Viterbo CRONACA L’opera, datata 1329, di Pseudo-Jacopino di Francesco, va ad aggiungersi alle tante immagini della santa sparse non solo in Italia
di Vincenzo Ceniti

 

L’altro giorno, per caso, visitando la Pinacoteca Nazionale di Bologna mi sono imbattuto in una tavola (cm. 53,5x35), di cui ignoravo l’esistenza,  raffigurante l’ultimo e mortale martirio di santa Cristina colpita dalle frecce al cospetto di un personaggio barbuto che potrebbe essere  Giuliano, succeduto nella carica di prefetto-aguzzino, al padre Urbano e a tale Dione.  

L’opera, datata 1329, di Pseudo-Jacopino di Francesco, va ad aggiungersi alle tante immagini della santa sparse non solo in Italia. Pensiamo alla pala d’altare di Lorenzo Lotto a Quinto di Treviso, alla tela di Anton Van Dick nell’Oratorio del Rosario a Palermo o a quella di Francisco Zurbaràn al museo delle Belle Arti di Strasburgo. E pensiamo anche alle tante chiese sparse ovunque che portano il suo nome: una su tutte quella che si affaccia su piazza San Carlo a Torino.

Sono note le tribolazioni cui è stata sottoposta la santa bolsenese, enfatizzate da mille leggende a dimostrazione della indistruttibilità della vita cristiana: il martire è immortale e nulla gli può nuocere. Egli deve superare molte prove prima di raggiungere il Signore.

I supplizi della Santa sono rievocati, com’è noto, a Bolsena a luglio in forma di teatro popolare delle origini nei cosiddetti “Misteri” di Santa Cristina.  

Vincenzo Ceniti
Console Touring di Viterbo