Viterbo SENTIMENTO E FANTASIA E’ una che si approfitta degli uomini, se ne è sempre approfittata adescandoli
di Agostino G. Pasquali
Inizia da: Giulio e Valeria, la storia continua n° 1: Pizze capricciose

Valeria ha esagerato nel definire ‘puttana’ Daniela.
Ha esagerato perché Daniela non fa quel mestiere. Ma se le puttane hanno comunque una loro utilità e dignità, che un certo puritanesimo bigotto si ostina a negare, se oggi molte di loro si sono raffinate e si presentano con l’etichetta professionale di “escort”, Daniela invece è altro, ma non certo in senso migliore.
E’ una che si approfitta degli uomini, se ne è sempre approfittata adescandoli, spremendoli e mollandoli poi, talvolta in lacrime, cioè: in lacrime gli uomini, non lei. Probabilmente questo cercò di fare con Giulio quella volta che gli strusciò la tetta sulla spalla, perché Giulio era il ‘capo’ e un capo amico e addomesticato fa sicuramente comodo. Ora ci riprova?
Valeria ne è sicura e l’ha detto chiaramente a Giulio per telefono, e ha concluso così:
“Io non posso certo competere col suo sexappeal e con la sua gioventù… che poi non è neppure lei una giovincella. Quindi io mi metto da parte. Fai pure la tua avventura, ma sta attento. Poi, se vuoi, torna tu a cercarmi perché io ti voglio bene veramente. Prenditi pure la tua ‘Strusciatette’. Chissà con che cosa ti struscerà stavolta? Ciao, Giulio.”
Giulio sa che Valeria ha ragione e spera che dopo la burrascosa cena in pizzeria Daniela non lo cerchi di nuovo. Lui certo non la chiamerà; ma se chiama lei? Se chiama lei ha già pronta qualche risposta diplomatica. Del resto quella sera si sono lasciati con una certa freddezza e il classico “Rivediamoci, una volta o l’altra” che, com’è noto, significa un cortese e ambiguo: “Per me basta così”.
E invece una settimana dopo, verso le 8 di sera, suona il citofono a casa di Giulio che risponde, e sente la voce allegra di Daniela: “Ciao caro, posso salire un momento?”
Prima di poter fare un minimo ragionamento, Giulio ha già spinto il pulsante di apertura e subito se ne pente, perché è impulsivo, lo sappiamo, e col citofono fa sempre così: prima apre e poi si chiede se ha fatto bene. Ora pensa: “Perché non ho detto di no, che non ho tempo? Perché non mi sono inventato una scusa? un impegno, una cena con amici, un accidentichenesò?”
Mentre Daniela sale, Giulio rimugina che cosa le dirà : “Mi fa piacere vederti, ma solo un attimo perché mi aspetta un amico alle 8 e mezza…”.
Daniela suona alla porta dell’appartamento. Giulio apre e si trova davanti Daniela che tiene con le mani due buste di plastica piuttosto gonfie.
Entra senza complimenti, mette le buste sul tavolo, abbraccia Giulio e lo bacia amichevolmente guancia a guancia. Giulio non riesce a reagire, a negare, anzi, all’accostarsi di Daniela per l’abbraccio, sente il sangue ribollire, immediatamente.
“Ho portato la cena, sei invitato a cena da me qui a casa tua. E non fare complimenti o eccezioni. Zitto, per favore! Non dirmi nemmeno ‘grazie’, piuttosto metti queste bottiglie in frigorifero.”
Daniela estrae da una busta una bottiglia di vino e una di prosecco e le dà a Giulio che in automatico esegue l’ordine.
Ora ragioniamo chiedendoci: che cosa deve fare un uomo che non desidera rapporti di nessun genere con una donna che si presenta così, indesiderata e invadente? ma desiderabile ed eccitante?
Dovrebbe restituire le bottiglie e invitare le sgradita ospite ad andarsene. Forse lo farebbe se la donna fosse proprio sgradevole, se puzzasse, se …fosse la suocera. Ma se è una giovane signora, bella, disponibile e simpatica come Daniela? Beh! se un uomo così freddo da cacciarla esiste, ditemelo e proporrò che venga esposto in un museo antropologico come raro esemplare di ‘Homo socialiter anomalus’.
Giulio, seguendo i suggerimenti di Valeria e anche quelli della sua razionalità, aveva fatto il proposito di non rivedere Daniela, e infatti aveva già pronto un cortese rifiuto telefonico. Ma che arrivasse così all’improvviso non se l’aspettava ed è impreparato, tanto più che lei ha portato la cena.
Giulio vivendo da solo si nutre abitualmente di insalate, pasta condita con sughi pronti, surgelati da scaldare al microonde…tutta roba buona, dieteticamente accettabile, ma un po’ monotona. E invece da quella busta esce un allegro odorino… E poi Daniela non sembra ora quel mostro dipinto da Valeria e neppure quella tigre della serata in pizzeria. Anzi è vestita sobriamente con un maglione e pantaloni serissimi ed è truccata pochissimo. Sembra proprio un donna per bene. E se lo fosse… per bene?
Giulio ha ancora qualche incertezza. Si chiede: “Ma come ha fatto a trovare casa mia? Io non le ho dato l’indirizzo e certo non glielo ha dato Valeria. E come sapeva che ero in casa?”
A queste due domande, che Giulio le pone con finta disinvoltura, Daniela risponde:
“Ma il tuo indirizzo sta nell’elenco telefonico. E, se stavi in casa? Ho tirato a indovinare. E se non ti trovavo? Mi sarei cercata un’altra compagnia!... ma no, ho scherzato, me ne sarei tornata a casa tristemente, mi sarei abbuffata, come faccio quando sono triste, e poi me ne pento e sto a dieta per una tristissima settimana.”
Giulio si sta convincendo, vuole convincersi, che Daniela sia in fondo quella ha incontrato al centro commerciale, una donna sola e desiderosa di compagnia e di affetto. Ma a proposito, gli viene un nuovo dubbio: e il negozio? Daniela spiega che qualche volta ci sta il socio, cioè il marito, oppure una commessa saltuaria. Lei non può mica essere presente tutti i giorni, dalla mattina alla sera, comprese le feste. Più che giusto!
La cena è ottima. Daniela è una brava cuoca.
“Vedi?” dice Giulio a se stesso “che non è poi così male. Le buone cuoche, si sa, sono ottime persone; Daniela è una buona cuoca, quindi è un’ottima persona”. E con questo sillogismo, formalmente perfetto, Giulio si mette l’anima in pace e si dispone a passare una bella serata.
Però la premessa maggiore (buone cuoche=ottime persone) è sicuramente vera? Chi lo ha detto? Qualcuno lo ha dimostrato? Attento Giulio! Uno dei più frequenti errori che commettono gli uomini, lo dicevano già i filosofi nell’antica Roma, è che ‘putant quod cupiunt’, cioè ‘ritengono vero quello che desiderano che sia vero’.
La serata passa piacevolmente, chiacchierando, informandosi l’uno dell’altra. Giulio ha l’impressione di parlare troppo, forse per effetto di una certa euforia da prosecco. Daniela gli fa tante domande sul suo passato ed è particolarmente interessata alla sua casa di San Martino. A Giulio viene un sospetto: non vorrà mica pure lei indurlo a riaprire il B&B? Ma che cos’è che attira le donne in quella direzione?
Giulio chiede esplicitamente : “Non mi dire che ti piacerebbe gestire un B&B?”
“Fossi matta! Di servire la gente sono più che stufa con il negozio, figurati se mi piacerebbe fare l’albergatrice!”
“Meno male…” pensa Giulio e si tranquillizza.
Poi si siedono in salotto, davanti alla TV, in un comodo divano e Daniela comincia a ‘strusciarsi’ accanto a Giulio. Fra poco andranno a letto? Penso di sì. Ma noi discretamente li lasciamo soli.
(Continua...Giulio e Valeria, la storia continua n° 3: Dubbi e tormenti dell’amletico Giulio)
Agostino G. Pasquali
