Viterbo CRONACA E’ noto che la parola ‘contestazione’ ha due significati: notifica e protesta
di Aggì

Ho letto la lettera che quattro mamme hanno scritto alla Dirigente Scolastica Bentivegna e mi è venuta voglia di riaprire il ‘Vocabolario Impertinente’.
Ma sì, mi son detto, perché no, almeno per una volta, per un solo vocabolo. Dunque ecco:
C come : Contestazione
E’ noto che la parola ‘contestazione’ ha due significati: notifica e protesta. Però nel primo significato è usata poco e solo in ambiente giudiziario e burocratico. Nel secondo significato è usata tanto, pure troppo. Si esagera e mi vien voglia di contestare (nel senso di protestare) contro la contestazione.
Chiunque si azzardi a dire qualche cosa di non gradito, non importa se detto legittimamente o no, viene subito contestato. E’ il caso della dirigente Bentivegna?
Mi sono consultato con i miei amici-collaboratori, che i miei lettori conoscono bene.
J1 e J2 sono stati di parere opposto. Ma si sa come sono diversi quei due.
- J1 è un ‘perbenino’ (voglio dire: la parte per bene che c’è in me) e ha sostenuto che la dirigente ha fatto il suo dovere. Una volta tanto che un funzionario pubblico fa il suo dovere, deve essere approvato e apprezzato, anche nel caso che non abbia il 100% delle ragioni. Ma nella vita reale chi ha mai ragione al 100%? Quindi J1 approva l’operato della dirigente.
- J2, l’impertinente, ha dato ragione alle madri sostenendo che in quest’Italia in mano a mafia e delinquenza politica, dove tutti fanno casino per farsi gli affaracci propri, è doveroso dare ai giovani la possibilità di fare il loro po’ di casino. Perché in fondo di casino si tratta, quando i giovani occupano una scuola.
- Mio cugino Angelo che, come sapete è stato un insegnante, ricorda le occupazioni dei tempi suoi e le pene che gli hanno fatto passare gli studenti che occupavano le aule e deridevano gli insegnanti. Però se all’inizio dell’anno erano tutti galletti presuntuosi, a fine anno erano polli che mendicavano in ginocchio la sufficienza. Ma lui li bocciava se son sapevano la sua materia e, se gli capitava l’occasione, gli diceva : “Caro il mio ragazzo, lo sai che chi semina vento raccoglie tempesta? Lo sai che chi semina ignoranza raccoglie bocciatura?”
- Meco Torso ovviamente non mi ha potuto ancora parlare. Chissà se mi verrà a trovare in sogno la prossima notte?
Democraticamente dovrei dire che ha ragione la dirigente: due voti favorevoli a lei e uno contrario. Ma questo tipo di democrazia non mi convince, è troppo semplicistico. Io per decidere ho bisogno di buoni ragionamenti e di fatti probanti.
Della lettera delle mamme mi ha colpito un’affermazione : Molto spesso i ragazzi sono migliori di noi adulti, e conducono le loro battaglie disinteressatamente e con grandi ideali in tasca.
E’ vero! Peccato che da adulti dimentichino i buoni propositi e che gli ideali gli sfuggano attraverso qualche metaforico buco delle tasche. Questo pare sia successo agli adulti di oggi, che sono stati i giovani di ieri. Questa metamorfosi da giovani idealisti ad adulti senza scrupoli dipende dalla scuola che gli ha impedito di occupare le aule? Oppure l’occupazione delle aule gli ha insegnato che la protesta violenta paga, indipendentemente dal torto o dalla ragione?
Gli adulti di oggi, quindi anche io, la dirigente, le quattro mamme, abbiamo studiato in una scuola che doveva essere migliore dell’attuale, visto che nella lettera si afferma che la scuola è stata rovinata dalle “più che discutibili riforme che si sono succedute dalla famigerata legge 59 in poi”. Prima di questa legge che è del 1997 dunque la scuola, la nostra scuola era migliore di quella attuale? Non ci si capisce più niente.
Dunque non so darmi una risposta. E allora chiedo aiuto a chi se ne intende.
Rivolgo un invito a quei signori che scrivono su questo giornale di politica, di società, di etica:
mi fate sapere che ne pensate?
Mi rivolgo a Lutor, che non esita a tirare sassi in piccionaia e ha un’ottima mira, all’avvocato ecc Giuseppe Bracchi che è sempre così sicuro di sé e ricco di dotte citazioni, a Baccaione pronto alle invettive, a Agostino G. Pasquali che però da un po’ di tempo si è disimpegnato e scrive romanzetti rosa, a Ivano Aidala lucidamente attento alla cronaca, a Mario Olimpieri che con la poesia distilla gocce di saggezza.
E, se ho dimenticato qualcuno, gli chiedo scusa. Intervenga comunque e farà piacere a me e a tutti i lettori, ai quali un argomento così importante sta di certo a cuore.
Prima di chiudere racconterò un episodio della mia vita di studente di tanti anni fa.
Ero al penultimo anno di liceo. Gli studenti del mio istituto proclamarono uno sciopero (non un’occupazione, allora non era neppure immaginabile questo esercizio di democrazia).
Non ricordo il motivo, ma fu sicuramente un pretesto, politicamente giustificatissimo, per una vacanza fuori legge. Nella mia classe scioperammo tutti eccetto quattro. Il giorno dopo il preside sospese per tre giorni gli scioperanti. I quattro crumiri si fecero dunque uno più tre giorni di scuola da soli, interrogati a raffica da tutti gli insegnanti che così li punirono, perché se avessero scioperato tutti, avrebbero fatto festa anche gli insegnanti. Beh! così si disse, ma fu certo una malignità.
Però dopo qualche giorno ci accorgemmo che quei quattro erano diventati i più bravi, perché quel ripasso forzato gli aveva permesso di colmare le loro lacune dello studio. Ma noi scioperanti, vittime di quel dittatore che era il preside, ci sentivamo un po’ martiri per la libertà democratica.
Aggì
