Milano RACCONTO Dov’è via Jommelli? Via Jommelli…sa dov’è via Jommelli? E’ urgente!
di Cesare Pepponi

Milano

Milano, Piazzale Loreto, ore 00.10

<< Giovanotto, scusi giovanotto >>
Disse l’ottantenne con voce rauca.

<< Mi dica! Qualche problema? >>

Dissi preoccupato vedendo quel vecchietto che procedeva a fatica come se tutti i suoi ottant’anni fossero diventati piombo sotto le suole.

<< No…guardi…un’informazione giovanotto, solo un’informazione >>

<< Prego, mi dica! >>

<< Dov’è via Jommelli? Via Jommelli…sa dov’è via Jommelli? E’ urgente! >>

<< No, guardi, mi dispiace ma non vivo in questa zona, non so, ma se è in difficoltà rimanga qui che…che chiamiamo qualcuno! >>

<< No, ma no! Via Jommelli! Non sa dov’è via Jommelli? E’ importante! >>

<< Si è perso? Vuole che chiami qualcuno? >>

<< No non chiami nessuno, altrimenti.. poi… no! No! Devo andare in via Jommelli! >>

<< Cosa cerca? Magari posso aiutarla >>

<< Via Jommelli! In Via Jommelli c’è una clinica, ha presente? Una clinica! Non la conosce? >>

<< Una clinica…no, non sono di queste parti… non la conosco >>

<< C’è una clinica in via Jommelli, hanno ricoverato mia moglie e… non mi fanno sapere niente! Maledetti! Devo andare li, devo vedere! Devo vedere come sta! >>

<< Signore! E’ molto tardi! Vedrà che la chiameranno! Domani! Forse dovrebbe andare a casa adesso! Non si preoccupi così! >>

<< No! E’ importante! Dobbiamo partire! Dopodomani! Devo vedere come sta! >>

<< Domattina, signore! Ci venga domattina, vedrà, è molto meglio! >>

Iniziavo a spazientirmi.

<< Sa giovanotto, dobbiamo andare a Venezia, non ci siamo mai stati! Abbiamo messo da parte tanti soldi! E ora…>>

Disse sbuffando, rammaricato, triste… ma con una specie di  sorriso che urlava dietro a quel muro di rughe e che non riusciva a uscire. Mi sembrò, diciamo, folle!

Tutt’a un tratto mi sembrava come se in quell’uomo stesse bruciando un pezzo di carburante rimasto incombusto fino a quell’età. E’ questo che mi sembrò folle.

Che strano! Non mi ricordo più neanche perché stessi passando per piazzale Loreto quella notte!

<< A Venezia! >> dissi << Avete…i vostri figli? >>

            Perché lo chiesi? Non lo so.

<< Come? No! Eh, noi non abbiamo figli! Ancora no. Ci siamo sposati due settimane fa! >>

Iniziavo ad avere l’impressione che la faccenda fosse più complicata di quanto avevo creduto fino a quel momento.

<< Sai? E’ il nostro viaggio! Non ne faremo molti! Chissà? Non lo so! Ma non credo…abbiamo messo da parte tanti soldi! Non è facile…>>

<< Dove abita signore? Posso accompagnarla a casa, si riposi e vedrà! Domani sarà tutto risolto! >>

<< Dottore, mi dica…come sta mia moglie mi dica…possiamo partire? >>

            Beh, cosa dire? La faccenda era di certo più complicata di come si era presentata.

            Cosa ci stavo a fare a piazzale Loreto quella sera? Non riesco proprio a ricordare.

La faccenda era complicata. Il vecchio mi guardava, aspettava una diagnosi da me, da me che ero il dottore.

Lo guardai negli occhi cercando di capire. Stavo per prendere il telefono dalla tasca quando pensai che... in quel momento… in fin dei conti, che differenza faceva?

Avrei dovuto chiamare la polizia, lo avrebbero riportato a casa sano e salvo… si però…

<< Signore! >>

            Dissi allora impettito, autorevole e antipatico.

<< Gliel’ho già detto! Deve avere pazienza! Dobbiamo fare i controlli e domani vediamo se possiamo dimetterla!… Faccia le valigie intanto…che i treni non aspettano!… Ma dobbiamo fare i controlli, dobbiamo essere sicuri prima, la nostra clinica non transige su queste cose! Mi dispiace ma è importante, capisce?! >>

            Lo guardavo dall’alto al basso. Ormai ero li, in piazzale Loreto, e ora non dovevo fare errori.

<< Si certo! >>

            Mi disse serio.

<< Vada a casa intanto, domani le faremo sapere! >>

<< Grazie dottore! Ma…me lo dica…partiremo? >>

<< Vada a fare le valigie! Non perda tempo! >>

            Dissi sorridendo.

<< Grazie dottore! Grazie! Sa? E’ il nostro viaggio! >>

Poi lo vidi allontanarsi. Dove stava andando? A casa? Ma alla fine… che differenza faceva?

A fronte di quel sorriso con cui lo vidi allontanarsi, che differenza faceva?

Avrebbe mai barattato quei cinque minuti di gioia e di follia in cambio della piena consapevolezza di non essere mai stato a Venezia? Di non aver fatto in tempo?

Sarebbe da folli.

Cesare Pepponi