Viterbo SENTIMENTO E FANTASIA Di tanto in tanto, ma non regolarmente, a volte niente per un mese, a volte anche due notti di seguito
di Agostino G. Pasquali
(Inizia dal n° 1, per leggerlo, clicca qui)

“Sai?” dice Giulio a Valeria che è tornata in soggiorno con due bicchieri di aperitivo e un vassoio di salatini.
“Che cosa dovrei sapere?” chiede Valeria sedendosi in atteggiamento di curiosità di fronte a Giulio.
“Quei momenti di ansia, quasi di dramma, passati alla ricerca dell’auto che non riuscivo più a trovare, mi hanno tanto impressionato da provocarmi un brutto sogno ricorrente.
Di tanto in tanto, ma non regolarmente, a volte niente per un mese, a volte anche due notti di seguito, sogno che vado a prendere l’auto in garage o al parcheggio e non la trovo. Non capisco perché manca. Mi arrovello, sempre in sogno, per ricordare dove l’ho lasciata, mi chiedo se l’hanno rubata o se l’ha portata via il carro-attrezzi; a volte non so bene se l’auto ce l’ho davvero.
Altre volte, sempre sognando, mi viene il dubbio di ‘stare sognando’ e mi dico, sempre in sogno: “Non ti preoccupare, che poi tanto ti svegli ed è tutto a posto”. Questo sogno ricorrente, quasi un incubo, ce l’ho da quella volta che andammo a Siena. Sono cinquant’anni! Ti rendi conto?
E ci soffro con questo sogno. Ci soffro, ma non proprio tanto, perché in un certo senso mi ci sono abituato, e sognando mi rendo conto di sognare. E questo è proprio strano. Però a volte mi lamento pure. Allora non è più un semplice sogno, è un incubo.”
“Hai provato a parlare con uno psicologo? con un analista?”
“No, non mi sembra tanto importante. Del resto, finito il sogno, non ho più alcun problema.”
“Lo sai invece che una volta ho raccontato quell’episodio a Sandro?”
“Ma va?”
“ E sai che cosa ha detto?”
“Ti ha rimproverato? Si è ingelosito?”
“Per niente. Ha detto: “Oh! Bene, son contento! Mi hai sempre decantato l’efficienza di quel tuo collega e ora vedo che è più imbranato di me. Mi ci straconsólo.”
Ma, Giulio, ora che hai finito l’aperitivo, pensiamo alla cena. Ti piace l’insalata di riso? A me non piace cucinare, specialmente per ospiti, perché mi costringe a correre qua e là, a trascurali e, peggio del peggio, a fare odoracci di cucina. Quindi l’insalata di riso, già pronta, poco impegnativa da fare, è l’ideale.”
“Perfetto. Anch’io la penso allo stesso modo e l’insalata di riso mi va benissimo. Come la fai?”
Valeria ha già preparato la tavola in cucina. “Tra noi niente formalità” ha detto. A centro tavola c’è un candela rosa ‘per fare scena’, ma non la accende perché puzzerebbe.
Cenano chiacchierando.
Come due vecchi coniugi? No! I vecchi coniugi di solito cenano un po’ imbronciati, guardando il telegiornale e parlando a grugniti. Giulio e Valeria si comportano piuttosto come vecchi amici, e in fondo lo sono, felici di essersi ritrovati dopo tanti anni.
Bevono del buon Est!Est!!Est!!! Lo beve soprattutto Giulio, Valeria lo assaggia appena. Quasi nessuna donna ammette di amare il vino. Molte donne ‘bevono’, ma lo fanno solo quando nessuno le vede.
Dice Valeria: “Con l’insalata di riso questo vino non andrebbe bene, nessun vino va bene con l’insalata di riso, ma è per ricreare un po’ di atmosfera viterbese.”
Ricordano la gita a Siena e ridono di cuore rivivendo quegli affanni. Ricordano il vigile gentile che li ha salvati da un vergognoso ritorno in treno, e alla fine la gaffe del vigile, come disse? “Oh che vvenite da Viterbo?” Brutto maleducato!
La gita a Siena l’ho già raccontata, perciò ora lasciamoli tranquilli, Giulio e Valeria, a cenare, chiacchierare, e ridere. Li ritroveremo dopo, in soggiorno, seduti in poltrona davanti al televisore..
* * *
In TV c’è “Crozza nel paese delle meraviglie”, una satira politica che piace molto a Valeria e interessa anche Giulio, il quale però ha perso un po’ dell’entusiasmo che gli hanno dato le prime puntate. Come tutti gli spettacoli TV di intrattenimento, sia leggero sia impegnato, anche quello di Crozza ha un canovaccio standard che tende ad essere ripetitivo per l’intera stagione: stessi personaggi, solite smorfie e pure analoghe battute.
Giulio e Valeria, seduti uno accanto all’altra in comode poltrone, seguono in questo momento le battute sconclusionate e improbabili di Crozza-Razzi. Giulio ha in mano un ‘tumbler’ con una generosa dose di whisky e lo degusta a piccolissimi sorsi aspirando diligentemente i profumi eterei. Quando il bicchiere è vuoto si china in avanti e lo appoggia sul tavolino basso.
Nel ritirare il braccio la sua mano sfiora quella di Valeria, che l’ha appoggiata casualmente (casualmente?) sul bracciolo della poltrona di Giulio. Valeria non leva la mano e Giulio vi appoggia sopra la sua. Restano così in un delicato e innocente contatto.
Finisce lo sketch su Razzi, parte la pubblicità. La mano di Giulio scivola via. Valeria si gira a guardarlo e si accorge che Giulio dorme. Il vino bevuto a tavola e il whisky, uniti alla Tv un po’ monotona, hanno fatto il loro effetto soporifero.
Valeria sorride fra sé e sé e pensa: “Che bella idea l’insalata di riso! Avranno ragione quelli che dicono che ci vogliono le ostriche? In senso afrodisiaco, s’intende.”
Delicatamente Valeria abbassa lo schienale della poltrona e mette un pouf sotto le gambe di Giulio. Dovrebbe togliergli le scarpe? Ma perché si può dormire vestiti, ma le scarpe no? Va ‘bbè. Togliamogli le scarpe. E se gli puzzano i piedi?
Valeria ha una vera e propria fobia per i cattivi odori, particolarmente per la puzza dei piedi. A Sandro puzzavano, non molto ma un po’, e a Valeria ci sono voluti mesi per convincerlo a curare i funghi e a lavarsi i piedi tutte le sere. Ma alla fine c’era riuscita. Perché, l‘ho già detto, le donne sono come le gocce d’acqua: dai e dai scavano anche la pietra più dura e gli uomini, a torto o a ragione, prima o poi, si lasciano scavare.
Valeria leva le scarpe a Giulio. I piedi non gli puzzano e Valeria sente di volergli più bene per questo. Vedete un po’ se l’amore non è un vecchio sentimento proprio pazzo! Poi copre Giulio con una coperta, gli dà un bacio leggerissimo sulla testa, dove i capelli, ahimè, non ci sono più. Le sembra che Giulio somigli a frate Guglielmo nel film ‘Il nome della rosa’. Però Sean Connery aveva un altro fascino, ma nella vita ci si deve accontentare del buono, senza penare per l’ottimo, che spesso è illusorio o irraggiungibile. Un ultimo sguardo e un ultimo pensiero:
“Questa sera volevo essere la ‘tua Valeria’. Pazienza. Sono stata la ‘tua valeriana’. Buona notte Giulio.”
* * *
Giulio ha l’impressione di trovarsi a Siena. C’è un vigile che ride e gli dice: “Oh strullo! Indove che t’hai lascià l’auto? ‘un lo sai che il harro se l’è portata vvia?Icché tu ffai? Ora ci pensi? Ma ora gli è un poho tardino!”
Ecco, ci risiamo! Giulio sogna di essere nel solito sogno dell’auto che non si trova più. Ma ora si sveglierà e sarà tutto finito. No, il sogno continua, perché il vigile gli afferra il braccio destro e gli dice: “Una volta e si perdona, la sehonda si bastona!” e continua a stringergli il braccio per mettergli le manette…
* * *
Giulio si sveglia. C’è Valeria che gli tiene il braccio destro e gli dice:
“Stavi sognando? Ma ti lamentavi e mi sono svegliata. Ti ho trovato che ti agitavi… ho fatto male a svegliarti?”
“No, figurati. E’ il solito sogno che t’ho detto, quello dell’auto che non riesco a trovare…”
“ Forse qui stavi scomodo, ecco, e così t’è venuto l’incubo. Ma ti sei addormentato e io non sapevo che fare. Ti ho coperto e ti ho lasciato dormire… ma, ora, vuoi venire a letto? Per andare a casa tua è tardi... di notte in giro per Roma… non è proprio il caso. Non ho una camera per gli ospiti, ma ho un letto grande. Se vuoi puoi venire. Se ti dà fastidio la mia vicinanza, mettiamo in mezzo dei cuscini come ho visto fare in un filmTV. Vieni?”
“Sì, prima vado un momento in bagno, permetti? E poi vengo.”
Non disturberemo oltre Giulio e Valeria. Non vogliamo essere guardoni, vero? Quello che succede sotto le lenzuola è strettamente privato. Auguriamogli solo “una buona notte”.
* * *
La mattina dopo. Sono le 8.
Valeria sta preparando la colazione: cornetti (quelli cellofanati, freschi non li ha), yogurt, fette biscottate, marmellata e caffè. Giulio dorme ancora.
Sarà successo qualcosa? Io lo so, ma non lo posso dire. Racconto ‘quasi tutto’, ma prima del tutto c’è un limite.
Riferisco solo che Valeria, mentre prepara la colazione, si sente come una Gigliola Cinquetti maturata e stagionata, ma nel modo migliore, e canticchia sottovoce:
“Ora ce l’ho, / sì, ho l’età per amarti…”
(Leggi la quinta puntata, clicca qui) "Un principato fai da te"
Agostino G. Pasquali
