Viterbo POLITICA La poltrona di Filippo Rossi è ancora “calda” e già si scatena il toto presidente
di Tiziana Mancinelli

 

Filippo Rossi

Nessuno se lo aspettava, né il capogruppo del Partito Democratico, Francesco Serra, né quello di Oltre le mura, Maurizio Tofani, e con quello che sta succedendo all’interno della maggioranza del sindaco Michelini oramai da più di un anno a questa parte, si può veramente credere che le dimissioni di Filippo Rossi da Presidente del consiglio, durante la seduta sulla Sanità, possano essere state una tegolata inattesa sulla testa dei consiglieri comunali.

Sia Serra, sia Tofani, quindi, si sono uniti alla richiesta dei gruppi di minoranza, arrivata alla fine della seduta, di discutere al prossimo consiglio comunale dell’accaduto, anche perché ora bisogna eleggere un nuovo presidente del consiglio e, solo questo, sarà sufficiente a scaraventare nuovamente la maggioranza in fondo a un baratro dal quale non è mai risalita totalmente.

La poltrona di Filippo Rossi è ancora “calda” e già si scatena il toto presidente, facendola diventare “arroventata”, poiché per molto meno i gruppi all’interno della maggioranza che sostiene Leonardo Michelini se le sono “suonate” di santa ragione. 

Basti pensare alla riduzione da dieci a cinque mila euro del capitolo di bilancio destinato ai sordomuti che ha rischiato di innescare una guerriglia tra la corrente dei fioroniani, di cui fa parte l’assessore al bilancio Luisa Ciambella, autrice del taglio, e “Oltre le Mura” al quale appartiene il consigliere Marco Ciorba, proponente dello stesso stanziamento a favore di questa categoria svantaggiata.

Tensioni su tensioni: tutti contro tutti, e anche Viva Viterbo ha avuto il suo spazio sul ring. Non è passato giorno senza una scaramuccia, grande o piccola, tra sindaco e presidente del consiglio. Dunque che qualcosa prima o poi sarebbe successo, tutti se lo aspettavano, eppure nel momento in cui è accaduto, ha lasciato tutti sorpresi. La rinuncia a un incarico da circa duemila euro al mese in un momento storico in cui impera l’immagine di una classe politica ammanettata alle proprie poltrone, fa notizia, e fa pensare.

Superato il primo attimo di stupore, tutti ora s’interrogano su cosa ci sia dietro, sospettando che il disegno perseguito da Filippo Rossi vada più in là del suo desiderio di “riacquistare il diritto di parola”, con cui ha ufficialmente motivato le sue dimissioni. Al di là delle ipotesi, c’è già una certezza: il consenso intorno a Filippo Rossi nelle ultime ore è esploso al rialzo. La mossa da parte del leader di Viva Viterbo, arriva con un ritardo di quasi due anni, ma sortisce comunque un qualche effetto.

Se il leader di Viva Viterbo avesse dimostrato coerenza prendendo subito le distanze da un candidato sindaco fortemente contestato in campagna elettorale, invece di apparentarcisi una volta mancato l’obiettivo di andare al ballottaggio, oggi il movimento civico dell’ideatore di Caffeina, invece di spaccarsi, sarebbe diventato una solida realtà. Lasciando la poltrona di Presidente del consiglio comunale, Filippo Rossi recupera in parte il suo errore e potrebbe tornare a coagulare il gruppo di Viva Viterbo intorno a sé. In politica si dimentica presto.

E la voce critica che Rossi ha annunciato di far sentire all’interno della sua maggioranza, in piena decadenza, lo porterà a essere nuovamente la stella polare di ciò che resta di Viva Viterbo, almeno di quella parte sognatrice tradita nella propria illusione di essere l’anima innovatrice della storia cittadina, dall’ingresso in una coalizione orchestrata dalla politica più giurassica della città.

Rossi con la sua decisione si rimette in gioco, torna a fare politica, e questo potrebbe far pensare anche a un suo prossimo ingresso in qualche formazione di partito o alla sua adesione a un qualche progetto politico per il quale necessita nuovamente del supporto del suo movimento.

C’è anche chi ipotizza che le dimissioni di Rossi potrebbero essere state “incoraggiate” dalla prospettiva di qualche incarico più interessante, promesso da chi aveva interesse ad allontanarlo da Michelini con cui era in eterno conflitto, ma questa ipotesi non collimerebbe con l’atteggiamento in qualche modo avverso che l’ex presidente del consiglio ha annunciato nei confronti della politica futura del primo cittadino.

La mossa di Rossi metterà in difficoltà, tra l’altro, lo stesso assessore Giacomo Barelli che ora dovrà trovare il modo di giustificare la sua permanenza in giunta al prossimo atto che essa delibererà senza fare la felicità del movimento di Viva Viterbo, che Rossi sarà pronto a difendere nella sua recuperata veste di consigliere comunale, con cuor di leone dimostrato con la rinuncia alla poltrona e allo stipendio.

Tiziana Mancinelli