Viterbo PENSIERI Offerte sensazionali non solo per i giocattoli per i più piccoli, ma anche per smartphone, tablet
di Luigi Torquati
Caro Direttore, ormai ci siamo e anche se ancora non è nato, il clima natalizio lo viviamo da giorni. Un clima fatto di luci, bancarelle, negozi con vetrine allettanti, dolci e leccornie varie che ti appaiono davanti nei vari supermercati e che devi fare uno sforzo sovrumano per resistere alla tentazione.

Offerte sensazionali non solo per i giocattoli per i più piccoli, ma anche per smartphone, tablet, portatili di ogni misura. Insomma la classica atmosfera natalizia al di là di crisi o flessioni varie.

Ma è questo il Natale? Tutti festeggiamo il Natale, cristiani e non; ormai non è più una festa religiosa, ci siamo appropriati di un qualcosa che dovrebbe riguardare solo coloro che credono in quel bambino nato in una mangiatoria e che veniva riscaldato da due animali e dovrebbe essere una festa povera, fraterna, improntata solo al bene comune.

Purtroppo la realtà è una sola: regali, mangiate, bevute, giochi e pur di far festa, tutti ci chiamiamo “cristiani”. Ma essere cristiano cosa significa? Mi è capitato di leggere su internet una preghiera particolare che mi ha particolarmente colpito. Permettimi, Direttore, di trascriverla per farla conoscere a te e ai tuoi lettori; è un po’ lunga, ma è troppo bella per essere ignorata.

Buon Natale, Direttore, a te, ai tuoi collaboratori, ai tuoi lettori, da uno che preferirebbe un Natale più modesto nella forma e più valido nella sostanza.

Luigi Torquati

Luigi grazie, anche a nome di tutti coloro che scrivono su questo giornale, per gli auguri che ricambio e ricambiamo col cuore. (m.g)

 

Preghiera pronunciata da un cristiano nella notte di Natale in un campo di detenzione sito a Chacabuco in Cile (nel 1973, dopo il colpo di stato militare, Pinochet trasformò Chacabuco in un campo di concentramento fino alla fine del 1974; nel campo ci sono stati fino a 1800 prigionieri, molti dei quali erano medici, avvocati, artisti, scrittori, professori e lavoratori provenienti da tutto il Cile).

Signore,

mi hanno chiesto che ti porti alcune offerte da Cristiano. Che responsabilità immensa! Perché non so se sono veramente cristiano. Vorrei esserlo, ma ciò significa vivere d'accordo con i nostri principi e noi uomini siamo tanto deboli.

Perché Signore, che cosa significa essere veramente cristiano? Lo hai detto tu stesso: "Amerai il Signore Dio tuo, con tutto il tuo cuore, con tutta l'anima e con tutta la tua mente. E amerai il tuo prossimo come te stesso". Ma Signore, chi è il mio prossimo? Il prossimo non è il prossimo.

Non è solo chi la pensa come noi. Non è solo chi ci vive vicino. Non sono solo i nostri amici e familiari: Il prossimo sono tutti gli uomini perché in tutti loro tu sei presente. Anche la tua parola ha annunciato che quando verrà l'ora finale Iddio dirà: "Allontanatevi da me, maledetti. Perché ebbi fame e non mi deste da mangiare, ebbi sete e non mi deste da bere, venni pellegrino e non mi ospitaste, ero nudo e non mi vestiste, malato, in carcere e non mi visitaste".

Per questo, Signore, è così difficile essere veramente cristiano, special­mente nel mondo d'oggi dove molti si definiscono cristiani e nel nome di questo Cristianesimo opprimono i loro fratelli, condannano a morte, si chiudono nel proprio egoismo, si dimenticano dei poveri, vivono nel pro­prio mondo angusto e senza prospettive.

Ho letto qualche tempo fa, non ricordo dove, qualcosa che credo rifletta con molta esattezza il senso del Cristianesimo. "Essere cristiani significa essere uomini per altri". Questo è il vero Cristianesimo Per cui dove c'è fame, sia dia pane. Dove c'è freddo, si dia riparo. Dove c'è paura, si dia speranza. Dove c'è odio, si dia amore. Dove c'è ingiustizia, si dia giustizia. Dove c'è persecuzione, si dia fraternità.

Credo Signore che essere Cristiano significhi anche cercare la pace, la vera pace. La pace che nasce dal perdono, la pace che nasce dalla fine dell'ingiustizia. La pace che nasce dalla fine dell'egoismo. La pace che nasce semplicemente dall'amore.

Per tutte queste cose, Signore, penso che sia molto facile dire che si è Cristiani e tanto difficile esserlo davvero.

Per questo, Signore, ti offro in questa notte che dovrebbe essere notte di pace e di amore, il mio impegno di cercare di essere cristiano, di sacrificare la mia vita, se necessario, per raggiungere il grande ideale di cercare la vera pace e essere uomo per altri.

Ti offro, Signore, i miei anni di prigione. Qui ho imparato molte cose. Tra le altre ho imparato a capire un po' di più che cosa significa essere cristiano. Ho capito che anche se si hanno idee diverse su molti argomenti, quando in fondo ai nostri cuori ci sono intendimenti retti e nobili è facile convivere! La cosa importante è essere veramente fratelli anche se abbiamo idee diverse.

Per questo, Signore, ti offro anche il mio proposito di lottare perché mai più la mia patria si divida, perché in essa regni un giorno

la vera pace e la vera giustizia.

Ti offro, Signore, anche le mie piccole sofferenze personali. La mancanza della mia famiglia in questo giorno, la nostalgia dei miei figli, il dolore per il mio popolo, l'ansia per il futuro di tutti i miei fratelli cileni. Ti offro, Signore, le lacrime versate nel leggere la lettera della mia piccola bambina Marcella che diceva: "Papà, ti voglio molto bene. Papà ti amo tanto. Non mi importa dove sei. Né come, né perché. Mi importa solo che sei tu. E che continuerò a volerti sempre bene".

Infine, Signore, ti offro alcuni versi molto semplici scritti da un operaio che si trova a Chacabuco e che anche se non si definisce Cristiano forse ti capisce molto meglio di altri che vivono dicendo "Signore, Signore":

 

Ancora ti pesa la Croce, Signore

vagabondo e povero.

Ancora il tuo volto

riceve lo sputo fariseo.

Ancora le spine

trasformano in sangue

i1 tuo sudore di operaio.

E le tue mani di muratore

continuano ad essere

inchiodate senza costruire

il tuo edificio di amore.

Voglio pulire il tuo volto

e quello di tutti gli uomini

ancora offuscato

dall'odio e dalle lacrime.

Ma prima, ma prima

voglio spezzare la tua Croce

e lanciarla al di là della terra

perché l'uomo non continui

a crocifiggere l'uomo.