Viterbo CRONACA Come Azione Cattolica diocesana abbiamo sostenuto come potevamo il lavoro di don Maurizio

 

Un dottore di Emergency prepara i volontari ad agire contro ebola

“Una gran bella notizia”. È quella che ci invia don Maurizio Boa dalla Sierra Leone.

L’epidemia di ebola lì dove il padre giuseppino opera da tanti anni con fede e passione, pare vinta.

È una vittoria sua, come dei volontari che l’hanno aiutato, come della gente che non ha ceduto alla disperazione, ma ha dimostrato al mondo che nessuna malattia è incurabile. Alcuni non ce l’hanno fatta a guarire, ma nessuno è stato lasciato senza cure mediche, ma prima ancora umane.

Come Azione Cattolica diocesana abbiamo sostenuto come potevamo il lavoro di don Maurizio e della Missionaries’ Friends Association, associandoci alla premura della nostra Caritas, delle varie parrocchie e di tanti uomini e donne di buona volontà. Ma a Waterloo camp c’è ancora tanto da fare. La battaglia ancora da vincere si chiama futuro, un futuro che viva di misericordia, giustizia e dignità.

Leggiamo allora con gioia le parole che ci arrivano dall’Africa affinché ci spronino a fare tutto quanto in nostro potere per costruire un mondo migliore.

 Pierluigi Vito
Presidente Azione Cattolica Viterbo

 

Carissimi amici oggi è il 20 gennaio 2015 e da ormai 10 giorni ebola non si fa vedere a Waterloo camp.

E questa è una gran bella notizia che arriva dopo mesi di tensioni e paure.

Non festeggiamo ancora, sappiamo che il periodo di incubazione è un po’ più lungo, ma ora viviamo con ottimismo e anche con gioia.

Si comincia a risentire il clap delle mani delle bambine che giocano a nothing, le discussioni infinite tra donne e le urla dei bambini che giocano a calcio.

Timidamente  si prova a parlare di riapertura delle scuole e qua e là si parla apertamente del dopo ebola.

Credo che, oltre che ad Emergency naturalmente a cui va il mio commosso grazie, il merito di questa ‘vittoria’ lo si debba ai 90 magnifici volontari che, divisi a gruppi di tre, hanno girato per più di due mesi nei villaggi, misurando febbri, controllando le case in quarantena e avvisando l’ambulanza e i teams ebola non appena avevano anche solo sentore delle presenza del male.

Grazie, il vostro lavoro è stato veramente prezioso, indispensabile per il raggiungi-mento dello scopo.

Portavano le magliette della nostra ONG, Missionaries’ Friends Association, con lo slogan ‘Jesu is Love’, araldi di una forza di bene presente e attiva contro il virus.

E la vostra incredibile generosità che fine ha fatto e che fine sta facendo?

Senza di voi non ce l’avrei mai fatta. Vi ho sentiti vicini, presenti e attenti.

Non mi sono sentito solo un solo momento.

Fin dal 21 sett. e i giorni seguenti (amari giorni in cui ho potuto tornare al campo per constatare di persona la morte, la disperazione  e le necessità urgenti) ho guardato a voi anche se lontani, vi ho scritto una lettera e ho avuto pronta, immediata, corale risposta.

Gli orfani da allora hanno avuto il loro cibo quotidiano, i vestiti, le medicine e l’attenzione affettuosa di qualcuno che non li lasciava piangere senza consolazione. 

Don Maurizio incontra gli orfani di ebola

Le vedove hanno potuto pensare senza problemi a come sfamare i loro figli, curarli nel modo dovuto senza dover andare ad elemosinare in giro la vita per sé e per i loro cari.

I survivors hanno ricevuto nuovi letti, materassi, suppellettili, vestiti e quanto necessario dal momento che tutto quello che era nella loro casa era stato naturalmente bruciato. E hanno avuto il cibo quotidiano visto che lavoro non ce n’era più né per loro né per gli altri.

Le persone che vivevano  in quarantena potevano finalmente starsene a casa con la certezza che qualcuno ogni giorno provvedeva alle loro necessità.

Ho avuto anche la incredibile sorpresa di una offerta così generosa da permettermi di pensare alla costruzione di un significativo Health Center in Waterloo che sarà gestito per più di 10 anni nientemeno che da Emergency, sicura garanzia di un trattamento medico di qualità e poi dalla Caritas Diocesana di Freetown.  Il terreno è già stato donato ad un prezzo incredibilmente basso dalla Comunità di Waterloo.

Soldi ne sono arrivati tanti e soldi ne sono stati spesi tanti. Il bilancio è ancora in positivo…

Al campo di Waterloo ebola ha lasciato 134 bambini orfani di padre e di madre.

52 donne si trovano ora senza marito e a volte con numerosi figli.

103 sono ‘survivors’ che si guardano attorno spauriti, increduli di essere passati incolumi attraverso il virus mortale e non ancora accolti senza riserva nella loro comunità.

Questi sono i tre gruppi di persone a cui, come Missionaries’ Friends Association, nei prossimi mesi rivolgeremo la nostra attenzione con la speranza di poter dare loro una rinnovata gioia di vivere, una opportunità di tornare a scuola e magari di avere un lavoro.

Vorrei che sorgesse in tutti loro il desiderio e la forza di vivere un futuro da protagonisti, senza l’umiliante dipendenza dalla carità altrui. Non sarà facile.

Soprattutto per gli orfani e i figli delle vedove prevedo situazioni difficili. Mio impegno sarà quello di mandarli tutti  a scuola, convinto come sono che una buona educazione e una adeguata cultura farà emergere in loro le naturali potenzialità per vivere la vita con dignità e successo.

Le vedove in attesa di ricevere il sacco di riso, l’olio e le cipolle.

Grazie, grazie di cuore a tutti voi per l’aiuto dato e l’aiuto che continuerete a dare.

 

La vostra generosità è un gran segno di comunione. 

La gioia del Signore sia la nostra forza.

Don Maurizio