Viterbo RISPOSTA Nella mia precedente risposta alla Sua polemica del tutto fuori luogo, mi pareva di essere stato abbastanza chiaro

 

Egregio sig. Pasquali, (e basta) quello della formalità, della falsità o dell’ambiguità, sono mondi che non mi appartengono.

Piuttosto si guardi intorno.

Lei sa benissimo che quando parlo o scrivo sono abituato a dire pane al pane e vino al vino. Che se poi questa mia chiarezza e sincerità sono motivo di scandalo o di fastidio, peggio per chi legge! La faccenda non mi riguarda.

Nella mia precedente risposta alla Sua polemica del tutto fuori luogo, mi pareva di essere stato abbastanza chiaro. Proverò, allora, a ripetermi, nel caso non fossi stato chiaro abbastanza. Come vede qualche dubbio sorge anche a me. Nella mia lettera augurale non ce l’avevo con nessuno, ma proprio con nessuno dei collaboratori della Città.eu, né tanto meno con i lettori, i quali di certe diatribe sciocche non hanno colpa. Spero di essere stato chiaro una volta per tutte.

La parola polemica, sig. Agostino – signore e basta – ha la sua origine etimologica nella parola greca: polemòs, che significa battaglia. Quindi la polemica non è fatta per torni sdolcinati, emozionali o per lacrimucce alla talk show…

Ma tra l’usare toni polemici, ovvero da battaglia, come sono solito fare e l’affermare come Lei fa, anche se furbescamente sotto forma di domanda, che il sottoscritto non può fare meno di offendere il prossimo, ce ne passa.

Quindi la invito a non usare termini o espressioni che offendono o calunniano il mio decoro, la mia persona e la mia dignità di giornalista o mi vedrò costretto a tutelarli nelle opportune sedi giudiziarie.

Non disprezzo De Amicis, anche se il suo Cuore non fa parte del mio bagaglio culturale preferito. Tanto meno disprezzo i boy scout, che hanno tutto il diritto e il dovere di svolgere la loro preziosa attività. Non devo alcuna spiegazione, né a Lei né tantomeno ad altri (sotto qualsiasi forma associazione o veste si presentino) delle mie idee politiche, gusti letterari o quant’altro.

Pertanto non devo chiedere scusa a nessuno, né a De Amicis (parce sepulti!), né ai boy scout (che non mi sono sognato né mi sognerei mai di offendere) né tantomeno a Lei sig. Agostino e basta.

In caso contrario La invito a mostrarmi e a mostrare (con prove e fatti certi!!!) in quale punto della mia precedente lettere ho usato termini o espressioni offensive verso i boy scout o verso De Amicis.

C’è molto vittimismo nelle sue parole, sig. Agostino e basta. Comprendo che tutti possiamo attraversare (per primo chi scrive) periodi molto tristi della vita. Lei pensa che tutto il mondo e Bracchi in particolare ce l’abbiano con la sua persona.

Si rassicuri, non è così. Ho ben altro da fare ed a cui pensare. E di molto più importante. Lei, devo riconoscerlo, è persona abile: provoca, lancia il sasso e poi ritira la mano.

Lei si diverte a lanciare sfide ed ordalie, ma poi si preoccupa di tirare dentro anche gli altri, per farsi scudo della Sua scarsa sicurezza.

Con me però simili mezzucci non funzionano. Pertanto, nella speranza di aver chiarito ogni aspetto della questione, dichiaro chiusa la polemica, sulla quale non intendo minimamente ritornare, né con Lei né con altri.

Giuseppe Bracchi