Viterbo RACCONTO NOIR Franco Natali aveva conosciuto il giornalista Destaffano in fabbrica, in occasione di un articolo che Destaffano doveva fare per conto del senatore Ullifredi
di Agostino G. Pasquali
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3. Il parere del giornalista
Ugo Destàffano è un giornalista ‘free lance’ che lavora per conto di varie testate locali e nazionali.
E’ un buon giornalista, ma è un po’ pigro e ha poca ambizione.
Non va in TV, non si danna l’anima per fare ‘scoop’, ama stare tranquillo nella sua città, ma quando un fatto lo interessa, allora fiuta il vento e cerca come un segugio, quindi confeziona servizi che i giornali pubblicano volentieri.
Franco Natali aveva conosciuto il giornalista Destaffano in fabbrica, in occasione di un articolo che Destaffano doveva fare per conto del senatore Ullifredi, politico ben radicato in città e altrettanto bene ammanicato negli ambienti economici che contano nella capitale. Il senatore gli aveva proposto:
“Mi faccia un bel servizio sullo stabilimento SPUV. Penso io a farglielo pubblicare. Mi serve un po’ di buona pubblicità per convincere certi finanziatori arabi a investire nella nostra città. Naturalmente non deve sembrare pubblicità. Trovi lei un aggancio … mi fido di lei …”
Destaffano si era presentato alla SPUV e aveva chiesto collaborazione per realizzare il servizio, ma era stato ricevuto con scarso interesse, anzi con diffidenza. Solo Natali gli aveva dato la propria disponibilità e Natali e Destaffano si erano capiti subito, avevano simpatizzato e collaborato per realizzare un servizio giornalistico che, senza dire mirabilia, illustrava al meglio l’attività della fabbrica in funzione dei progetti del senatore.
“Io faccio il mio lavoro e ci guadagno, accontento il senatore che ha sicuramente il suo guadagno, pure l’azienda ci guadagna e, alla fine, ci guadagna pure la città. E’ così che va il mondo!” aveva detto Destaffano commentando ironicamente e spudoratamente il suo incarico.
“Finché va così, però nei limiti di una ragionevole decenza, assecondiamolo questo andare del mondo, anche nell’interesse dell’azienda e della città.” Aveva concordato Natali.
Così si erano conosciuti. E ora Natali pensa di utilizzare questa conoscenza, quasi un’amicizia, per avere il parere di un esperto.
* * *
A seguito di un appuntamento preso telefonicamente, il ‘giornalista-segugio’ Destaffano va a far visita al ‘detective-dilettante’ Natali, il quale lo ha invitato per un caffè e due chiacchiere dalle quali forse potrebbe venir fuori qualcosa di giornalisticamente interessante.
Si dice sempre: “Venga, le offro un caffè...”, ma il caffè è un pretesto, è soprattutto un modo di dire. Se chi invita offre poi qualche cosa di meglio, l’ospite si trova più a suo agio ed è più disponibile. In alternativa al caffè Natali offre vinsanto e cantuccini, che Destaffano gradisce moltissimo e così si dispone ad ascoltare con maggiore interesse.
Natali racconta quel poco che sa e quel molto che immagina. Destaffano, da buon giornalista, ascolta, fa domande mirando al sodo, ai fatti, e chiede:
“Ma quali sarebbero gli elementi oggettivi alla base dei suoi sospetti? Al di là dei pettegolezzi del ‘Pellettegolo’? al di là di tre morti che potrebbero essere del tutto casuali e non avere alcun rapporto fra di loro o con la fabbrica?”
“Ecco! La cosa, o meglio l’origine di una serie di fatti, che secondo me sono legati tra di loro, nasce proprio dal servizio che lei fece, con la mia collaborazione, sullo stabilimento della ‘SPUV’… Ricorda che proprio lei mi parlò della necessità di presentare bene l’azienda, giornalisticamente, per convincere certi finanziatori?”
“Certo che lo ricordo. Anzi, la devo ancora ringraziare, perché con il suo aiuto ho fatto un buon servizio lavorando poco e guadagnando bene; ho guadagnato sia come compenso sia come apprezzamento dal giornale. Anzi lo sa che il senatore mi ha telefonato personalmente per farmi i complimenti?”
“Beato lei, che le è andato tutto bene. A me invece, dopo qualche giorno, sono cominciate pressioni per farmi andar via in pensione. Al momento mi sembrò un normale ricambio generazionale. Poi, ripensandoci, mi convinsi invece che la mia presenza era indesiderata perché io ero troppo scrupoloso per la realizzazione di un nuovo e oscuro progetto. Lo sa cosa mi disse il direttore?”
“Cosa?”
“Mi sembra di sentirlo come se fosse ora: “Lei è un po’ troppo scrupoloso, pignolo… qualità lodevoli, ma forse un po’ in contrasto con il mondo di oggi che richiede rapidità, semplificazione… disinvoltura!”
“E lei la prese male. Lo capisco. Ma lei, mi scusi la franchezza, è un po’ all’antica. Vive e pensa come se fosse in un mondo serio e corretto che non c’è più, ammesso che ci sia stato qualche volta. Comunque il rispetto pieno delle regole è oggi impossibile o, quanto meno controproducente. Non è una questione di etica. E’ una questione di economia. Noi non possiamo reggere la concorrenza dei paesi che le regole non le hanno per niente.
Purtroppo è così. Sento spesso imprenditori che mi dicono: “La sicurezza? è una bella cosa e giusta, ma se poi il lavoro non procede? se è troppo costoso? E allora bisogna essere tolleranti, chiudere un occhio… Guardi i servizi dei TG: in un cantiere, in una fabbrica, quando c’è la telecamera le protezioni si sprecano, tutti hanno il casco, ma si vede da come lo portano che non è il loro, che è fuori misura e non sanno nemmeno come allacciarlo. Ma poi, appena le telecamere del reporter sono via, vanno via anche i caschi… E così va per tutte le disposizioni che intralciano il lavoro, che lo rendono costoso e perciò non concorrenziale. E così va per gli adempimenti burocratici e … non parliamo delle tasse e dei contributi.
Quindi, manovrare un po’, essere un po’ elastici nelle procedure, trascurare qualche norma? Glielo ho detto: lo fanno un po’ tutti. Però nessuno per questo arriva a compiere degli omicidi.”
L’autore di questo racconto ritiene opportuno sospendere un momento la narrazione per precisare che, pur simpatizzando per i due protagonisti Natali e Destaffano, non condivide la loro opinione sul ‘così va il mondo’ e ‘lo fanno un po’ tutti’.
Se la vita concreta impone talvolta (o anche spesso) di accettare compromessi e di tollerare piccole (si spera) illegalità, è comunque doveroso essere consapevoli che compromessi e sotterfugi, anche se non violano apertamente la legge, anche se non ‘si arriva a compiere omicidi’, sono, comunque e sempre, una violazione dell’etica.
E non si dica, per favore: “L’etica? E’ roba da ‘candidi’ sognatori”.
“Già, ma dopo quel suo servizio e le mie dimissioni, tutti e tre i componenti dell’Ufficio Progetti sono morti in circostanze misteriose…”
“Perché misteriose? Un avvelenamento da funghi, una polmonite, un incidente stradale sono eventi misteriosi? Forse l’avvelenamento da funghi è raro, ma polmoniti e incidenti non fanno neppure ‘notizia’. Mi scusi la deformazione professionale.
Riconosco che può sembrare strano che le morti siano avvenute in poco tempo e a persone legate dall’ambiente di lavoro. Ma può essere un caso. Io ho perso per malattia, nel giro di un anno, mio padre, mia suocera e mia moglie. Non penserà mica, per questo, che io sia un assassino?
E poi lei non ha trovato alcun movente che potrebbe giustificare tre omicidi. Perché è a questo che lei pensa… all’omicidio…”
Franco Natali è scoraggiato dalla logica del giornalista. Si sta convincendo che ha costruito con la fantasia un puzzle, anzi un semplice abbozzo di puzzle dove gli elementi nemmeno si incastrano bene. La sua teoria non reggerebbe neppure in un romanzo giallo, dove tutto è possibile per quanto incredibile, anzi più è incredibile meglio è per interessare e catturare l’attenzione del lettore. Ma quello che lui stava pensando non è solo incredibile, è proprio ingiustificabile.
Destaffano ringrazia per il vinsanto, rifiuta cortesemente l’invito di restare a cena, saluta con un sorriso e, andandosene, lancia un invito semiserio:
“Lei ha molta fantasia, fantasia e anche capacità di costruire delle storie. Perché non si dà alla letteratura? magari gialla? Se scrive un romanzo, me ne mandi una copia, le farò la recensione e un po’ di pubblicità. Chissà che lei non abbia successo? Io glielo auguro.”
* * *
Il giorno dopo Natali ha archiviato i suoi dubbi, ha ripreso la sua vita ordinaria, composta di TV lettura e passeggiate, ma Destaffano lo chiama al telefono:
“Lo sa che lei non mi fatto dormire? Più ci pensavo più la sua storia mi sembrava valida…”
“Per farne un romanzo?”
“No, no. Proprio come possibile realtà. Ieri ho trascurato un dettaglio: Bellini era astemio ed è morto ubriaco. Strano. Ho chiesto ad un collega che, guarda caso, ha cercato, come lei, di interrogare la vedova su questo particolare e ha trovato un muro. Questo collega ha del fiuto e mi ha detto che è sicuro che la signora Bellini nasconde qualcosa. Ma l’affare, giornalisticamente parlando, non fa più notizia e lui ha lasciato perdere. Ma a lei interessa ancora? Ci vogliamo vedere domani mattina per studiare qualche mossa?”
(continua e finisce con … ‘I morti non parlano’)
Agostino G. Pasquali
