Cellere POESIA Quel che adesso vi svelo è cosa vera e son deciso e pronto qui a giurare che la deposizione mia è sincera
di Mario Olimpieri

Roberto Benigni

La spiegazione dei dieci comandamenti, sviluppata da Roberto Benigni in televisione, mi ha riportato indietro negli anni, quando egli commentò l’ultimo canto del Paradiso della Divina Commedia, invitando gli spettatori a vedere Dio in tutte le creature, anche negli animali, nelle piante, nelle stelle.

In quella circostanza scrissi questi versi che sottopongo alla vostra attenzione:
 
Metrica: terzine dantesche.

La divina serata
        Non dite che mia mente è nell’oblio
  se affermo d’aver visto ieri sera
  il volto dell’eterno, eccelso Iddio.
        Quel che adesso vi svelo è cosa vera
  e son deciso e pronto qui a giurare
  che la deposizione mia è sincera.
        Mi conducea per mano un ver giullare
  dai precedenti nobili ed insigni,
  dedito ognor a ridere e scherzare:
        sì sì, quel toscanaccio di Benigni.
  Celiando incominciò il suo tragitto,
  poi perse i detti ameni (e mai maligni),
        ed il mio cuore fu da lui trafitto
  perché con sua promessa affascinante
  mi fe’ restar di stucco e alquanto zitto.
        M’assicurò lì subito all’istante
  che ben presto m’avrebbe assai stupito
  e incominciò a parlar d’un certo...Dante,
        d’un suo vïaggio nell’empireo sito,
  fino al cospetto dell’Alto Fattore,
  dalla cui visïone incenerito
        ei non rimase, ché il buon Creatore
  miracolo gli fece sovrumano
  di resistere a tanto suo splendore.
        La guida ancor di più strinse mia mano
  e sicura promise che anch’io,
  (sebbene il sole fosse ormai lontano),
        vedere avrei potuto il Sommo Iddio.
  Giunti in prossimità d’un verde prato,
  in pieno soddisfece il mio desio:
        indicommi un bel fiore lì sbocciato
  e disse a me, che titubante ero,
  essere proprio quello il Dio cercato;
        ed affermo che Dio vidi davvero.
  Proseguimmo il cammino e un po’ più avanti                                                 
  scorgemmo nel bel mezzo d’un sentiero
        due pettirossi allegri e saltellanti.
   Il cuore mi batteva, e il passo incerto
   fe’ dire al duca mio: “Che fai, t’incanti?”.
         “Sì”, risposi, “ché Dio ancor scoperto
    ho in queste delicate creature;
    l’ho visto, credimi, ne sono certo!”.
 Sorrise il mio maestro, e più premure
             ver’ me manifestò; colse un trifoglio
 dicendo: “Fissa con pupille pure
          sì misteriosa pianta”, e con orgoglio
  giuro che vidi lì Dio uno e trino
  assiso nel fulgore del suo soglio.
          Poi, come uscito da un sogno divino,
  ebbi di nuovo la normal visione;
  più non c’era la guida a me vicino,
          e provai una strana sensazione.
  Perduto l’iniziale turbamento,
  in possesso tornai della ragione;
          procedetti con passo molto lento,
  sentendo l’animo rinvigorito,
  il cuore in pace, forte e assai contento
          perché gran verità aveo capito:
  tutto è Dio quel che vedo e tutte belle
  son le creature del mondo infinito,
          dall’umil bruco alle fulgenti stelle.

 Mario Olimpieri


            Furon migliori assai le spiegazioni
            d’un convinto ed emerito giullare
            che cento e mille insipidi sermoni
            partiti con routine dall’altare.