Viterbo CRONACA Ispirato dal reliquiario contenente il cuore di Santa Rosa, Ascenzi vince l’edizione 2015-2019 con una Macchina di stile gotico tipico dell’architettura cittadina viterbese
di Tiziana Mancinelli

La teca che conserva il cuore di santa Rosa di Viterbo, alla quale si è ispirato nelle forme il vincitore della Macchina di santa Rosa, Raffaele Ascenzi
C’è tutto l’incanto dell’ineffabile bellezza gotica che ha dato il volto alla nostra città e che vibra della sottile armonia delle proporzioni perfette, come uno strumento accordato per emanare un canto celeste rivolto a Rosa: “Gloria in Excelsis”, o meglio "Gloria", la nuova Macchina, targata Raffaele Ascenzi, ideatore del progetto vincente con novanta punti su altri quarantadue concorrenti, è proprio questo.
Vince per: “Aver armoniosamente esplicitato i temi della tradizione della Macchina di santa Rosa e dell’architettura viterbese, arricchendola di un tema, quale quello gotico, di particolare interesse con richiami espliciti alla fede”.
Subito dopo la proclamazione, avvenuta il 26 Gennaio 2015 presso gli uffici del Comune in via Garbini, l’ideatore apre il contenitore scuro che racchiude il bozzetto e immediati appaiono, con la naturale luminosità del bianco, i tratti familiari del reliquiario del cuore di santa Rosa.
Le guglie gotiche che adornano ognuno dei piani della nuova Macchina dell’edizione 2015-2019, destinata a Expò 2015, sono le stesse dell’urna sacra che sfila in processione ogni anno. Lo stesso stile inconfondibile della Loggia Papale, autentico gioiello incastonato tra gli anelli del nostro passato che impreziosisce in modo unico anche il nostro presente.
“Il reliquiario di santa Rosa mi ha ispirato”, confida Ascenzi, “in un particolare momento che mi sono soffermato a guardarlo con occhi diversi”. Ma in questa Macchina c’è anche la tradizione ottocentesca di “Papini, Bordoni e Spadini”, capace di esercitare un’attrazione e un fascino intramontabile, sempre al passo con i tempi, e quindi attuale anche per una Macchina destinata a sfilare alle soglie del terzo millennio.
“Papini, Bordoni e Spadini sono per me la vera tradizione, applicata dalla mia idea progettuale non più a quattordici metri, ma a ventotto”, dice Ascenzi, alla sua seconda vittoria dopo “Ali di Luce” che sbaragliò i concorrenti nel concorso del 2003. Un’emozione che non si dimentica. “Rispetto a dodici anni fa, sono emozionato in modo diverso”, dice, “la prima fu una Macchina di pancia, oggi è più di testa - spiega - ho cercato di capire quale fosse il desiderio dei viterbesi e anche il mio”.
E’ nata così “Gloria”, un tempio sacro, un tempio di pietra, evocata dal bianco venato da sfumature leggermente grigie per dare la sensazione del marmo. Una struttura che si annuncia solida: “Il desiderio del facchino - dice Ascenzi - è di sollevare una Macchina carica di significati, ma anche di materia”.
I facchini, esclusi dal Comune dalla commissione giudicatrice, sono però entrati nella scultura della Macchina: alla base ci sono degli uomini inginocchiati che sostengono il primo piano della struttura, uno schema che si ripete anche superiormente. “Sono dei portatori che non vestono i caratteristici abiti del trasporto - dice l’ideatore - sono facchini senza tempo, con dei turbanti in testa che ricordano il tipico fazzoletto e indumenti che lasciano intravedere alcune parti del fisico”.
“Sono facchini angelici - prosegue - poiché sono a immediato contatto con gli angeli, nel quarto modulo scompaiono insieme all’architettura e la Macchina diventa solo un fatto spirituale”.
Sotto gli angeli è riconoscibile un altro elemento caratteristico della città: le vasche della Fontana di Piazza Fontana Grande. “All’interno di esse - svela Ascenzi - il giorno prima del Trasporto saranno poste delle casse contenenti i messaggi lasciati dai cittadini al Monastero delle Clarisse, se loro saranno d’accordo”. Un ulteriore elemento per legare la Macchina alla cittadinanza.
Ascenzi dedica “Gloria” alla moglie Valeria e ai tre figli. Sarà realizzata con tecnologie altamente innovative, capaci di curare il “millimetro - spiega Ascenzi - le figure umane, angeliche, saranno a controllo numerico, collegate al file di progetto, modellato da Luigi Vetrani.
Queste innovazioni tecnologiche riusciranno a garantire la realizzazione dell’opera sia nei tempi stabiliti nel bando, sia nei pesi. Alcuni materiali saranno lavorati con fresatrici robotizzate. Il peso diventa un elemento fondamentale su una superficie complessa come quella di “Gloria”, ogni aspetto in tre dimensioni deve essere lavorato resinato in ogni singola parte.
Anche 'Ali di luce' aveva gli angeli tridimensionali con la parte posteriore anch’essa scolpita. Ma loro dovevano essere posti a una certa distanza dal fuso e per un problema di peso abbiamo dovuto affettare la parte posteriore degli angeli, con il risultato che tutto il panneggio risultò modificato.
Con 'Gloria' questo non avverrà grazie all’utilizzo di queste tecniche innovative, tra cui la Stereolitografia con cui è stato realizzato anche il bozzetto.
Per vedere fino a dove può arrivare nella cura del dettaglio, basti pensare che i candelieri alla base della Macchina, hanno lo stoppino.
Avremo un controllo del più piccolo dettaglio nella fase di realizzazione che ci consentirà una piena corrispondenza con quanto progettato”, conclude Raffaele Ascenzi.
Tiziana Mancinelli

