Viterbo CRONACA A detta del Presidente Merlani il commercio viterbese inizierà a riprendersi se ripartirà l’occupazione e con essa la capacità di consumo delle famiglie

Abbiamo letto l’intervista del Presidente della CCIAA di Viterbo sui quotidiani e abbiamo colto l’occasione della seduta odierna del Consiglio Camerale per chiarire il passaggio relativo alla chiusura delle imprese del commercio che, in controtendenza a timidi segnali di ripresa per il 2015, sembra non arrestarsi.
A detta del Presidente Merlani il commercio viterbese inizierà a riprendersi se ripartirà l’occupazione e con essa la capacità di consumo delle famiglie.
In questo senso si spiegherebbe l’affermazione secondo cui il commercio di per sé non è un settore trainante dell’economia locale.
I quattro consiglieri dell’Ascom hanno tenuto a precisare, per voce di Mauro Barlozzini, che non sono dello stesso avviso ed hanno chiesto alla componente di Giunta del commercio, Novella Bentivoglio, di far sentire la propria voce ed esprimere il proprio pensiero a tutela della categoria rappresentata all’interno dell’Ente camerale.
Per arginare la chiusura delle imprese del commercio sul nostro territorio tutti concordiamo sulla necessità di una ripresa dei consumi interni, ma se a livello nazionale si discute del benefico impatto del Job Act sulla ripresa occupazionale e del più facile accesso al credito per le imprese legato al basso costo del denaro, a livello locale faremmo magari meglio ad interrogarci sugli effetti ad esempio dell’IMU agricola.
Tutti sanno che nella nostra Provincia è stato stimato in oltre 12.000.000 di euro il balzello che i proprietari di terreni dovranno sostenere annualmente.
Se consideriamo che la nuova imposta va a colmare il buco lasciato nelle casse dello Stato dall’assegno di 80 euro mensili in busta paga a favore dei lavoratori dipendenti, è facile comprendere come in un’area a vocazione agricola come la nostra in bilancio complessivo della manovra sarà nettamente negativo, a tutto vantaggio delle aree urbane più grandi, dove la densità di buste paga e stipendi prevale nettamente sulla presenza dei terreni agricoli.
Di conseguenza i nostri concittadini avranno nel 2015 meno soldi in tasca del 2014, tanto più se si pensa che a forza di ricorsi al TAR il pagamento dell’IMU agricola del 2014 è finito per slittare a fine marzo prossimo, solo alcuni mesi prima dell’appuntamento con l’IMU agricola dovuta comunque a regime anche per il 2015.
Quale siano gli effetti combinati delle citate manovre statali sulla propensione al consumo dei consumatori viterbesi è facile quindi prevederlo e siamo anche certi che questa analisi locale non emerge dagli studi statistici che leggiamo a livello nazionale.
A questo punto possiamo tirare le somme del ragionamento e sostenere che non ci sarà nuova occupazione senza una ripresa della domanda interna e finché le famiglie vedranno ridursi il reddito disponibile per i consumi, a tutto vantaggio di nuovi aggravi fiscali, dovremmo purtroppo continuare a fare la conta delle chiusure delle saracinesche dei commercianti.
Per assistere ad una vera e credibile inversione di tendenza dobbiamo continuare a batterci per una politica concreta di arretramento dei prelievi fiscali, mentre ad oggi sul territorio si continuano a vedere solo gli effetti funesti dei tagli orizzontali su tutti i fronti della spesa pubblica.
Tutto ciò nonostante il commercio costituisca, questo va ribadito, la fetta più consistente degli operatori economici del territorio.
