Viterbo RACCONTO NOIR Si blocca al terzo annuncio della quarta fila dove legge il nome di Martino Bellini, deceduto a 62 anni
di Agostino G. Pasquali

 

Parte prima

1.  Lo strano fascino degli annunci funebri

     Franco Natali, da bravo pensionato, si fa le sue passeggiate e osserva con moderata curiosità tutto quello che gli capita davanti.  Ora è fermo davanti al pannello degli annunci funebri e lo scorre sistematicamente, da  sinistra a destra e per righe successive, leggendo i nominativi.

     Si blocca al terzo annuncio della quarta fila dove legge il nome di Martino Bellini, deceduto a 62 anni. Lo nota e ci si sofferma perché Martino Bellini è stato un collega di lavoro, più esattamente un collaboratore alle sue dipendenze.

     Franco Natali, da quando è in pensione, ha rivisto il Bellini solo saltuariamente incontrandolo per caso al supermercato: un sorriso, due ricordi, qualche parola e un saluto: “Alla prossima…” 

     Non ci sarà più una prossima volta.

*     *     *

     E’ normale che le persone anziane abbiano una certa curiosità di leggere gli annunci funebri. E’ un modo di restare informati sulle vicende di conoscenti con i quali non si tengono più rapporti a seguito di un allontanamento per pigrizia o disinteresse;  ma -dice lo psicologo- è anche un modo di procurarsi una agrodolce soddisfazione che consiste nella conferma di essere vivi, di sopravvivere agli altri che se ne vanno. Per molti è proprio una lettura piena di  fascino, magari un po’ perverso.

     Ma non è così per Natali, per lui c’è una motivazione più complessa.

     Franco Natali fu colpito per la prima volta da questo genere di annunci quando aveva 17 anni. Di solito non si fermava mai a guardarli perché a quell’età non si pensa alla morte se non quando ci si è costretti in quanto riguarda un parente e, comunque, ci si dimentica presto dell’evento, a meno che si tratti di una morte in famiglia. 

     Passava dunque l’allora diciassettenne Natali per via Roma, la via centrale della città, insieme al padre, il quale vide un annuncio isolato, e quindi particolarmente evidente, sul muro del cinema Italia (allora si usava mettere gli avvisi anche lì, a fianco delle locandine dei film). Il padre, senza neppure fermarsi, lesse al volo: ‘morto all’età di 47 anni’, e disse al figlio:

     “Essì, è proprio una disgrazia, morire così giovani, prematuramente a 47 anni…”

     “Perché?” osservò il figlio Franco, “ma se è vissuto 47 anni! In fondo ha fatto la sua vita. Non mi pare che ci sia da lamentarsi.”

     “Allora io, che ho 50 anni, che sarei secondo te? un dinosauro?”

     Franco Natali non seppe trovare una risposta a questa giusta osservazione del padre, il quale concluse:

     “Vorrei vedere te, quando avrai 47 anni, se sarai pronto a morire ‘perché hai fatto la tua vita’... Vorrei proprio vedere!”

     Da quell’episodio nacque in Franco Natali un certa curiosità per l’età dei morti e da allora, passando davanti ai pannelli degli annunci funebri, non mancò mai di dare una sbirciatina ai nomi e in particolare alle età. Quel ‘47 anni’ divenne quasi un’ossessione, quanto meno un’idea fissa, sia per quell’osservazione paterna, sia per l’associazione cabalistica del numero 47 alla morte.

     Si è sempre chiesto Franco Natali perché si dice che il numero 47 è ‘il morto’. Perché proprio quel numero e non il 26 o il 50 o il 62…? Comunque lui non crede nella ‘Smorfia’ e non è assolutamente superstizioso. Però da quell’episodio restò nel suo subcosciente l’idea che sarebbe potuto morire proprio all’età di 47 anni, quasi che l’ipotesi del padre potesse essere una sorta di profezia, e quando compì 47 anni tirò un sospiro di sollievo e si avviò fiduciosamente a viverne altri 47, cioè fino a 94 anni… e poi? E poi si vedrà.

     Ora Franco Natali di anni ne ha 70 e, contando di arrivare almeno a 94, vive tranquillo. Ma la notizia del suo collega di lavoro morto a 62 anni lo allarma un po’,  perché lo ha incontrato solo due settimane prima e stava benissimo. Decide di andare al funerale per informarsi. Ci andrà controvoglia, farà un’eccezione ai suoi principi.

     Infatti il nostro Natali non va mai ai funerali, se può farne a meno, cioè ci va solo se si tratta di un parente stretto o di un caro amico. Con Martino Bellini non ha alcun obbligo di questo genere: non è parente e non si può considerare amico, tanto meno caro amico, un ex collega di lavoro mai  frequentato fuori dalla fabbrica e incontrato solo saltuariamente al supermercato.  Inoltre ritiene in generale che i funerali siano una delle peggiori manifestazioni  dell’ipocrisia sociale. Adesso poi la moda richiede che si applauda il morto e non sa spiegarsene il perché dal momento che l’applauso è segno di approvazione.

     Oh? che si è soddisfatti che quello che sta nella bara sia morto?

     L’applauso potrebbe essere giustificato, come segno di soddisfazione, per la morte di un delinquente o di un politico ladro e corrotto.  Ma anche in questo caso sarebbe comunque una scorrettezza e una mancanza di carità cristiana.

*     *     *

     Fuori della chiesa, in attesa che arrivi l’auto funebre, si radunano parenti  amici e colleghi di lavoro. Tutte facce doverosamente compunte, scambio di saluti seriosi, con scarsi sorrisi e poche  parole di circostanza. Insomma la solita recita educatamente recitata, le solite ‘frasi fatte’ da concludere con la costatazione :

     “Che volete? Ce ne dobbiamo andare tutti, una volta o l’altra!”

     Parole dette con rassegnazione, alzando gli occhi al cielo, ma facendo discretamente, cioè di nascosto, gli scongiuri: le corna, o una toccata di chiavi (col dubbio: saranno di ferro? se sono di ottone va bene lo stesso?), oppure, decenza permettendo, dandosi una grattatina in quel posto.

     Ma Franco Natali non è venuto per la cerimonia, è venuto per saperne di più su quell’improvvisa morte che un giornale locale ha attribuito laconicamente ad un incidente stradale. Si guarda intorno e individua Giuseppe Pelletto, un sindacalista della fabbrica, noto come ‘Peppino Pellettégolo’ perché in fabbrica sa sempre tutto e tutto divulga a tutti, ma sempre con una severa raccomandazione: “Lo dico a lei, ma lei non lo dica a nessuno!”

     Questo Peppino saprà certamente qualche dettaglio sulla morte di Martino Bellini.

     Infatti Peppino è informatissimo e non aspetta altro che qualcuno gli chieda qualche indiscrezione.  Natali gliela chiede e Peppino, con l’aria di un delatore, sussurra:

     “Ma lo sa, ingegné?...”

     Franco Natali non è ingegnere, è diplomato, ma Peppino è fatto così e chiama tutti o‘dottore’ o ‘ingegnere’.

     “… ma lo sa, ingegné, che nessuno sa veramente come è morto Bellini?”

     “Nessuno?... salvo lei, sicuramente. Però ho letto: incidente stradale. Non è così?”

     “Come si dice? Io non so… ufficialmente, s’intende… non potrei testimonià… ma è un mistero, come pell’altri due.”

     “Quali altri due?”

     “Non lo sa? E’ vero, lei non frequenta più l’azienda, lei non viene mai al circolo dell’azienda… ma contando Bellini sò morti, nel giro di pochi mesi, tutti e tre i componenti dell’ufficio progetti.”

     “Come? Anche Deriso e Giuliani? Ma Deriso e Giuliani erano giovani… voglio dire non vicini alla pensione…”

     “Proprio così. E tutti e tre erano in buona salute… ma…”

     “Ma?”

     “Deriso: avvelenamento da funghi. Giuliani: una polmonite fulminante. E ora Bellini…”

     “Bellini?”

     “Incidente stradale, sì! Ma come? Qualcuno dice: “Alcol! Bellini aveva bevuto troppo ed è andato fuori strada, dritto dritto contro un traliccio…”  Ma se po’ crede?  Bellini era astemio… Comunque tutti e tre all’improvviso, senza precedenti malattie. A lei, ingegné,  j’è annata bene. Ha lasciato l’ufficio progetti e se ne è andato in pensione appena in tempo  e ora se la pò godere…”

      Arriva il carro funebre con il seguito delle auto dei parenti più stretti e il discorso con Peppino si interrompe.

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Agostino G. Pasquali