Viterbo PENSIERI IN LIBERTA' Viva, Viva la Befana!
di Barbara Pasqualini
“L’Epifania, tutte le feste le porta via”… così celebra un proverbio popolare a sfondo religioso, ricordandoci che il ciclo delle festività natalizie volge ormai al suo termine…

La Valle di Faul innevata (Foto di Enrico Pasqualini)
Rammento che questo detto m’incuteva una certa malinconia, quando ero una bambina, perché segnava il termine di giorni sereni, trascorsi nel calore della mia adorata famiglia, dediti alla commemorazione religiosa ma anche alla più profana gaiezza che accompagna le festività.
Miei cari lettori, vi ho ormai raccontato dei miei Natali, di tanti anni fa, dei miei Capodanni, e quindi… ora siete costretti a “subire” anche i miei ricordi della “Befana”. Eh già, perché il 6 gennaio è contraddistinto come giorno dell’Epifania ma anche della “Befana”…

Prato Giardino (Foto di Enrico Pasqualini)
Facciamo un po’ di chiarezza su queste tradizioni? Io ho intrapreso un piccolo viaggio tra le mie curiosità… se ne avete voglia, mi accompagnate in questo excursus?
L'Epifania (anche detta Epifania del Signore) è una festa cristiana celebrata il 6 gennaio (cioè dodici giorni dopo il Natale), che ricorda la visita dei re Magi a Gesù bambino. Nei Paesi in cui non è festività civile, l'Epifania viene spostata alla domenica tra il 2 e l'8 gennaio, mentre nella Chiesa cattolica è una delle massime solennità celebrate, assieme alla Pasqua, al Natale, alla Pentecoste e all'Ascensione, ed è quindi istituita come festa di precetto.
Il termine deriva dal greco antico, verbo ἐπιφαίνω, epifàino (che significa “mi rendo manifesto”), dal sostantivo femminile ἐπιφάνεια, epifàneia (manifestazione, apparizione, venuta, presenza divina). Sin dai tempi di San Giovanni Crisostomo (arcivescovo e teologo bizantino, 344/354 – 407) il termine assunse una valenza ulteriore, associata alla Natività di Gesù Cristo.

Prato Giardino (Foto di Enrico Pasqualini)
L'origine orientale di questa solennità è nel suo stesso nome: “epifania”, cioè rivelazione, manifestazione; i latini usavano la denominazione “festivitas declarationis” o “apparitio”, col prevalente significato di rivelazione della divinità di Cristo al mondo pagano attraverso l'adorazione dei magi, ai Giudei col battesimo nelle acque del Giordano e ai discepoli col miracolo alle nozze di Cana.
I Re Magi non giunsero a mani vuote a Betlemme, per il Re dell’Universo, che si manifestava al mondo (Epifania), avevano preparato dei doni, che presentarono con immenso onore: l’oro, che indicava la regalità di Gesù; l’incenso, il suo sacerdozio; la mirra, usata nella preparazione dei corpi per la sepoltura, l’espiazione dei peccati attraverso la morte.
«Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra» (Mt. 2, 9-11).
Come i pastori erano stati chiamati dall’angelo a partecipare della Gloria di Dio e della pace degli uomini, così ora i Magi, esperti astronomi, venivano guidati dalla stella per partecipare anch’essi all’evento che ha mutato storia e destini.
Oltre alla festa religiosa, l’Epifania annovera vari aspetti folcloristici e culturali.
Nelle varie culture la celebrazione dell'Epifania si accompagna a simboli e tradizioni diverse di derivazione molto antiche (culti solari) frammiste a contaminazioni più recenti come: la stella cometa che guidava i Re Magi (riproposta, a livello artistico, da Giotto (1267 circa – 1337), nell'affresco (1303 – 1305) della Cappella degli Scrovegni (Padova) con la stella citata nel Vangelo secondo Matteo al capitolo 2); l'accensione di fuochi augurali (culti solari); lo scambio di doni come quelli associati in Italia alla Befana; le feste popolari; la tradizione dei regali ai bambini (nella calza), soprattutto nei paesi di tradizione cattolica.
Curiosamente, in tale ricorrenza, in Italia, i doni sono portati dalla Befana (personificata da una vecchia brutta ma buona, legata secondo la tradizione all'adorazione dei Magi), in Spagna, invece, dai Re Magi.
Ho scoperto, inoltre, essere consuetudine, nella maggior parte dell'Europa, di preparare un dolce al forno, in genere una galletta in pasta sfoglia riempita di crema frangipane (a base di mandorle) o altri ingredienti dolci, come la marmellata.
Nella Francia meridionale, può anche essere fatta in pasta lievitata: il nome è Galette des rois, all’interno si nasconde la figurina di uno dei tre Re Magi: la persona cui capiterà il re, diventerà il sovrano della giornata con particolari privilegi ed obblighi. Tradizionalmente si decora la torta con una coroncina di carta dorata.
Infine, nei paesi dell'Europa Orientale, esiste la tradizione di ripescare una croce di legno in acqua gettata da un pope.
Che attinenza ha la Befana con questa ricorrenza religiosa e folcloristica?!
La Befana, corruzione lessicale di Epifania, è una figura folcloristica legata alle festività natalizie, tipica di alcune regioni italiane e diffusasi poi in tutta la penisola italiana, meno conosciuta nel resto del mondo.
Secondo la tradizione, si tratta di una donna molto anziana che vola su una logora scopa, per fare visita ai bambini nella notte tra il 5 e il 6 gennaio (la notte dell'Epifania) e riempire le calze lasciate da essi, appositamente appese sul camino o vicino a una finestra; generalmente, i bambini che durante l'anno si sono comportati bene riceveranno dolci, caramelle, frutta secca o piccoli giocattoli. Al contrario, coloro che si sono comportati male troveranno le calze riempite con del carbone.
L'origine fu probabilmente connessa a un insieme di riti propiziatori pagani, risalenti al X-VI secolo a.C., in merito ai cicli stagionali legati all'agricoltura, ovvero relativi al raccolto dell'anno trascorso, ormai pronto per rinascere come anno nuovo, diffuso nell'Italia Centrale e meridionale, quindi successivamente in tutta la penisola.
Gli antichi Romani ereditarono tali riti, associandoli quindi al calendario romano, e celebrando, appunto, l'interregno temporale tra la fine dell'anno solare, fondamentalmente il solstizio invernale, e la ricorrenza del Sol Invictus ((“Sole invitto”) o, per esteso, Deus Sol Invictus (“Dio Sole invitto”) era un appellativo religioso usato per diverse divinità nel tardo Impero romano: Helios, El-Gabal, Mitra che finirono per essere assimilate, nel periodo della dinastia dei Severi (fine del II secolo – III secolo, 193 – 235 circa), all'interno di un monoteismo “solare”).
La dodicesima notte dopo il solstizio invernale, si celebrava la morte e la rinascita della natura attraverso Madre Natura. I Romani credevano che in queste dodici notti delle figure femminili volassero sui campi coltivati, per propiziare la fertilità dei futuri raccolti, da cui il mito della figura “volante”. Secondo alcuni, tale figura femminile fu dapprima identificata in Diana, la dea lunare non solo legata alla cacciagione, ma anche alla vegetazione, mentre secondo altri fu associata a una divinità minore chiamata Sàtia (dea della sazietà), oppure Abundia(dea dell'abbondanza).
Un’altra ipotesi collegherebbe la Befana con una antica festa romana, che si svolgeva sempre in inverno, in onore di Giano e Strenia (da cui deriva anche il termine “strenna”) e durante la quale ci si scambiavano regali.
La Befana si richiamerebbe anche ad alcune figure importate della stessa mitologia germanica, come ad esempio Holda e Berchta, sempre come una personificazione al femminile della stessa natura invernale.
Già a partire dal IV secolo d.C., l'allora Chiesa di Roma cominciò a condannare tutti riti e le credenze pagane, definendole un frutto di influenze sataniche. Queste sovrapposizioni diedero origine a molte personificazioni, che sfociarono, a partire dal Basso Medioevo, nell'attuale figura, il cui aspetto, benché benevolo, fu chiaramente associato a una strega. Non a caso, fu rappresentata su una scopa volante, antico simbolo che, da rappresentazione della purificazione delle case (e delle anime), in previsione della rinascita della stagione, fu successivamente ritenuto strumento di stregoneria.
L'aspetto da vecchia sarebbe anche una raffigurazione simbolica dell'anno vecchio: una volta davvero concluso, lo si può bruciare, così come accadeva in molti paesi europei, dove esisteva la tradizione di bruciare dei fantocci vestiti di abiti logori, all'inizio dell'anno. In molte parti d'Italia, l'uso di bruciare o di segare in pezzi di legno un fantoccio a forma di vecchia (in questo caso pieno di dolciumi), rientrava invece tra i riti di fine Quaresima. In quest'ottica, anche l'uso dei doni assumerebbe, nuovamente, un valore propiziatorio per l'anno nuovo.
Secondo una versione “cristianizzata” di una leggenda risalente intorno al XII secolo, i Re Magi, diretti a Betlemme per portare i doni a Gesù Bambino, non riuscendo a trovare la strada, chiesero informazioni ad una signora anziana. Malgrado le loro insistenze, affinché li seguisse per far visita al piccolo, la donna non uscì di casa per accompagnarli. In seguito, pentitasi di non essere andata con loro, dopo aver preparato un cesto di dolci, uscì di casa e si mise a cercarli, senza riuscirci. Così si fermò ad ogni abitazione che trovava lungo il cammino, donando dolciumi ai bambini che incontrava, nella speranza che uno di essi fosse il piccolo Gesù. Da allora girerebbe per il mondo, facendo regali a tutti i bimbi, per farsi perdonare.
I bambini usarono poi, mettere delle scarpe e/o delle calze fuori dall'uscio di casa, proprio perché sarebbero servite come ricambio durante il lungo errare della vecchietta; ma, se quest'ultima non ne avesse avuto bisogno, le avrebbe lasciate lì, riempite appunto di dolci.
Condannata quindi dalla Chiesa, l'antica figura pagana femminile fu assorbita gradualmente nel Cattolicesimo, come una sorta di dualismo tra il bene e il male. Già nel periodo del teologo Epifanio di Salamina (scrittore palestinese e vescovo, 315 circa – 403), la stessa ricorrenza dell'Epifania fu proposta alla data della dodicesima notte dopo il Natale, assorbendo così l'antica simbologia numerica pagana.
Il carbone - o anche la cenere - da antico simbolo rituale dei falò, inizialmente veniva inserito nelle calze o nelle scarpe insieme ai dolci, in ricordo, appunto, del rinnovamento stagionale, ma anche dei fantocci bruciati. Nell'ottica morale cattolica dei secoli successivi, nella calze e nelle scarpe veniva inserito solo il carbone come punizione per i soli bambini che si erano comportati male durante l'anno precedente.
Il nome “befana” poi, inteso come il fantoccio femminile esposto la notte dell'Epifania, era già diffuso nel dialettale popolare del XIV secolo, specialmente in Toscana e nel Lazio settentrionale, quindi utilizzato per la prima volta in italiano da Francesco Berni nel 1535, poi da Agnolo Firenzuola nel 1541.Nel XVIII secolo una Istoria delle Befane fu scritta dall'erudito fiorentino Domenico Maria Manni (1690 – 1788).
Nei secoli più recenti, innumerevoli e largamente diffuse sono le rappresentazioni italiane della Befana, spesso si tratta di un figurante che si cala dal campanile della piazza di un paese, oppure di vecchiettine travestite per distribuire dolci e doni ai bambini.
Vi sono ancora taluni rari luoghi in cui è rimasto, nel linguaggio popolare, il termine Pefana come, per esempio, nel paese di Montignoso (di seguito un link per i più curiosi: http://www.comune.montignoso.ms.it/comune/?q=node/982 ), nel resto della Provincia di Massa-Carrara, in quella della Spezia nonché in Garfagnana e Versilia, con tradizioni non in linea con le consuete celebrazioni dell'Epifania.
Ho scoperto che in Italia, nel 1928, il regime fascista introdusse la festività della Befana fascista, dove venivano distribuiti regali ai bambini delle classi meno abbienti. Dopo la caduta di Mussolini, la Befana fascista continuò ad essere celebrata nella sola Repubblica Sociale Italiana.
Molte, infine, le poesie e le filastrocche dedicate a questa simpatica vecchina: ne ho raccolte alcune, che vi ripropongo perché sono un piacevole tuffo nelle nostre tradizioni popolari!
Filastrocche popolari
« La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
con le toppe alla sottana
Viva, Viva La Befana! »
da cui deriva la variante:
« La Befana vien di notte
Con le scarpe tutte rotte
Col vestito alla romana (o in altra versione: col cappello alla romana)
Viva, Viva La Befana! »
Questa è una variante diffusa in Toscana:
« La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
attraversa tutti i tetti
porta bambole e confetti »
oppure:
« La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
se ne compra un altro paio
con la penna e il calamaio »
Altre varianti:
« La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
il vestito a trullallà
La Befana eccola qua! »
« La befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
il vestito tutto blu
la befana viene giù»
« La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
il vestito a gran sottana
viva viva la Befana!»
« La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
il vestito e la bandana
viene viene la Befana! »
« La befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
e le ha rotte in cima in cima
la befana è poverina. »
Nella tradizione letteraria, la Befana è citata dallo scrittore, già ricordato, Agnolo Firenzuola nelle sue Rime, nel 1549 e nel XVIII secolo dal dotto fiorentino Domenico Maria Manni che scrisse L'Istorica notizia delle origini e del significato delle befane.
Chiudiamo ricordando l’incipit de La befana di Giovanni Pascoli (1855 – 1912):
« Viene viene la Befana,
vien dai monti a notte fonda.
Come è stanca! La circonda
neve, gelo e tramontana. »
Se vi fosse venuta voglia di leggerla in versione integrale, potete trovarla a questo link:
http://www.ridolfo.it/poesia/Pascoli.html
Recentemente, anche la filmografia si è sbizzarrita intorno a questa figura: tra i lavori più recenti posso ricordare:
La freccia azzurra, film d'animazione di Enzo D'Alò [1996].
5 gennaio, film islandese di ciclo alta tensione [1997].
Miacarabefana.it, regia di Lodovico Gasparini [2009].
S.O.S. Befana, regia di Francesco Vicario - film TV [2011].
… non me ne voglia qualcuno se ce ne sono altri (molto probabile!) che non cito…
Per allietare anche le nostre orecchie, la simpatica cantata da Gianni Morandi : “La befana trullallà”, di Dossena - Rendine – Viscarelli.
Se avete qualche minuto, cliccate sul link sottostante per visionare i relativi video.
https://www.youtube.com/watch?v=aL18K5nP4n4
https://www.youtube.com/watch?v=qjl3TLmEj6A
https://www.youtube.com/watch?v=MSj0fUlla64
Per i bambini, o per i grandi un po’ nostalgici, ecco un breve e simpatico video musicale:
https://www.youtube.com/watch?v=8UPbA8bNCz4
Vorrei però salutarvi con il mio personale ricordo del giorno dell’Epifania…
Mi accompagnava una leggera malinconia, per l’imminente ritorno alla consueta quotidianità, addolcita dalla calzetta che mi donavano, ogni anno, i miei nonni. Nella nostra precedente chiacchierata, vi ho raccontato l’allestimento della calzetta, da parte della nonna, la sera di Capodanno: la “consegna al mittente” avveniva il 5 gennaio pomeriggio o il 6 stesso, nella cucina della suddetta.
Con un pretesto, noi nipoti venivamo mandati in un’altra stanza della casa, seguiva un leggero frastuono, mio zio o la nonna stessa simulavano dei forti colpi, come di qualcuno che bussa, noi ci precipitavamo a vedere, ma la vecchina era già scomparsa, lasciando calzette piene di dolciumi prelibati e un pezzetto di carbone, in proporzione alla nostra “indisciplinatezza”. E così, siccome “con un poco di zucchero la pillola va giù”, la fine delle vacanze, con la sua lieve malinconia, veniva mitigata… Che ricordi meravigliosi per il mio cuore…

A voi, cari lettori, auguro di avere trascorso giorni sereni, in famiglia, e che la tranquillità, che spero abbiate provato, vi accompagni per tutti i giorni a seguire di questo nuovo anno appena iniziato!
Barbara Pasqualini
