ostaggio di un regime assolutista, abbia lasciato in patria solo una massa di poveracci obbligati a lavorare 24 ore al giorno, in cambio di una tazza di riso, per produrre scadenti oggetti di uso comune, in un ambiente misero, degradato e superinquinato.

Se abbiamo notato che, ormai, molte offerte di lavoro richiedono la conoscenza del cinese o sono direttamente rivolte a madrelingua cinesi, abbiamo pensato che i nostri imprenditori, anche piccoli, stiano ormai comprando le merci in Cina, perché meno costose.

Se abbiamo rilevato che, negli ultimi anni, oltre ai turisti giapponesi, nelle nostre città d'arte circolano molti turisti cinesi, abbiamo dedotto che si tratti esclusivamente di un'elite di imprenditori, arricchitisi con la produzione di lucette per l'albero di natale, fiori finti e articoli casalinghi di bassa qualità.

SBAGLIATO! Ormai tutto ciò è storia passata. O meglio, è solo la punta dell'iceberg.
Il sogno americano è stato soppiantato dal sogno cinese, che viaggia a velocità vertiginosa e ne ho avuto ulteriore conferma girovagando, come al solito, in seconda serata, sui canali televisivi, per avere un po' di compagnia mentre lavoravo al computer.

Sento la sigla di Speciale TG1 e lancio uno sguardo sulle immagini notturne di una grande città moderna, illuminatissima, piena di grattacieli, ponti smisurati e grandi aree verdi.
Immagino sia un servizio girato in America, ma guardando meglio i numerosi passanti che si aggirano tra le vetrine illuminate delle grandi firme italiane e dei saloni dell'automobile, vedo che si tratta di giovani cinesi allegri e abbigliati alla moda (molto diversi dagli umili e sempre imbronciati commessi dei bazar cinesi del nostro Paese e molto più simili ai loro giovani imprenditori che stanno gestendo nuove start-up dove noi abbiamo abbassato le serrande).

Dov'è finita la Pechino fumosa, con le strade affollate da milioni di biciclette, cavalcate da tristi personaggi coi vestiti fotocopiati? Eppure queste immagini di degrado risalgono solo a qualche anno fa!?!

Internet ha prodotto la rivoluzione industriale cinese in soli dieci anni. Per uscire dalla povertà è sufficiente un computer o un cellulare ed una connessione internet. Quindi, la rete è stata diffusa rapidamente ovunque, anche nei centri rurali. Nella sterminata Cina, non c'è luogo ove non si possa comunicare con internet o con un cellulare. Nella piccola Italia, la rete è ancora presente “a macchia di leopardo” e, spesso, con una pessima qualità di trasmissione.

L'età media, in Cina, è 30 anni. Tanti giovani istruiti (o autodidatta), determinati ad arrampicarsi per risalire la scala sociale, hanno osservato attentamente l'Europa e l'America, hanno identificato i caratteri vincenti e preso le distanze dai veleni che stanno soffocando le ex potenze mondiali. Quindi hanno deciso di sostituire la quantità con la qualità e, nel giro di pochissimi anni, sono già più avanti di noi, che stiamo a piangerci addosso per la recessione, ottenendo solo di affogare nelle nostre lacrime.

Ridimensionata e riqualificata la produzione di oggetti di uso quotidiano, da qualche anno la Cina produce hi-tec di avanguardia, servizi e piattaforme informatiche, beni industriali sofisticati e di alto livello e sta realizzando grandi poli industriali e di servizi per le industrie, anche con lo scopo di attrarre in Cina l'attività delle migliori aziende europee.

Il governo, per contenere l'entusiasmo esterofilo, ha creato dei filtri che impediscono l'accesso ai social network del resto del mondo. Viene chiamata la grande muraglia di fuoco. Servono software speciali per eludere i filtri, ma gli inarrestabili giovani cinesi riescono comunque a forzare il blocco.

Dopo due generazioni di mortificazione dell'individualismo e di abiti tutti uguali, è esploso l'amore per la bellezza e il benessere. In Cina c'è fame di design, moda e bellezza. I giovani cinesi ambiscono a raggiungere lo standard di vita europeo. Sono nate persino scuole di galateo.

I giovani imprenditori cinesi considerano il loro paese una “potenza globale” e curano lo stile, mirando a divenire un esempio anche di civiltà e di gusto. (per nostra fortuna, hanno ancora idee poco chiare sul buon gusto ed il corretto abbinamento stilistico e, quindi, ci giudicheranno utili ancora per molto tempo).

Dal punto di vista ambientale, le nuove megalopoli cinesi, (molte e diffuse sul territorio, con popolazioni che vanno dai 10 ai 15 milioni di abitanti), sono seriamente impegnate in un progetto di sviluppo sostenibile che sta rapidamente smantellando le industrie inquinanti e gli agglomerati urbani obsoleti, rimpiazzandoli con miracoli del design industriale, commerciale e abitativo, bellissimi complessi futuristici in cui si tiene conto anche del comfort dei dipendenti.

Shenzhen, ad esempio,  è una megalopoli detta anche Silicon Dragon, (versione cinese della Silicon Valley americana) dove si sta realizzando lo standard di telefonia mobile 5G che, entro il 2020, rivoluzionerà la comunicazione, mandando in pensione i 3G e 4G realizzati da giapponesi e americani. Il progetto è finanziato esclusivamente da aziende asiatiche.

E le povere comunità rurali? Si sono svegliate anche quelle e, nel giro di 5 anni, trasformate in fiorenti centri di e-commerce. Il livello del reddito individuale si è decuplicato. Come è avvenuto?
Becham fino al 2006 era un povero centro rurale, poi un giovane ha scoperto l'e-commerce. Vedendo che si stava arricchendo, i compaesani sono andati a chiedere di insegnare loro il sistema. In pochi anni tutta la popolazione ha aperto negozi virtuali e molti altri centri rurali ne hanno seguito l'esempio.

Altri giovani intraprendenti hanno creato la piattaforma Taobao per l'e-commerce, ormai utilizzata da tutti coloro che vendono in rete mediante i portali Alibaba che, quest'anno, hanno venduto 350 miliardi di euro di merci online, sia in Cina che nel resto del mondo. Viceversa, sempre attraverso Alibaba e Taobao, molte piccole e medie imprese italiane ed europee vendono i loro prodotti in Cina.

Chongchjin è la più grande metropoli del mondo. Il centro informatico cominciato a costruire nel 2010, oggi contiene un milione di computer, raccoglie e analizza i dati di tutta la Cina e non solo. La città ha otto porti fluviali ed una linea ferroviaria che arriva in Europa, attraverso la Bielorussia, trasportando le merci in pochissimi giorni, un quarto del tempo impiegato dalle navi.

Le possibilità di lavoro si moltiplicano a ritmi vertiginosi, altrettanto le infrastrutture e i servizi pertanto, entro il 2020, il 60% del miliardo e duecentomila cinesi che vivono in patria, si stabilirà nei centri urbani.
Conseguentemente al rapido boom economico e industriale cinese, il mandarino è la lingua più parlata nel mondo ed ha superato anche l'inglese.

Cosa fanno i Cinesi quando hanno raggranellato un gruzzoletto da destinare al superfluo? Prima di tutto comprano abiti e accessori originali o copiati dalle grandi firme italiane della moda, poi prenotano un viaggio last minute per l'Europa e vengono a farsi una bella vacanza.
Dimenticavo: è esploso anche il boom della chirurgia plastica. Basta con gli occhi a mandorla, le cinesi vogliono occhi adeguati per truccarsi all'europea.

E noi italiani? Continuiamo a recedere al punto che chiudono persino alcuni negozi cinesi.
Preciso che non sto facendo un'elegia della potenza cinese e del suo odioso regime totalitario, ma sto rosicando amaramente, pensando ai nostri tesori sperperati e a tutto quello che non siamo stati capaci di fare, pur avendo a disposizione tutti gli strumenti che loro si sono dovuti inventare ed essendo partiti con un vantaggio secolare.

Loro stanno raggiungendo il mito della ricchezza diffusa prodotta dal lavoro, noi aspiriamo a sopravvivere ottenendo il “reddito di cittadinanza”!
In conclusione, a chiunque abbia qualche idea da sviluppare e non intenda farsi strangolare dalla grettezza del nostro sistema bancario, politico e fiscale o imbalsamare dai mille cavilli della nostra burocrazia, non resta che dire di ANDA' A FA IN…CINA!

Zampa