Viterbo PENSIERI IN LIBERTA' Siamo ormai a Martedì grasso, la festa che corona la settimana dei sette giorni grassi
di Barbara Pasqualini
Cappuccetto Rosso
è Barbara Pasqualini a Prato Giardino
(Foto Enrico Pasqualini)
Miei affezionatissimi lettori, mi sembra siano trascorsi pochi giorni da quando ricordammo l’inizio del Carnevale, in coincidenza con la celebrazione di Sant’Antonio Abate, il 17 gennaio, invece ci prepariamo già a salutarlo…
Siamo ormai a Martedì grasso (http://it.wikipedia.org/wiki/Marted%C3%AC_grasso), la festa che corona la settimana dei sette giorni grassi (carnevale), variamente celebrata con sfilate, spesso famose e assai suggestive. Questa fase di festeggiamenti si colloca, a livello cronologico, prima del mercoledì delle ceneri, che segna l'inizio della Quaresima.
In Europa, il calo delle celebrazioni religiose d'astinenza durante la Quaresima, ha fatto perdere alla ricorrenza del carnevale [per la Chiesa cattolica il Tempo di carnevale è detto anche Tempo di settuagesima.
Esso considera il carnevale (settuagesima) come un momento per riflettere e riconciliarsi con Dio. Si celebrano le Sante Quarantore (o carnevale sacro), che si concludono, con qualche ora di anticipo, la sera dell'ultima domenica di carnevale. La Chiesa cattolica ha però, durante il corso della storia, condannato il carnevale in quanto contrario ai dettami di rigore imposto dall'istituzione stessa.
Secondo antiche tradizioni il carnevale durava l'intero periodo invernale, dal giorno di commemorazione dei defunti sino al primo giorno di Quaresima e il travestimento serviva non a nascondere la propria identità sebbene a rimandarne a un'altra]quell'intensità tipica della religiosità, trasformandola in una festa sentita soprattutto dai più piccoli, coinvolgendo naturalmente anche il martedì grasso.
La tradizione voleva, infatti, che in questa giornata venissero consumati tutti i cibi più prelibati rimasti in casa, che durante la Quaresima non potevano essere mangiati: carne, pesce, uova e latticini.
E proprio per il fatto che si consumavano cibi grassi che in Italia divenne “martedì grasso” e in
Francia “Mardi gras”. In Sardegna il Martedì grasso assume vari nomi: a Mamoiada si chiama Martisero, a Ulassai si chiama Martisperri. Inoltre fa eccezione anche gran parte della diocesi di Milano, che segue il rito ambrosiano, secondo il quale la Quaresima inizia la domenica seguente. Perciò i festeggiamenti sono posticipati di quattro giorni, al sabato grasso o carnevale ambrosiano.
E nelle altre nazioni?
Ho scoperto che, nel Regno Unito e nel Commonwealth si celebra lo Shrove Tuesday (Pancake Day): il giorno precedente al Mercoledì delle Ceneri è conosciuto come Shrove Tuesday; il termine shrove deriva dal verbo to shrive (= confessarsi, ottenere l'assoluzione).
Negli Stati Uniti d'America, il martedì grasso (conosciuto con il termine francese Mardi gras) è una festa molto importante e sentita soprattutto nella città di New Orleans. Inoltre negli States si celebra anche il Pancake Day (Giornata della frittella Pancake), in cui vi sono vere e proprie competizione nelle scuole e nei villaggi tra famiglie in cui, uno dei componenti, deve correre con una padella al cui interno si trova una frittella fredda.
Per vincere, mentre si corre, bisogna riuscire a far girare il pancake almeno tre volte durante il tragitto compreso tra la partenza e l'arrivo. Sembra che questa tradizione risalga al XV secolo quando una donna, che stava preparando i pancakes per la festa del martedì grasso, si accorse troppo tardi che le campane della chiesa stavano già suonando per la confessione. Per non perdere tempo si armò di buona volontà e finì di preparare le sue pancakes lungo la strada, in corsa con il grembiule ancora indossato.
Nel Nord Europa [in Germania (e in particolare nella valle del Reno), oltre che in quasi tutti i paesi scandinavi], il giorno più importante del Carnevale non è il martedì che precede il Mercoledì delle Ceneri, bensì il lunedì.
È conosciuto come Rosenmontag (= lunedì delle rose) in Germania e Bolludagur o Semladag in Svezia dal nome del dolce tipico di questo giorno, il Semla (è un soffice panino rotondo, speziato con il cardamomo, a cui viene asportata l'estremità superiore e la parte spugnosa interna e successivamente riempito con panna montata e crema di mandorle.
A volte, la parte superiore asportata è posta sopra la panna e ricoperta di zucchero a velo. È abitudine mangiare i semlor accompagnati da tè o da caffè anche se in alcune zone, specialmente in Svezia, si è mantenuta la vecchia tradizione di consumare questo dolce immergendolo nel latte caldo).
In Polonia si festeggia Tłusty czwartek (= il giovedì grasso), il giovedì che precede il martedì grasso. Secondo la tradizione, questo giorno si consumano i bomboloni alla marmellata di rosa (Pączki).
In linea generale, martedì grasso era l'ultimo giorno in cui si potevano gustare i tipici dolci di carnevale tra cui le chiacchiere, note anche come maraviglias, cenci, bugie, stracci, frappe, galani, sossole, cròstoli, “fiocchetti” e sfrappole nelle diverse regioni italiane.
Cappuccetto Rosso
è Barbara Pasqualini a Prato Giardino
(Foto Enrico Pasqualini)
Ma ora, permettetemi, senza viaggiare troppo sulle ali della suggestione che sicuramente mi suscitano le più disparate usanze, di ricordare il “mio” martedì grasso di quando ero bambina… e mi sembrava di entrare a far parte di una delle tante fiabe che spesso ascoltavo, rapita, dalla voce dolce di mio padre o di mia madre…
La prima maschera da me indossata fu realizzata, come per la maggior parte, dalla mia mamma. Si trattava di “Cappuccetto rosso”, indiscussa protagonista di tante favole che i miei genitori mi raccontavano sovente.
Tante favole, già, perché mi è stata raccontata la versione tradizionale dei fratelli Grimm (1857), ma anche varie trasposizioni “rivisitate” da mamma e papà, con gli adattamenti più fantasiosi e buffi si possano immaginare, ad hoc per me! Così, nel mio caso, “l’abito fece il monaco” rendendomi protagonista della mie favole! Ero piccina, avevo solo tre anni, ma ricordo bene l’emozione di quell’abito confezionato su misura per me, con tanto di cappellino rosso e cestino!
Ogni occasione per sfoggiare la mia mise era una festa!
Nelle giornate di tempo atmosferico clemente (altrimenti non si poteva azzardare un abbigliamento troppo leggero, vista la frequenza con cui la sottoscritta collezionava mal di gola e raffreddori!), mi vestivo di tutto punto e “calcavo” le scene a Pratogiardino, il nostro amato (almeno da me!) parco, oppure passeggiavo per le vie del centro storico, orgogliosa tra la mia mamma e il mio papà, che mi tenevano per mano, “armata” di coriandoli e stelle filanti, riposti nel cestino che ben coniugava l’utile al dilettevole!
Il culmine dei miei festeggiamenti si aveva, però, il martedì grasso: s’iniziava la mattina, a scuola. La festa era allestita sapientemente dai giorni precedenti, con cartelloni colorati, disegni e mascherine che addobbavano le aule.
Questa tradizione mi ha accompagnato dalla scuola materna all’elementare, nel corso della quale la giornata era “impreziosita” da recite e canti, eseguiti alla presenza dei nostri genitori, invitati per l’occasione. Ancora ricordo l’emozione nel vestirmi, il mattino, e poi i commenti e le chiacchiere tra compagni di classe, il terrore di sciupare trucchi e abiti… A completare questa mattinata diversa, tante colorate stelle filanti e dei buoni e tipici dolcetti, portati da ciascuno di noi.
Per me, poi, la festa proseguiva anche nel pomeriggio. All’epoca, nel mio quartiere, si svolgeva ancora una piccola sfilata di carri allegorici; in genere “sfruttavo” l’appartamento dei miei nonni, che abitavano vicino a me, perché ha un terrazzo che si affaccia sulla strada, consentendomi, così, una buona visuale. Trotterellavo felice a casa loro, ancor mascherata dal mattino… che gioia! Era una giornata magica, mi sentivo protagonista del film della mia vita!
Nel corso degli anni, per l’occasione ho indossato vari abiti, oltre al mio “primo” Cappuccetto rosso: ricordo, con affetto, una maschera da “Olandesina”, realizzata dalla mia mamma, con tanto di cappello a punta caratteristico, e, infine, un’altra da dama ottocentesca, con ampia gonna ricamata… che mi permetteva anche di sfoggiare un po’ di trucco sul volto!
Che trepidazione quando la mia mamma mi stendeva un po’ di ombretto sulle palpebre, un velo di cipria sulle guance, un po’ di rossetto alle labbra… quasi avevo timore di parlare per sciupare l’opera! Questo avvicendarsi di personaggi ha fatto in modo che io vivessi tante emozioni, tante storie che hanno popolato la mia fantasia, regalandomi quel briciolo di magia che rende speciale anche un giorno ordinario.
Ecco, miei cari lettori, il mio intento odierno era rendere a voi, oggi, quel po’ di schietto stupore che provavo allora, per regalarvi, in questo martedì grasso, qualche minuto di evasione dalle tante brutture quotidiane… Nel ringraziarvi del tempo che abbiamo così condiviso, auguro a voi tutti un buon fine-carnevale!
Barbara Pasqualini
