Viterbo CRONACA Il responsabile della comunità musulmana a Viterbo Nabil: l’Islam è uno, poi ci sono i pazzi
di Tiziana Mancinelli

La comunità musulmana della Tuscia condanna con fermezza la strage di Parigi e scende in piazza del Plebiscito insieme a molti viterbesi per la fiaccolata di protesta contro gli atti di terrorismo di questi giorni.
In prima linea ci sono loro, con una candela accesa in mano, in una serata umida ma stranamente mite di gennaio: Nabil Al Zeer, sessantaquattro anni, il figlio Omar Al Zeer, sedici anni, e la moglie, nata a Modena.
Una famiglia come tante altre. E anche loro si sentono così, pur vivendo in un paese dove l’intolleranza verso gli stranieri è sempre più alta, accesa, molto spesso, proprio dalle politiche degli stessi governi, colpevoli di avere innescato una sorta di razzismo al contrario, cioè verso gli italiani.
Nel dilagare della disoccupazione, del ristagno dell’economia, delle notizie di padri di famiglia suicida per la disperazione, mal si digeriscono politiche di aiuti, sostegno, privilegio verso chi viene da altri paesi, pubblicizzate fino alla soglia dell’ostentazione agli occhi di un popolo che si sente sempre più abbandonato a se stesso, e perfino depredato nel suo barbaro e inesorabile scivolamento verso il baratro della povertà.
Politiche ancora più indigeste da quando la recente inchiesta sulla “cupola” romana ha tolto il coperchio sul putridume che in alcuni casi celano, per farci scoprire interessi lontani un mare più grande di quello che attraversano i barconi, dalla reale intenzione di solidarietà e di aiuto verso questi popoli.
E così basta il gesto di qualche esaltato per accendere la scintilla sufficiente a bruciare interi paesi e i loro cittadini, marionette senza distinzione di pelle, gettate nel falò acceso forse non dal caso ma da logiche che ci sfuggono, da interessi che forse non conosceremo mai. Un fuoco che divora tutto ma che ieri sera ha brillato in una candela di pietà, di compassione, di comprensione tra popoli che cercano di parlare la stessa lingua della fratellanza e che ieri l’hanno tenuta accesa, insieme alla speranza che ciò accada, sotto Palazzo dei Priori.
“Nella provincia di Viterbo siamo circa duecento”, dice il responsabile della comunità musulmana, Nabil, “abbiamo costituito un’associazione. l’Islam è uno – continua - poi ci sono i pazzi, gli esaltati, i gruppi di potere, gli interessi. In Francia presto ci saranno le elezioni.
Ho vissuto quarant’anni in Italia, ho visto di tutto di più, ma non ho mai sentito un musulmano dire adesso vado e li uccido tutti. Noi non abbiamo nulla da nascondere, anzi, ci mettiamo a disposizione, siamo aperti e collaborativi per prevenire qualunque episodio di contrasto o di disordine con le popolazioni locali”.
Ma a Viterbo la situazione sarebbe tranquilla, non ci sarebbero mai stati episodi di intolleranza reciproca tra musulmani e italiani. Accanto a Nabil c’è suo figlio Omar: “Frequento il secondo liceo a Ronciglione”, dice, “mi trovo benissimo con gli altri ragazzi”.
La fiaccolata organizzata a Piazza del Plebiscito in segno di solidarietà per il massacro compiuto nella redazione del giornale Charlie Hebdo, ha riscosso un discreto successo con diversi gruppi di persone che si sono succeduti per tutto il corso della serata.
Tanti i bambini presenti che hanno improvvisato un monumentale castello di candele di fronte all’ingresso del giardino di Palazzo Comunale dando inconsapevolmente forma all’augurio che le generazioni successive siano in grado di costruire una grande casa in cui tutti possano sentirsi fratelli e vivere in pace.
