Viterbo SENTIMENTO E FANTASIA Del resto gli uomini si credono tutti grandi amatori, perché le loro donne astutamente glielo fanno credere
di Agostino G. Pasquali

Inizia da: Giulio e Valeria, la storia continua n° 1: Pizze capricciose
E’ passata una settimana dalla cena con Daniela a casa di Giulio. Daniela non si è più né vista né sentita e Giulio non sa se esserne contento.
Da una parte vorrebbe rivederla perché è stata una serata proprio piacevole ed è indubbiamente attratto da lei.
Con lei gli sembra di aver ritrovato l’energia dei vent’anni, beh, non esageriamo! dei quaranta - cinquant’anni.
Daniela gli ha detto la mattina dopo, dimostrando grande soddisfazione, che lui è stato un eccellente amatore e il suo orgoglio maschile si è sentito gratificato come non gli era mai capitato.
D’altra parte, se è vero che quella mattina Giulio si era risvegliato ‘Supergiulio’, con il passare dei giorni si è ridimensionato ed è tornato il Giulio di sempre, cioè uno che ha un retro fondo di dubbi e di pessimismo. Soprattutto non lo convincono quelle lodi per la sua abilità amatoria. Si è sempre ritenuto un amatore medio, da sufficienza, e anche nei rapporti con Luisa (che Dio l’abbia in pace) non ha mai provato né fatto provare quelle turbinose ebbrezze che si leggono nei romanzi o si vedono nei film.
Del resto gli uomini si credono tutti grandi amatori, perché le loro donne astutamente glielo fanno credere, e con gli amici si vantano di straordinarie prodezze, ma dovrebbero sentire quello che dicono quelle stesse donne tra di loro, ridimensionando i loro uomini e ridendoci su… No, è meglio che non sentano perché ne nascerebbero gravi crisi di autostima.
Riaffiora dunque in Giulio una certa diffidenza nei confronti di Daniela.
Preso da un impulso va al centro commerciale dove lei lavora, ma in negozio Daniela non c’è e invece c’è un signore alto e distinto: forse il marito? Giulio entra e chiede quando può trovare la signora.
L’uomo chiama verso il retrobottega: “Ilaria? C’è un signore che ti cerca, forse per un cambio.” E rivolto a Giulio: “Mia moglie ha sbagliato in qualcosa? La scusi è tanto distratta… posso rimediare io?”
Si presenta una signora che non è Daniela.
“No, io intendevo la signora Daniela. Non è… sua moglie?”
“Ah, Daniela? No, Daniela è una commessa, che lavora qui a turno. L’ho assunta per sostituire me e mia moglie e garantire l’apertura continuata…”
Pure bugiarda! Giulio ha un primo moto dell’animo improntato a delusione e dispetto, poi ci ragiona e prevale in lui un sentimento di pena e compassione per Daniela, che probabilmente si è inventata la storia della società perché si vergognava. E perché poi? Non c’è nulla di male a fare la commessa. Anzi, di questi tempi, con l’aria che tira, è un’ottima occupazione.
Giulio immagina che Daniela sia in cerca di un’affermazione sociale, di una rivalsa nei confronti di una vita grama e infelice, abbandonata dal marito, alla ricerca di un compagno… che potrebbe essere lui. Ma Giulio si rende conto, solo ora, di trattare Daniela egoisticamente e ambiguamente, perché la illude, quindi si sente quasi in colpa e si commuove.
Però emerge inevitabile il confronto con Valeria, che è oggi come era cinquant’anni fa, a parte le ovvie differenze fisiche e il fatto che ora è libera. Nei due tre mesi circa, da quando si sono incontrati casualmente, Valeria è stata sempre Valeria; mentre in una decina di giorni, in soli tre incontri, Daniela gli si è presentata in quattro modi diversi.
Daniela non è ‘una’, non è ‘trina’, è di più : è proteiforme. E’ triste e sola (primo incontro al centro commerciale), è aggressiva e provocante (alla ‘Pizzeria Capricciosa’), è allegra e spontanea (all’arrivo per la cena), è appassionata (dopo cena). Ci sono troppe Daniela. Non possono essere tutte vere. Qual è quella vera?
Giulio si ripromette di essere più attento, più osservatore, più detective, alla prossima occasione di un incontro con Daniela… incontro che ci sarà, ne è sicuro, perché il suo ‘diavoletto’ lo desidera.
L’occasione si presenta con una telefonata di Giacomo, l’uomo incaricato di curare il giardino e controllare la villetta che Giulio ha a San Martino al Cimino.
Giacomo informa che c’è stato un principio d’incendio in giardino, una cosa strana considerando la stagione. Nessun danno, perché è bruciato solo un mucchio di foglie che Giacomo aveva rastrellato per interrarle poi nell’angolo del compostaggio. Giacomo ha telefonato per scrupolo e anche perché la cosa è stata pubblicata da un paio di giornali ‘online’, e lui ha pensato che se Giulio li legge si può preoccupare. Perché, si sa, i giornalisti gonfiano gli avvenimenti per destare interesse e fare notizia, e, a leggere quegli articoli, si può pensare chissà che grande incendio ci sia stato. C’è pure la foto dell’auto dei vigili del fuoco!
Giulio resta abbastanza tranquillo, ma, dato che non ha niente da fare, decide di andare a San Martino a controllare perché gli sembra doveroso anche nei confronti dei vicini, che potrebbero considerarlo una persona che trascura la sua proprietà e pensare che questa trascuratezza può causare danni ai confinanti. Una visita veloce: andata e ritorno in giornata.
In occasione della cena ‘organizzata’ da Daniela, sarebbe meglio dire ‘imposta’, lei si è dimostrata particolarmente curiosa per quella casa. Dato che Giulio ci deve andare, perché non farsi accompagnare da lei e mostrargliela?
Giulio può dire di averla costruita lui, quella casa, o meglio ne ha seguito la costruzione personalmente, modificando e migliorando il progetto, e molti particolari li ha materialmente fatti lui soprattutto nell’impostazione del giardino, e perciò ne è giustamente orgoglioso.
Senza scomodare Freud e la sua psicoanalisi, si sa, per comune esperienza e buon senso, che se uno fa una cosa bella poi sente sempre il bisogno di trovare chi gli faccia i complimenti. Giulio non fa eccezione a questa regola e, quando conosce qualcuno, alla prima occasione lo porta a San Martino. E’ già avvenuto con Valeria e ora succede con Daniela
Daniela prima si mostra incerta: c’è il negozio, ci sono alcuni impegni (una prenotazione dal parrucchiere, la palestra…), ma può liberarsi e quindi accetta senza farsi troppo pregare, solo quel che basta per far pensare a Giulio di ricevere un favore.
Ma Giulio ha appena ottenuto il consenso di Daniela che già se ne pente e pensa di aver fatto una sciocchezza a invitarla. Lui è fatto così, è il tipico uomo che, per quanto anziano ed esperto della vita, quando si tratta di quel ‘vecchio pazzo sentimento’ è sempre un cucciolone istintivo.
E ora si prenderebbe a schiaffi? No, questa volta no, perché pensa che trattandosi di una gita breve, che si risolve in giornata, non ci saranno complicazioni… a meno che Daniela non gli chieda di passare la serata insieme. “Ma,” suggerisce il diavoletto “sarebbe poi una cosa così spiacevole?”
E pensando a questa possibilità, ora sì, che si prenderebbe a schiaffi.
(Continua… con ‘Strani fuochi a San Martino’)
Agostino G. Pasquali
