Roma CRONACA A nulla sono valsi gli appelli del sindacato
Nell’ultimo incontro in Regione Lazio la Catalano e Unindustria di Viterbo non sentono ragioni e decidono di procedere con i licenziamenti.
Lo scorso 16 dicembre in Regione Lazio si è svolto l'ultimo tentativo di convincere la Catalano e Unindustria di non procedere in modo coatto ai 22 licenziamenti dichiarati.
A nulla sono valsi gli appelli del sindacato ad adottare azioni alternative meno traumatiche per i lavoratori e per l'intero distretto industriale martoriato dalla crisi. In tutta risposta dopo i pacchi natalizi, la direzione aziendale ha iniziato a dispensare le lettere di licenziamento.
A dire il vero il sindacato, i lavoratori, non si aspettavano tanta rigidità da parte della dirigenza aziendale. Il sindacato, i lavoratori, la stessa comunità del distretto industriale, hanno commesso l'errore di credere che la ragionevolezza avrebbe prevalso. Invece la Catalano ha sorpreso, poiché non ha saputo mantenere quello stile, quella prerogativa di attenzione verso i lavoratori e le loro famiglie che l'ha contraddistinta, anche in questi pesanti anni di crisi. Non possiamo che prendere atto di questa nuova modalità, di questo cambiamento in peggio della Catalano. Almeno ci risparmino i tentativi di giustificare le loro azioni.
La Catalano poteva procedere con i licenziamenti incentivati e volontari verso tutti i suoi lavoratori. Come ha fatto nel 2011e nel 2013. In questo modo avrebbe dato la possibilità di accompagnare alla pensione i lavoratori più anziani e mantenere in servizio i più giovani.
Con questa strategia negli anni scorsi si è giunti, attraverso l’accordo con il sindacato, ad una riduzione di lavoratori consistente in circa 80 unità, senza determinare condizioni di sofferenza per le famiglie dei lavoratori. Alla volontarietà la Catalano poteva utilizzare, se necessari, gli ammortizzatori sociali che ha disponibili, compreso il contratto di solidarietà, senza compromettere la produttività e l'efficienza di impresa. Anche in questo caso la direzione aziendale ha preferito dire di no.
Un piano di licenziamenti ad hoc pianificato già nel corso del 2014 che spiega le mancate convocazioni richieste dal sindacato per affrontare il tema del recupero di produttività ed efficienza aziendale. Più volte l'azienda ha risposto al sindacato di non essere pronta e di non preoccuparsi poiché stava ideando un modello produttivo che includeva tutti i lavoratori. Poi incoerentemente e in modo sleale la direzione aziendale ha presentato il conto, un piano di 22 licenziamenti.
Rispetto ad altre situazioni aziendali presenti nel distretto la Catalano poteva, e ancora può, gestire in modo diverso questo dubbio eccesso di lavoratori. Invece ha voluto percorrere la strada dello scontro con le organizzazioni sindacali, della sofferenza per i lavoratori, a vantaggio del profitto e del tornaconto dei soci che in questi anni hanno continuato a spartirsi consistenti somme di denaro. Un atteggiamento aziendale sbagliato, dai toni arroganti e dannosi per la stessa azienda che non guarda, in questo modo, al futuro.
Per queste ragioni il sindacato non ha firmato l'accordo che prevede 22 (o18 con lo sconto) licenziamenti coatti. Non può e non poteva il sindacato rendersi complice di un provvedimento sbagliato e dannoso in quanto esistono soluzioni alternative, migliori e praticabili. Per queste ragioni la Filctem Cgil auspica in un cambiamento di strategia e di condotta da parte della direzione della Catalano. Per queste ragioni la Filctem Cgil continuerà nelle azioni di lotta e di contestazione.
