Viterbo RACCONTO NOIR Si va a dormire con un cielo stellato e ci si alza che il cielo non c’è più, sostituito da un soffitto di nuvole grigie
di Agostino G. Pasquali
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Castello di Brunico

7. La strana produzione della SPUV s.p.a.

     “E sapete un’altra cosa?” continua Destaffano “Quando ho comprato quell’ombrello ero in un mercatino rionale. Il particolare del marchio mi ha incuriosito. Ho fatto un po’ di controlli e ho trovato che alcuni oggetti in vendita su quella bancarella e su quelle vicine sono prodotti dalla SPUV. Orologi da parete, strumenti da giardinaggio, pentolame e attrezzi da cucina… tutto a marchio SPUV. Franco? Tu che ne pensi?”

      “Boh! Sono meravigliato. E’ vero che la nostra SPUV, quando ci lavoravo io, era una fabbrica flessibile, cioè adatta a cambiare tipo di produzione. Anzi il mio lavoro all’ufficio progetti consisteva proprio nello studio e nell’organizzazione di tutto quello che riguardava le variazione dei cicli di produzione in funzione delle richieste della sede centrale di Milano. Ma non ci occupavamo di produrre oggettistica spicciola pronta per il mercato. Il lavoro della fabbrica consisteva nello stampaggio in plastica o metallo di componenti di macchine e strumenti che poi erano assemblati da altre filiali della SPUV o da industrie esterne. Ma tu sei sicuro che l’ombrello e le altre cose provenissero dal nostro stabilimento? La SPUV di stabilimenti ne ha diversi…”

     “Hai ragione. Ora che ci ripenso, mi ricordo che l’etichetta diceva ‘SPUV – MILANO’ seguito da una sigla, mi pare S e un numero, come  S2… o  S3… Peccato! Non ho qui l’ombrello, l’ho lasciato in albergo a Milano.”

     “S2 sta per stabilimento numero 2, S3 sta per stabilimento numero 3. Se è S3 è proprio il nostro.”

     “Domani pomeriggio torno a Milano e controllo meglio. Ma domani mattina ci facciamo un’altra sciata? Te la senti? Come va il tuo deretano?”

     “Si lamenta un po’, ma se sto attento a come mi siedo, se non faccio pressione proprio lì, non è neppure un vero dolore, solo un fastidio sopportabile.”

*     *     *

     Il mattino seguente il tempo non è buono. Il cielo è plumbeo compatto e nevischia.

     E’ frequente in montagna questo rapido cambiamento del tempo: si va a dormire con un cielo stellato e ci si alza che il cielo non c’è più, sostituito da un soffitto di nuvole grigie.

     I tre amici decidono di non sciare. La rinuncia dispiace soprattutto a Destaffano, che deve ripartire nel pomeriggio, ma non dispiace a Franco, il cui coccige reclama un po’ di rispetto dopo l’incidente del giorno  prima. Luciana resta neutra, perché in fondo a lei lo sci piace, ma senza entusiasmo.

    Come la maggior parte delle mogli sciatrici, lei scia più che altro per dovere di coppia e quindi una passeggiata in centro è sempre una piacevole alternativa:  visitare i negozi di souvenir, di abbigliamento etnico e soprattutto i negozi di scarpe. Franco obietta che le scarpe sono uguali dappertutto, e poi quelle  economiche sono tutte cinesi oppure, se sono italiane, costano più di tutta una settimana di vacanza. Che cosa avranno quelle scarpe di marca per costare così tanto? Luciana scuote la testa e risponde:

     “Te lo spiegherò, ammesso che tu lo possa capire, del che dubito perché sei un uomo e gli uomini certe cose non le capiscono; te lo spiegherò quando tu mi spiegherai che differenza ci trovi tra una pista di qui e una di Cortina, o di Madonna di Campiglio, o di Courmayeur, ecc. ecc… per non dire del costo di uno skipass settimanale che è come e più costoso di un paio di buone scarpe. Almeno le scarpe ti restano…”

     Destaffano ride e osserva che moda e sport contrappongono donne e uomini come l’istinto naturale contrappone cani e gatti.

     Naturalmente non si possono visitare tanti negozi solo per vedere, qualche cosa si compra sempre. Sarà un caso che, quando si va in vacanza, all’andata il portabagagli dell’auto è mezzo vuoto e al ritorno non basta mai? Luciana e Franco si dividono i compiti. Luciana:  sceglie e compra, sceglie e compra, sceglie e compra… Franco: brontola e  paga, brontola e paga, brontola e paga… In genere discutono e ovviamente prevale quasi sempre il parere di lei. Un souvenir li trova però pienamente d’accordo: una formella di ceramica (19x23 cm) a forma di scudetto che è la riproduzione dell’antico stemma della città di Brunico. Lo stemma rappresenta il poderoso castello medioevale che, dal XIII secolo,domina la città dall’alto di un rilievo collinare e le dona nobiltà.

     Al momento di partire Destaffano lascia a Franco e Luciana l’invito a rivedersi fra pochi giorni a casa per aggiornarsi sulla SPUV. Franco gli rammenta che proprio lui ha detto che l’incarico del giornale è per una settimana, ma prolungabile ad un mese. Destaffano  gli replica ironicamente:

     “Quello che scriverò non piacerà al direttore e anche meno al senatore. E’ tanto se mi accettano  un articolo o due. Altro che un mese a Milano. Penso che rientrerò prima di voi.”

 

*     *     *

 

     La settimana bianca è passata per Franco e Luciana in modo molto piacevole. Il dolore al coccige si è attenuato presto. Il pensiero di ‘quello che giace alla posta’ è ritornato invece periodicamente alla mente di Franco, ma lui lo ha scacciato, tanto al momento non ci può fare niente.

     Mentre iniziano il viaggio di ritorno riflettono in silenzio.

     Sciare è divertente. Mangiare cibi esotici, particolarmente speziati, soddisfa la gola in modo originale.

     E il fascino del luogo, un luogo così insolito? La cittadina di Brunico, così nordica e così austriaca, è tanto diversa dalle città italiane, pur belle, anzi bellissime.

     Passeggiare per la Stadtgasse, la via centrale, teutonicamente ordinata ed elegante,  rilassante perché priva di traffico auto, è un’esperienza da ricordare. Se non ci fosse  l’immancabile  e petulante suoneria dei telefonini, quella strada sarebbe ancora come era al tempo della romantica Austria del tempo di Sissi.

     Ritornare a Brunico è un’esperienza suggestiva come il Natale, che viene una volta all’anno con l’albero, il presepe e le cerimonie religiose, ripetitivo e uguale nel tempo, ma  sempre gratificante.

     Così è stata ancora una volta la ripetizione della vacanza in val Pusteria per Franco e Luciana, i quali, immersi in questi pensieri, dolci e nostalgici, viaggiano ora in autostrada diretti a sud.

*     *     *

     Arrivano a casa sabato in serata. Sono stanchi  per il viaggio e desiderano solo riposare. Luciana si addormenta presto, ma Franco non riesce ad addormentarsi perché l’avviso di Poste italiane , che ha trovato in bella evidenza sulla sua scrivania proprio dove lo aveva lasciato, annulla la distrazione della settimana, lo riporta indietro e lo immerge di nuovo in cupe  preoccupazioni.

     A letto gli farebbe piacere vedere un po’ di TV, magari il DVD di un vecchio film western con John Wayne (cosa c’è di meglio per distrarsi?), ma Luciana già dorme e lui non vuole svegliarla. Quindi è costretto a pensare e a fare il punto della situazione:

1)    dopo quello che gli ha detto Destaffano sulla strana produzione, la SPUV torna a incuriosirlo. Ma ci vuole prudenza dopo l’avviso dell’avvocato Rossini,

2)    le morti di Deriso, Giuliani e Bellini, gli sembrano ora di nuovo sospette. Perché lui e  Destaffano hanno trascurato di sentire la vedova Deriso?

3)    e quel maledetto avviso delle poste sarà solo un fastidioso addebito? Lui ha il presentimento che lì ci sia qualche cosa di importante e pericoloso. Ma fino a lunedì non può far nulla perché gli uffici delle poste sono chiusi.

Domani Franco cercherà di contattare Destaffano, s’intende se è tornato, e insieme decideranno

che cosa fare. Poter contare sull’esperienza del bravo giornalista e sulla sua prudenza, questo dà finalmente a Franco Natali la necessaria tranquillità per addormentarsi.

(Continua e finisce con… I morti non parlano, però… Cliccami)

Agostino G. Pasquali