Viterbo CRONACA La Scuola è una Istituzione, così come stabilito da ciò che resta della nostra Costituzione.

Leggi anche la lettera della dirigente alla fine del comunicato

"Gentile Professoressa Bentivegna, nel ringraziare per la mail-ramanzina denominata “chiarimenti”, vorremmo, a nostra volta, ribadire che non ci sentiamo “adulti compiaciuti” né “deresponsabilizzati” ma cittadini consapevoli e così vorremmo fossero i nostri figli grazie alla formazione che ricevono in famiglia ed a scuola.

La Scuola è una Istituzione, così come stabilito da ciò che resta della nostra Costituzione, non un servizio come vorrebbero, invece, intenderla tutte le più che discutibili riforme che si sono succedute dalla famigerata legge 59 in poi.

E’ oltremodo triste la visione aziendalista, regolata solo da profitti, costi, perdite, performance, marketing, sotto l’egida di un presunto efficientismo di stampo imprenditoriale, scevro da qualunque senso di crescita umana e civile.

I costi della scuola che sosteniamo sia come cittadini che come genitori, non crediamo affatto saranno sprecati per un periodo di “occupazione”, in “orario d’ufficio”, che invece può rivelarsi un utile e proficuo esercizio di cittadinanza attiva.

Molto spesso i ragazzi sono migliori di noi adulti, e conducono le loro battaglie disinteressatamente e con grandi ideali in tasca. Conducono battaglie che dovrebbero essere, invece, pertinenza di noi “adulti”.

E combattere per la tutela dei principi Costituzionali va fatto a prescindere, come precisa scelta di campo, fosse anche per “solo” valore testimoniale. I ragazzi difendono la Scuola pubblica, o meglio la Scuola Statale (la stessa che è definita dalla Costituzione) e bene fanno, ed anzi noi “adulti” dovremmo essere al loro fianco o, più correttamente, precederli.

A seguito di circa quindici anni di riforme scellerate e di funzionali campagne denigratorie, ormai siamo alla soluzione finale: dopo la “buona scuola”(nella sua declinazione invalsi-costo standard-fondazioni- job act) della Scuola Statale, cioè la scuola di tutte e di tutti (merito indiscutibile riconosciuto persino dall'oracolo OCSE), non resterà che un pallido ricordo sui libri…ops sugli e-book.

Come genitori siamo molto sereni circa il senso di responsabilità dei ragazzi, che certo non arrecheranno danni all’edificio, e come cittadini non abbiamo alcun rammarico a “sprecare” i soldi di questi giorni, che invece consideriamo spesi, o piuttosto investiti, a favore di una crescita del senso di appartenenza ad una comunità democratica, un momento formativo per lo sviluppo di cittadini che, in quanto tali, siano partecipi, attivi, propositivi, combattivi.

Le occupazioni sono una delle forme della Democrazia avanzata, senza le quali, in Italia, non ci sarebbe  né democrazia scolastica, né sociale, né sui luoghi di lavoro, né nella divisione della proprietà.

Sono azioni, per certi versi, radicali ma non violente, che da sempre accompagnano il cammino di ogni nuova conquista nel campo dei diritti o del mantenimento degli stessi, come nel caso specifico in essere. La Scuola Statale si difende anche con le occupazioni e le autogestioni.
Porgiamo distinti saluti 

I genitori
Rossella De Paola
Katiuscha Balbo
Maria Antonietta Fravolini
Debora Massolo

La lettera del dirigente scolastico Bentivegna

M.I.U.R.
MINISTERO DELL’ISTRUZIONE, DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA
UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE PER IL LAZIO
LICEO SCIENTIFICO STATALE
“PAOLO RUFFINI”
01100 VITERBO Piazza Dante Alighieri 13  0761/340694  0761/227186  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Cod.Mecc.VTPS010006 C.F. 80015790563  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.;  www.liceoruffiniviterbo.gov.it

Prot.n.9470/C Viterbo, 10 Dicembre 2014

Agli STUDENTI e ai GENITORI

Oggetto: iniziative studenti: chiarimenti

Cari Studenti e Cari Genitori,
è noto a tutti che la scuola è luogo di formazione civile. In questo senso la scuola, in particolare quella superiore, deve senz’altro, nei limiti dei suoi compiti istituzionali, favorire e valorizzare l’interesse dei giovani per la dimensione politica, sia attraverso lo studio delle materie scolastiche, sia mettendo a loro disposizione i suoi locali in orario pomeridiano per approfondire i problemi della società e della scuola da loro più sentiti.

Gli studenti devono però essere consapevoli che se la politica è cosa seria e importante, devono risultare serie e credibili le forme della loro protesta. Ben altra credibilità avrebbero, anche agli occhi dell’opinione pubblica, attività politico-culturali organizzate dagli studenti durante il pomeriggio, oltre che nelle assemblee di Istituto e di Classe in orario scolastico. Esistono poi tanti modi per far conoscere le proprie rivendicazioni, da internet ai volantini, dai comunicati stampa alle petizioni, oltre alle molte forme di pubblica manifestazione, purché rispettose delle leggi e dei diritti altrui.

Proprio perché sappiamo che la scuola pubblica è un’istituzione fondamentale per la nostra democrazia, ribadiamo la nostra disponibilità a far sì che tutti gli studenti che lo desiderano trovino nella scuola l’opportunità di esprimere le loro idee e di far conoscere le loro richieste, ma come dirigente scolastico ho il dovere di garantire il rispetto delle regole che governano la comunità scolastica, cioè le leggi dello Stato e i Regolamenti di Istituto, di tutelare il diritto allo studio di tutti gli allievi e di preservare l’integrità e la funzionalità delle strutture scolastiche.
Invito tutti a riflettere sul fatto che la scuola è un servizio pubblico, pagato dai cittadini con le tasse, e che ogni giorno di interruzione delle lezioni è un grave spreco di risorse, oltre che una lesione del diritto allo studio di tantissimi studenti.

Con l' occupazione di una scuola (a volte persino con il consenso compiaciuto di alcuni adulti), piuttosto che di un ospedale o del municipio manca il senso del servizio pubblico, manca la consapevolezza che si tratta di una cosa seria e di valore. Sia sociale che economico.
Un giorno di scuola costa una enorme cifra di denaro pubblico e c' è chi lavora per pagarlo.
Uno studente delle scuole secondarie costa allo stato circa 8 000 euro l' anno, cioè 40 euro al giorno di lezione.

Una classe di 25 studenti ne costa 1000. Il "fermo" di una scuola di 43 classi ne costa 43.000 al giorno. Né va trascurato che quel denaro viene dalle tasse, pagate in primo luogo dai lavoratori dipendenti. Il padre di uno degli occupanti deve lavorare in media quasi un mese per guadagnare quel che la classe di suo figlio evapora in un giorno.

La scuola pubblica, per definizione, non è proprietà né dei dirigenti, né degli insegnanti, né degli studenti, ma si può dire che il "proprietario" è la collettività, che fissa le regole per poterne usufruire. E' questo che ne fa un servizio pubblico, a disposizione di tutti , nel rispetto di quelle regole. In questo senso nessuna delle componenti della scuola ha diritto di appropriarsene, per qualunque motivo e di impedirne l'uso ad altri.

Come ho avuto modo di ripetere più volte in questi giorni, la nostra scuola è aperta al dialogo, i ragazzi sono tutelati nella loro libertà di espressione. Non si "chiudano" dentro ma si "aprano" in un dialogo costruttivo con il mondo degli adulti, ma di pomeriggio; di mattina seguano regolarmente le lezioni che garantiscono il loro diritto allo studio.

In nome del Patto di Corresponsabilità chiediamo a tutti gli attori della comunità scolastica, compresi i genitori, di dire no alla liturgia delle occupazioni come rito obbligato dell'autunno che deresponsabilizza gli adulti e priva i giovani del nostro contributo e sostegno.
La scuola pubblica non si difende con le occupazioni, né con le autogestioni.

F.to IL DIRIGENTE SCOLASTICO
Prof.ssa Maria Antonietta Bentivegna