Viterbo RICORDI Era l'anno 1958, da poco tempo ero arruolato nell'Esercito Italiano

 

I primi freddi del mese di dicembre si sono fatti sentire e con loro è iniziata la grande pubblicità reclamizzante i prodotti di maggior consumo nel giorno del Santo Natale e del primo giorno dell'anno prossimo.

E' una musica assordante che rattrista, almeno nel mio caso, l'animo. Con tutto il rispetto alla santità della ricorrenza della nascita del Salvatore del mondo a me spunta, da ogni poro della pelle, commozione e tristezza.

Per oltre settanta anni ho allestito il presepe nella mia famiglia, luogo nel quale la sera del Santo Natale era punto di incontro, anche se breve, per recitare una preghiera di ringraziamento per come era trascorso l'anno. 

Gli anni trascorrono veloci e nella burrasca dei problemi esistenti in ogni famiglia ci si aggrappa alle feste dei nipoti, dei figli e non per ultimo alle feste religiose. Il guaio è che quando ci si mette a tavola si notano molte sedie vuote e dentro al "cassettino dei ricordi" di chi è più sensibile, c'è sofferenza. 

E' naturale ricordare e proprio perché è naturale, voglio ricordare un Natale che ho trascorso lontano dalla famiglia.

Era l'anno 1958, da poco tempo ero arruolato nell'Esercito Italiano come militare di leva presso l'80° Reggimento Fanteria "Roma" C.A.R. di stanza ad Orvieto. Nell'ambito della propria compagnia avevamo fatto il sorteggio di chi sarebbe andato a casa per Natale e chi invece, sarebbe andato a casa per il capodanno 1959.

La  sorte volle farmi trascorrere il Natale ad Orvieto. La mattina del 25 dicembre 1958 mi chiamarono via radio invitandomi a presentarmi in parlatorio. 

Per me fu una sorpresa, non aspettavo nessuno anche in considerazione al fatto che mia sorella Bruna era prossima a mettere alla luce una creatura e quindi, giustamente, tutte le attenzioni erano rivolte verso quel magnifico evento. 

Di mala voglia scesi fino al piazzale antistante l'ingresso, senza avere la minima idea del motivo della mia presenza in loco anche in considerazione al fatto che gli uffici, dove prestavo servizio come scritturale, erano chiusi.

Rimasi per un attimo senza fiato, al centro dell'ingresso della caserma vidi mio cognato Vinicio Galeotti che era venuto ad Orvieto per trascorrere il Santo Natale in mia compagnia. 

Trascorremmo una magnifica giornata mangiando le stesse cose che mamma e Bruna avevano cucinato per la famiglia e che mio cognato aveva dentro le due borse che portava, carinamente, con sé, per mangiarle in mia compagnia.

Quello fu uno i miei migliori giorni natalizi trascorsi con l'affetto di un familiare, perché inaspettato.

Bruno Matteacci