Viterbo CRONACA I rappresentanti dei vari comitati organizzativi hanno raccolto l’invito lanciato dal presidente del Sodalizio viterbese, Massimo Mecarini
di Tiziana Mancinelli

Il Sodalizio dei facchini di Santa Rosa si prepara a diventare il centro di una rete le cui maglie saranno rappresentate da altrettante realtà similari nate in molti Comuni della provincia viterbese sotto l’effige della tradizione delle Macchine a spalla.
I rappresentanti dei vari comitati organizzativi hanno raccolto l’invito lanciato dal presidente del Sodalizio viterbese, Massimo Mecarini, e ieri hanno partecipato al primo incontro che si è tenuto presso la Chiesa di santa Maria della Pace.
Tra i primi obiettivi quello di redigere uno statuto che ufficializzerà la nascita concreta di questo nuovo organismo con lo scopo di valorizzare tramite sinergie comuni le varie realtà della provincia che vantano una tradizione, molto spesso con lo stesso carattere antico e prestigioso di quella che si coltiva nel capoluogo, del trasporto delle macchine a spalla.
“Siamo tutti sullo stesso piano”, dice il presidente del Sodalizio dei facchini agli intervenuti, “conta solo la fede, la forza e la volontà”. E così nasce la prima idea del nome da dare alla rete: “tutti di un sentimento”.
Tutti meno uno: il Comune di Viterbo ancora una volta il grande assente, oramai completamente escluso dalle attività del sodalizio, e anche in questo momento che potrebbe segnare un nuovo corso di una tradizione che connota non solo il capoluogo, con la Macchina di Santa Rosa, ma anche il resto della provincia, dove sono radicate simili usanze di trasportare a spalla baldacchini più o meno elevati in onore del santo del luogo.
Così ieri pomeriggio hanno portato il loro saluto, ed espresso il parere favorevole all’iniziativa di costituire una grande rete, numerosi comuni della provincia. Si è parlato anche di Viterbo, dove oltre al trasporto della Macchina di Santa Rosa si tengono altre importanti processioni, tra cui quella famosissima della Trinità, raccontata da Gianfranco Quatrini.
“Si tiene in memoria di un fenomeno fisico straordinario che devastò a quei tempi la città”, spiega, “i viterbesi trovarono riparo nell’abbraccio della Madonna Maria Santissina Liberatrice che da quel momento in poi fu oggetto di un diffuso e sentito culto.”
La processione della Trinità, risalente al lontano 1340, ha una particolarità: “Portiamo il baldacchino a piazza del Comune”, racconta lo stesso Quatrini, “dove lo attende il vescovo e il sindaco per iniziare la processione che quindi non esce dalla chiesa”.
Dopo di lui prende la parola Diego Terzoli del Comitato Santa Barbara, il quartiere che quest’anno ha fatto sfilare per la prima volta la propria mini macchina.
Segue Manlio Albertini, capomacchina nella processione del Cristo risorto di Tarquinia e Alfredo Fazio presidente comitato centro storico nato nel 1966. In proposito Mecarini sottolinea: “A Viterbo, a differenza delle altre città che hanno ottenuto il riconoscimento Unesco, abbiamo un vivaio di ragazzi che crescono sotto le Macchine di quartiere per arrivare, poi, a fare la prova di portata per la Macchina grande. Hanno la divisa cucita addosso”.
Pino Loddo, capofacchino del Pilastro, con un comitato nato nel 1967, racconta della prima mini Macchina fatta di cartone e sottolinea la grande amicizia con il comitato centro storico. Amicizia che significa collaborazione e quindi “rete”, il progetto che il Sodalizio dei facchini di Santa Rosa ha lanciato ieri dalla Chiesa di santa Maria della Pace su tutta la provincia viterbese.
C’è anche Antonio Tosi, presidente del sodalizio Santa Dolcissima di Sutri e Arnaldo Veruschi in rappresentanza della processione che si tiene a Tuscania. Qui in realtà ce ne sono ben cinque: due dedicate alla Madonna Addolorata, le più importanti, due alla Madonna di Lourdes e una alla Madonna del Rosario.
Il trono che sfila a Tuscania per la Madonna Addolorata è del 1845, è trasportato da sedici araldi riuniti in un’associazione formata da 180 elementi, di cui ottanta uomini e cento donne. C’è anche San Vittore di Vallerano, rappresentato da Paolo Procaccioli. Qui i portatori sono dodici uomini che si tramandano il ruolo da generazione in generazione. Raccoglie l’invito di Mecarini, e aderisce all’iniziativa, anche Ronciglione con San Bartolomeo. In rappresentanza del Comune dei Cimini arriva Giovanni Piferi: “Da trentacinque anni questa Macchina non si portava più. Abbiamo fatto una colletta tra la popolazione raccogliendo venti milioni delle vecchie lire che sono stati utilizzati per restaurarla. Dal 1997 si è ricostituito il comitato e dopo un anno è avvenuto il primo trasporto. Non ci credeva nessuno, ma la volontà ha prevalso” racconta Piferi.
Chiudono questo primo incontro dedicato alle presentazioni Luigi Mechelli presidente Avis, Giovanni Cionfi presidente dell’associazione culturale Pilastro, Paola Massarelli presidente dell’Admo e Paolo Bracaglia, presidente del comitato festeggiamenti Pianoscarano, uno dei primi a Viterbo, impegnato intensamente nel sociale, oltre che nella cultura: quest’anno ha distribuito alle famiglie 194 pacchi.
Sul versante più folkloristico il comitato organizza il popolare palio delle botti: “I bottaroli sono quasi tutti facchini” dice Bracaglia, sigillando un po’ a nome di tutti il patto di collaborazione che sta nascendo tra il sodalizio e tutta la provincia.
Tiziana Mancinelli
