Viterbo SENTIMENTO E FANTASIA Giulio teme un po’ gli sviluppi che potrebbero derivare da una relazione
di Agostino G. Pasquali
(Inizia dal n° 1, per leggerlo, clicca qui)

Passano alcuni giorni dopo la cena a casa di Valeria senza che i due amici si vedano o si sentano.
Pur essendo molto contenti di come si è svolta la serata, aspettano ognuno il primo passo dell’altro.
Giulio teme un po’ gli sviluppi che potrebbero derivare da una relazione, ma allo stesso tempo li desidera, però non vuole sentirsene responsabile. Valeria invece, furba come tutte le femmine, sa che, come dice il proverbio, ‘in amor vince chi fugge’e quindi si fa desiderare.
E’ un venerdì mattina. Giulio ha già da tempo programmato un viaggio a San Martino al Cimino, dove possiede la casa che era la sua abitazione quando Luisa, la moglie, era in vita. Dopo la sua morte si è ritirato a Roma, che è la sua città d’origine, e vive nell’appartamento che ha ricevuto in eredità dai genitori.
Ha però mantenuto anche la casa di Viterbo, più esattamente la casa di San Martino, frazione a cinque chilometri da Viterbo, e vi si reca periodicamente per arieggiare gli ambienti, controllare che tutto sia in ordine e seguire i lavori di manutenzione del giardino che ha affidato ad un conoscente di fiducia, Giacomo, un pensionato che arrotonda la magra pensione con il modesto compenso per lavori saltuari.
Dunque Giulio è il primo a telefonare, proprio per invitare Valeria a passare un weekend a San Martino:
“Pronto? Valeria? Sono Giulio. Come stai?”
“Sì! Bene, grazie e tu? Volevo proprio vedere quando tu, orsetto mio, ti saresti deciso a chiamarmi…”
“E perché non hai chiamato tu?...”
Insomma la classica telefonata, un po’ formale e un po’scherzosa, come avviene tra amici che si vogliono bene e che approfittano del telefono per riallacciare un contatto che, contro il loro desiderio, si è allentato. Giulio nota con un certo piacere che Valeria l’ha chiamato ‘orsetto mio’, segno di confidenza e disponibilità.
E lui come la chiamerà confidenzialmente? ‘Orsetta’? No, Giulio è effettivamente un po’ orso come tanti uomini, ma Valeria è aperta e socievole… come una ‘Cagnolina’? No, orrendo! ‘Micetta’? Troppo sdolcinato. ‘Gattina’? Sì, questo nomignolo potrebbe andare bene.
Giulio informa Valeria del suo programma e le chiede di accompagnarlo. Pensate che Valeria applichi il principio che ‘In amore vince chi fugge’? che si faccia desiderare con un “non saprei’ ‘ci devo pensare’ ‘mi prendi in contropiede’ ‘avevo già un altro programma, devo vedere se posso…’? oppure pensate semplicemente che dica di no, per essere pregata?
Se pensate questo, sbagliate: Valeria addirittura grida un ‘sì’ di gioia.
Appuntamento domani, sabato, alle ore 10. Giulio passerà a prenderla con la sua auto…
“Se non me la rubano proprio stanotte, ‘in sogno’ voglio dire!” scherza Giulio chiudendo.
* * *
“Che roba è? Un furgone?” chiede Valeria vedendo l’auto con la quale è venuto Giulio.
“E’ un mini pulmino!” risponde Giulio un po’ contrariato da quel giudizio sfottente, e pensa: “Ahi! cominciamo male...”, e replica in tono altrettanto sfottente:” Non pensavo che la signora pretendesse una limousine.”
“No… scusa, Giulio, non ti volevo offendere, ma non mi aspettavo un pulmino. E’ che proprio non immaginavo un’auto del genere. Un’utilitaria, magari sì, sapendo che non sei vanitoso, ma… un pulmino… a che ti serve?”
“Carichiamo la tua roba e poi ti spiego.”
Caricano i bagagli di Valeria: due valigie, un beautycase, un borsone sportivo. Le donne, quando si muovono, sia pure per un semplice weekend, si portano dietro tutto, dal piumino al vestito da sera, e poi scarpe e scarpe e scarpe… perché non si sa mai che cosa può servire. Ma, ovviamente, appena arrivati a destinazione, si accorgono che hanno dimenticato l’indispensabile, come il pigiama o le pantofole… o il piegaciglia.
Partono e Valeria, per rimediare alla gaffe iniziale, ma anche perché ora, seduta comodamente, apprezza l’auto, dice:
“Però ci si sta bene. E’ alta, domina la strada, ti dà un senso di sicurezza e ti invoglia a fare lunghi viaggi, magari un’avventura. Mi porti a fare un’avventura?”
Giulio le spiega pazientemente che quest’auto l’ha acquistata quando lui e suo figlio gestivano un B&B, un bed and breakfast, proprio nella casa di San Martino, dove stanno andando.
Quando Luisa, sua moglie, morì restarono solo in tre in quella grande casa, soltanto Giulio e due figli. Uno dei figli era disoccupato e prese l’iniziativa di aprire un B&B. Iniziativa che ebbe un discreto successo. Ma poiché San Martino è collegata poco e male con Viterbo, per favorire l’arrivo di ospiti senz’auto, Giulio aveva pensato di offrire un servizio navetta gratuito da e per le stazioni dei treni e degli autobus. Dovendo cambiare la vecchia auto, poco decente per quell’uso, invece della solita berlina, aveva comprato un mini pulmino a 7 posti, l’ideale per fare la navetta. Poi il figlio si era sposato, se ne era andato e Giulio dopo un po’ aveva chiuso il B&B, ma si era tenuto quell’auto che a lui piaceva moltissimo proprio perché insolita, oltre che comoda.
“Apri il cassettino davanti a te,” conclude Giulio “ci trovi la targhetta che stava sul parabrezza: “BED AND BREAKFAST – LE QUERCE GEMELLE”.
Durante il viaggio, poco più di un’ora, Giulio spiega a Valeria che cosa è un B&B moderno, cioè un mini albergo ben organizzato, confortevole, però con prezzi inferiori… di solito, ma non è detto che sia sempre così. Valeria non è mai stata in un B&B e ne ha un’idea molto vaga. Pensa che sia come essere ospitati da parenti che ti fanno dormire in salotto sul divano letto, oppure, nel migliore dei casi, nella camera dal figlio che sta facendo l’Erasmus in Inghilterra. Giulio le chiarisce le idee e le spiega anche come si gestisce un B&B. Ma sono spiegazioni noiose e quindi ometto di raccontarle.
Arrivano a San Martino e Valeria nota, proprio all’ingresso del borgo, un cartello che riporta il nome della località “S. MARTINO”, e sotto il nome, a caratteri un po’ incerti, “PRINCIPATO”.
“Che significa Principato?” chiede Valeria.
“E’ una storia un po’ lunga, ma interessante. Te la racconterò a casa.”
* * *
La casa di Giulio a San Martino al Cimino è una villetta fuori del centro storico, ai margini dell’abitato, immersa nel verde, con un discreto giardino nel quale campeggiano due vecchie querce nate da una sola ceppaia, appunto le due querce gemelle che hanno dato il nome al B&B,
Giulio aveva telefonato ieri a Giacomo incaricandolo di avviare il riscaldamento perché è vero che da qualche anno l’autunno è particolarmente mite, ma è ottobre, è piovuto spesso, la casa potrebbe essere un po’ umida e ,comunque, San Martino è a 560 metri di altezza, e qui le notti sono precocemente fredde.
Trovano perciò una casa confortevole che invita ad un breve riposo in poltrona. Mentre Valeria si rilassa Giulio porta in camera i bagagli. Poi porge a Valeria un fascicolo stampato al computer. Sulla prima facciata c’è il logo del B&B e un breve saluto agli ospiti. Di seguito una serie di testi con curiosità, notizie e leggende viterbesi. Uno di questi testi racconta la storia di San Martino.
“Leggi qui” dice Giulio “e saprai tutto sul ‘Principato di San Martino’, che è esistito veramente e che molti nostalgici sammartinesi vorrebbero che rivivesse. Con questo desiderio qui si fanno rievocazioni e qualcuno scrive ‘Principato’ sul cartello all’ingresso del paese. Il comune lo fa cancellare, ma quel qualcuno di nascosto lo riscrive. L’abbiamo appena visto arrivando, no? E’ dunque un gioco, potremmo dire un hobby per realizzare un ‘principato fai da te”.
“Ma questo fascicolo cos’è? L’hai fatto tu?”
“Sì, l’ho scritto io per gli ospiti del B&B.”
Valeria trova la pagina giusta e comincia a leggere.
(Continua con ‘San Martino al Cimino – Una storia poco conosciuta’…, clicca qui)
Agostino G. Pasquali






















