Viterbo LIBRI L'autore già docente di filosofia e storia presso l'ISISS è stato autore in passato di vari articoli e saggi di carattere storico
di Giuseppe Bracchi

Di solito quanto si parla delle guerre ed in particolare della seconda guerra mondiale, che molti storici, tra cui Nolte, e non a torto, hanno definito e definiscono una prosecuzione della prima guerra come guerra civile tra i popoli di un'Europa sempre più estranea alle sue origini ed alle sue radici cristiane.

Nei libri di storia o di memorie o nelle antologie, si prediligono le figure eroiche di militari, di politici, di grandi statisti e pensatori e solo marginalmente, l'opera silenziosa ma non per questo meno efficace della Chiesa, del suo Pastore universale, e di silenziosi operatori di pace sui vari fronti di guerra o in apparenti retrovie spesso non meno calde, pericolose ed insidiose del fronte stesso.

Merito pertanto del prof. Mario Cempanari, l'aver rotto uno schema consolidato ed imperituro dando alle stampe un agile volumetto tra l'autobiografico ed i ricordi di guerra, in cui i protagonisti sono sacerdoti comuni o cappellani militari impegnati sui vari fronti di guerra, che con la loro opera di apostolato e di carità cristiana hanno contribuito non poco a salvare vite umane dalle rappresaglie nazifasciste o degli alleati che ad essi si sostituirono spesso con protervia e non meno arroganza.

Il titolo del volumetto è “I Conventi dei Passionisti nella bufera della Seconda guerra mondiale”, (pp. 105 – Euro 13,50), edito per i tipi della Tipografia Ceccarelli di Acquapendente.

L'autore, peraltro, già docente di filosofia e storia presso l'ISISS è stato autore in passato di vari articoli e saggi di carattere storico, anche riguardanti come nel nostro caso, Conventi e Romitori che insistono sul territorio della Tuscia.

Naturalmente non starò a fare un riassunto dell'opera, quanto invece segnalarne la lettura soprattutto alle giovani generazioni che della guerra forse hanno appreso solo dai libri di storia e non sempre attraverso una lettura degli avvenimenti fedele, obiettiva e.. disinteressata come dovrebbe risultare l'opera intellettuale dello storico scevro di pregiudizi e fedele soltanto ad una metodologia lontana possibilmente da ogni pernicioso ideologismo.

Il libro del prof. Mario Cempanari non vuole essere un libro di storia. Ma come uomo che della guerra ha patito ferite, ansie, inquietudini e ne ha visto e vissuto tutti gli orrori e le divisioni, ha voluto tramandarci uno scorcio di vita vissuta soprattutto da parte di quei religiosi, i Padri Passionisti, che nei vari conventi della Tuscia, di Roma e del Monte Argentario hanno contribuito non poco, nei momenti topici del conflitto, anche dalle nostre parti, a mettere in salvo, a nascondere vite umane che in caso contrario, sarebbero state risucchiate inesorabilmente dal vortice oscuro della guerra.

Con un annotazione anche a Papa Pacelli, spesso bistrattato, quanto ingiustamente e falsamente ritenuto complice con i suoi silenzi, dell'occupante nazista, laddove invece il Sommo Pontefice, Defensor civitatis, seppe infondere fiducia ai romani e salvare tante vite umane grazie alla extraterritorialità riconosciuta agli edifici di proprietà della Santa Sede, per mezzo di accordi raggiunti con l'occupante tedesco.

In un'epoca in cui la memoria fa fatica ad affermarsi come anello di congiunzione tra le generazioni, dobbiamo ringraziare la certosina pazienza e l'opera di uomini come il prof. Mario Campanari, che grazie ai suoi ricordi intessuti di sofferenza, ma anche di tanta fede e fiducia in Dio, ci consegnano una pagina di storia della Tuscia edificante sulla quale costruire, pur con rischi e fatiche, un mondo più giusto e più rispettoso dell'uomo e della sua dignità.

Giuseppe Bracchi